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Chi conosce bene Agordo lo nota subito: lungo la tangenziale, tra il Palaluxottica* – la “cattedrale del deserto” chiusa per gran parte dell’anno – e la strada dedicata a Leonardo Del Vecchio, l’insegna che dovrebbe campeggiare con orgoglio è diventata quasi un piccolo simbolo di incuria.
La L non funziona più e così Luxottica è diventata “uxottica”. Per un territorio dove l’azienda non è solo un marchio ma una vera identità industriale e sociale, l’effetto è inevitabilmente straniante. Proprio perché Luxottica è stata costruita anche sull’attenzione all’immagine e ai dettagli del suo fondatore, è spontaneo pensare che Del Vecchio non avrebbe lasciato a lungo un’insegna così visibile in quelle condizioni. Lo stesso vale per Luigi Francavilla, storico braccio destro di Del Vecchio: chi lo ha conosciuto racconta di una cura quasi maniacale per l’ordine, la precisione e la rappresentazione dell’azienda sul territorio. Quella scritta incompleta lungo la tangenziale finisce quindi per sembrare una piccola metafora:
non solo una lampadina spenta, ma il segno di un’epoca diversa, in cui il controllo diretto dei fondatori non c’è più.
*Palaluxottica: ma non era stato costruito per la comunità? Non esiste una convenzione precisa con il Comune? Giunge voce che alcune richieste sono state cassate dalla commissione (credo di stanza nella lontana Milano) perché eventi non consoni per la società. Non al pari delle feste Luxottica dedicate ai dipendenti, con tutto il resto dell’altra comunità fuori a guardare. In effetti quell’agglomerato di cemento sulla piana di Mogn a cosa serve?
Per la sfilata degli alpini? O gli spettacoli privati di alcune società? Erano ben altre le premesse dell’allora con il sindaco Sisto Da Roit, ma evidentemente Milano e lontano… e iniziamo a conoscerne la distanza.
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