VENEZIA Le dimissioni dopo la nascita di un figlio non coincidono sempre con l’abbandono definitivo del lavoro, ma il rientro resta condizionato da orari, servizi e possibilità di conciliare occupazione e cura. È quanto emerge dal nuovo rapporto di Veneto Lavoro dedicato alle dimissioni nel periodo protetto. Nel 2025 in Veneto sono state convalidate 8.500 dimissioni o risoluzioni consensuali di madri e padri entro i primi tre anni di vita del figlio. Nel 60 per cento dei casi hanno riguardato donne. Considerando il primo anno di vita del bambino, le dimissioni sono state 4.600, di cui 3.700 riferite a lavoratrici. Le donne coinvolte hanno soprattutto tra i 30 e i 34 anni, lavorano prevalentemente nei servizi e nel 40 per cento dei casi hanno un contratto part-time. Il 15 per cento trova una nuova occupazione entro una settimana, circa un terzo rientra entro sei mesi e, nel lungo periodo, il tasso di rientro si avvicina all’80 per cento entro cinque anni. Il reinserimento, però, non è uguale per tutte. Le difficoltà maggiori riguardano le lavoratrici più mature, mentre oltre la metà dei nuovi rapporti entro due anni è ancora a tempo parziale. Tra le cause più frequenti delle dimissioni emergono rigidità degli orari, carenza di servizi per l’infanzia, assenza di aiuti familiari, part-time negato e ambienti di lavoro poco favorevoli. Il rapporto invita quindi a superare l’idea che la conciliazione sia una responsabilità soltanto femminile, chiamando in causa aziende, servizi pubblici, famiglie e ruolo dei padri.







