DI ALESSIA DALL’O’
BORGO VALBELLUNA Da questa stagione 2026 Malga Garda ha un nuovo gestore: è Mauro Tieppo, “Meskol”, agricoltore e allevatore di Stabie, dove da anni porta avanti la propria azienda. Per lui non si tratta però di una semplice nuova attività. Malga Garda è da sempre un luogo a cui è particolarmente legato e che quest’anno ha avuto finalmente la possibilità di gestire. Una malga conosciuta in tutta la Valbelluna, anche per la spettacolare fioritura dei narcisi di maggio, dove l’attività agricola si inserisce in un contesto di particolare pregio, con la vista che si apre sul Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi.
UN SOGNO: ACCOGLIERE IN MONTAGNA
Per “Meskol”, arrivare fin lassù, non è stato semplicemente un cambio di gestione, ma piuttosto il coronamento di un sogno: «Quando ho saputo che cosa sarebbe arrivato, che avremmo potuto finalmente gestire questa malga, mi sono commosso. E ancora oggi mi commuovo quando guardo fuori dalla veranda o dalle finestre: tutto è bello, tutto è un quadro sia di giorno che di notte e mi sorprendo ancora una volta a pensare che sono davvero qui». Ma lo spirito con cui Tieppo ha deciso di vivere questa nuova avventura si era già visto ancora prima dell’apertura ufficiale. Quando a inizio estate la stagione non era ancora partita e non erano stati completati tutti i passaggi necessari per poter aprire la struttura, i turisti continuavano comunque ad arrivare a Malga Garda. E Mauro aveva scelto di non lasciare quel luogo semplicemente chiuso e vuoto: aveva affisso un grande cartello per spiegare che la stagione sarebbe iniziata a breve, dicendo “Vi aspettiamo!” e, soprattutto, aveva lasciato a disposizione dei visitatori caffè, biscotti e anche un po’ di grappa. Un gesto semplice, ma perfettamente coerente con la sua idea: «È bello che quando arrivi in cima, in malga, trovi qualcuno, anche se non c’è nessuno, trovi quell’accoglienza, quel calore. È questo quello che voglio trasmettere, è questo quello che voglio che arrivi alla gente».
SITUAZIONE LUPO
La vocazione agricola di Tieppo arriva da lontano. Ha iniziato a confrontarsi con questo mestiere fin da giovane e oggi, accanto al lavoro quotidiano, ci sono anche tre figli ancora troppo piccoli per dargli una mano, ma già capaci di mostrare quella naturale predisposizione verso la vita rurale che, per chi vive di agricoltura, vale quasi quanto un’eredità. Tieppo negli ultimi anni si è anche fatto portavoce con la propria esperienza nel dibattito sul ritorno del grande predatore sulle montagne bellunesi. Una vicenda, quella del lupo, che ha costretto la sua azienda a cambiare pelle. «Io negli anni ho dovuto cambiare veramente tante cose della mia azienda agricola per sopperire al problema del lupo. Oggi qua in malga tengo solo vacche con il vitello o manze e sto anche tenendo in alpeggio alcuni animali di altre aziende agricole, per un totale di una sessantina di capi. Quelle i lupi non le provano ad attaccare perché diventano molto, molto aggressive e fastidiose quando qualcuno si avvicina ai loro vitelli. Però da agricoltore sento che questo è un problema che ancora non è stato risolto». La sua storia era arrivata anche sulle cronache nazionali, con la partecipazione negli anni scorsi a un’inchiesta de Le Iene su Italia 1.
NO OVERTOURISM, SI’ ALLA GENUINITA’
Ora, però, il capitolo è Malga Garda. E i primi due mesi di apertura hanno già dato a Tieppo una certezza: questo luogo ha ancora moltissimo da dire. «In questi due mesi sono passate veramente tante persone e questa cosa chiaramente mi ha dato un grandissimo riscontro e sono molto, molto felice di questo. Io vorrei che la montagna tornasse una montagna da vivere, sempre. Che fosse una montagna aperta, accessibile a tutti». Da qui nasce anche una scelta non scontata: provare a tenere aperta la malga fino a ottobre, andando oltre la tradizionale chiusura legata alla smonticazione. «Spero di riuscire a fare la stagione fino a ottobre, perché vorrei poter accogliere quante più persone possibile. Ho tante idee, ma per il momento le forze sono le mie e quelle della mia famiglia e quindi cerco di fare il possibile». E tra queste idee c’è anche quella di trasformare Malga Garda in un luogo capace di fare cultura. «Mi piacerebbe presto portare anche cultura in Malga Garda, proponendo delle serate. Ho già ospitato delle scuole e mi piacerebbe ospitarne delle altre, perché è bello che anche i ragazzi si rendano conto del perché il nostro territorio ha questi ambienti rurali anche nell’alta montagna e di come anche la morfologia del territorio, il tutto del territorio, risponda a questo». Tenere aperta una malga anche dopo la discesa degli animali significa, in fondo, guardare alla montagna come a un territorio da vivere 365 giorni all’anno. In Valbelluna, visitata non soltanto d’estate ma anche nelle stagioni intermedie, una malga chiusa proprio quando arrivano i colori dell’autunno rischia infatti di diventare un biglietto da visita poco invitante. Il foliage, le giornate limpide, i sentieri facilmente accessibili e la possibilità di vivere la montagna senza le presenze dell’alta stagione rappresentano invece un’altra grande occasione. Però niente overtourism: «Questo luogo è già conosciutissimo e ho scelto, per questa stagione, di non mettere la malga sui social. e’ una scelta consapevole per preservare un equilibrio, quello tra uomo e natura, che è estremamente impoprtante anche in un territorio come quello del Pian di Coltura e Malga Garda».
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