***
LA GIUDIZIARIA OGGI
DAL CORRIERE DELLE ALPI
DI GIGI SOSSO
BELLUNO Rinvio a giudizio in vista per un 26enne, accusato di atti osceni in luogo pubblico e violenza sessuale per quanto avvenuto su un treno regionale frequentato da studenti. L’uomo, oggi irreperibile, è ricercato su disposizione del giudice, che ha fissato nuove verifiche fino al 19 maggio. I fatti risalgono all’11 febbraio dello scorso anno sul regionale Conegliano–Belluno. Secondo l’accusa, l’uomo avrebbe compiuto gesti osceni davanti alle passeggere e, all’altezza di Santa Croce del Lago, avrebbe palpeggiato una 24enne bellunese contro la sua volontà. L’episodio è stato documentato anche da un video girato con il cellulare da una minorenne. Le vittime hanno sporto denuncia una volta arrivate a Belluno. La Procura ha aperto un fascicolo per reati gravi, aggravati dalla presenza di minori. L’udienza preliminare si è svolta rapidamente, ma il procedimento proseguirà nei prossimi mesi.
MALTRATTAMENTI AL PADRE: FIGLIO RINVIATO A GIUDIZIO
BELLUNO Rinvio a giudizio per M.L., accusato di maltrattamenti in famiglia e lesioni ai danni del padre. Dopo la fine di una relazione, l’uomo si era trasferito nella casa paterna a Ponte nelle Alpi, dando inizio a mesi di violenze e continue vessazioni. Secondo l’accusa, tra dicembre 2024 e marzo 2025 avrebbe aggredito il genitore più volte a settimana con schiaffi, spinte, minacce di morte, insulti e danneggiamenti all’abitazione. L’episodio più grave il 3 marzo, con uno schiaffo al volto che ha portato il padre al pronto soccorso e fatto scattare la denuncia. L’imputato, difeso dall’avvocata Elisa Collostide, non si è presentato all’udienza preliminare. Contestata anche la recidiva. Il processo inizierà in primavera.
CIRCONVENZIONE D’INCAPACE: DUE UOMINI RINVIATI A GIUDIZIO
BELLUNO Due uomini sono stati rinviati a giudizio con l’accusa di circonvenzione d’incapace nei confronti di una nobildonna benestante, originaria di Conegliano, che per anni ha vissuto in provincia di Belluno. Secondo l’accusa, i due avrebbero approfittato della sua ingenuità ricevendo circa 200 mila euro per servizi di assistenza e gestione, pur in assenza di un rapporto di lavoro dipendente. I pagamenti erano tracciati e fatturati, ma la denuncia dei familiari ha fatto scattare l’inchiesta. La donna si è costituita parte civile per riottenere il denaro. I difensori parlano di compensi regolari, non di raggiro, ma il giudice ha disposto il rinvio a giudizio. Il processo inizierà ad aprile: in caso di condanna, la pena prevista va da due a sei anni di reclusione.






