Dichiarazione congiunta degli amministratori del territorio dopo i recenti fenomeni naturali. Chiesta una relazione geologica ufficiale e dettagliata. «Il rischio zero in montagna non esiste, servono consapevolezza, monitoraggio e informazione corretta»
Sicurezza al primo posto, attenzione costante all’evoluzione dei fenomeni naturali, ma anche un richiamo forte alla responsabilità nell’informazione per evitare allarmismi che rischiano di danneggiare un intero territorio. È il messaggio contenuto nella dichiarazione congiunta dei sindaci dei Comuni che gravitano attorno al Monte Pelmo. Gli amministratori di Val di Zoldo Camillo De Pellegrini, Selva di Cadore Luca Lorenzini e Borca di Cadore Luca Olivotto, spiegano di seguire con estrema attenzione quanto sta accadendo sulla montagna e nelle aree circostanti, ribadendo un principio che considerano essenziale: in ambiente montano il “rischio zero” non esiste. La montagna, ricordano, è un ambiente vivo, affascinante ma per sua natura dinamico. Crolli, movimenti franosi e altri fenomeni naturali fanno parte della storia e dell’evoluzione delle Dolomiti. Per questo frequentare le alte quote richiede preparazione, conoscenza e consapevolezza. Allo stesso tempo, sottolineano i sindaci, la consapevolezza del rischio non deve trasformarsi in una generalizzazione del pericolo. Secondo gli amministratori è quindi fondamentale evitare la diffusione di notizie frammentarie, interpretazioni non supportate da dati tecnici o valutazioni superficiali che possano alimentare un clima di apprensione ingiustificata.
Una rappresentazione distorta della situazione, evidenziano, potrebbe infatti avere conseguenze pesanti non soltanto sull’immagine del Pelmo, ma sull’intero tessuto economico e sociale delle vallate. Il riferimento è ai rifugi, alle strutture ricettive, ai ristoranti, alle attività commerciali e a tutte quelle realtà che vivono grazie a una frequentazione della montagna responsabile e consapevole. Proprio per ottenere un quadro scientifico preciso, i sindaci hanno già avviato interlocuzioni con la Regione Veneto. Dal confronto, spiegano, è emersa la volontà comune di attivare una specifica procedura di studio e monitoraggio del Monte Pelmo.
Il passo successivo sarà la richiesta, in tempi brevi, di una relazione geologica dettagliata e ufficiale, predisposta dagli enti competenti con il contributo di esperti del settore. Il documento dovrà consentire innanzitutto di analizzare con precisione l’evoluzione dei crolli e dei movimenti franosi, individuando i reali livelli di criticità presenti sul massiccio. Dovrà inoltre permettere di pianificare le strategie più adeguate di monitoraggio e di gestione del rischio e, soprattutto, offrire a cittadini, operatori, turisti ed escursionisti un’informazione univoca, oggettiva e trasparente. L’obiettivo è quindi duplice: da una parte garantire la massima tutela dell’incolumità pubblica, dall’altra evitare che una percezione non corretta del rischio finisca per penalizzare indiscriminatamente un territorio che continua a vivere e lavorare attorno alla montagna. «L’impegno di noi amministratori, al fianco delle istituzioni preposte, è totale e prioritariamente orientato alla salvaguardia dell’incolumità pubblica», ribadiscono i sindaci, aggiungendo però di voler sostenere con la stessa determinazione «chi in questa montagna vive, lavora e investe ogni giorno». Il messaggio finale è chiaro: prudenza e conoscenza, senza sottovalutare i fenomeni ma senza trasformarli in allarme generalizzato. La parola, ora, dovrà passare alle valutazioni tecniche e scientifiche che consentiranno di definire con precisione il quadro del Monte Pelmo e le eventuali misure da adottare.

- Luca Olivotto, sindaco di Borca di Cadore, il Comune maggiormente coinvolto dai recenti crolli e dalle ordinanze di chiusura.
- Camillo De Pellegrin, sindaco di Val di Zoldo.
- Luca Lorenzini, sindaco di Selva di Cadore.








