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Fa quasi sorridere, se non fosse amaro, leggere oggi dichiarazioni autorevoli che sottolineano come l’evento olimpico avrebbe potuto coinvolgere di più il territorio. Anche il vescovo Renato Marangoni lo ha detto chiaramente ad un giornale locale. E come lui, in questi giorni, tanti altri. Tutto giusto. Tutto condivisibile. Ma viene spontanea una domanda: dov’eravate prima? Perché quando il tema era sul tavolo, quando si poteva ancora incidere davvero, quando si poteva alzare la voce per chiedere spazio, attenzione, rispetto per un territorio come l’Agordino… il silenzio era assordante. Un silenzio generale, trasversale, che ha coinvolto istituzioni, rappresentanti, enti e realtà che oggi invece si accorgono del problema. Radio Più no. Radio Più lo ha detto, lo ha scritto, lo ha ripetuto. Giorno dopo giorno. Fino ad arrivare a organizzare una fiaccolata di protesta, dando voce a un territorio che già allora si sentiva escluso, marginale, dimenticato. Un territorio che ancora una volta ha avuto la sensazione di restare ai margini mentre altrove si decideva tutto. Eppure, in quelle settimane, nessuno ha ritenuto opportuno unirsi, esporsi, prendere posizione. Nessuna levata di scudi. Nessuna presa di coscienza collettiva. Oggi, a giochi fatti, è facile dirlo. È facile parlare di occasioni perse, di coinvolgimento mancato, di territori dimenticati. Ma la verità è semplice e scomoda: certe battaglie si fanno prima, non dopo. Adesso è tardi per protestare. Adesso resta solo l’eco di parole che, se fossero arrivate al momento giusto, forse avrebbero potuto cambiare qualcosa.
Mirko Mezzacasa
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