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DI MIRKO MEZZACASA

Le Olimpiadi stanno arrivando, ma qui sulle valli dolomitiche sembra di vivere una barzelletta: ci chiedono entusiasmo, addobbi, festa e partecipazione… a patto di non nominare l’evento. Vietato usare nome, logo, cerchi e perfino il fiato se contiene la parola proibita. Più che un’opportunità mondiale, sembra un gioco a Indovina Chi. E se sbagli ti minacciano: “attento alle conseguenze penali… attento alle sanzioni… hai un buon avvocato?”
E mentre ci dicono che “il territorio risponde freddo”, restiamo qui a guardare i veri esclusi: Adriano Tancon, i De Toni, le donne dell’Agordo Hockey che hanno portato il tricolore ai mondiali e alle Olimpiadi di Torino. Tutti ignorati per il passaggio della fiaccola, mentre altrove si cercano figuranti pur di riempire le foto, hanno chiamato addirittura cantanti e uomo gatto…. Strano, no? Dove l’hockey è nato, dove vive davvero, dove la tradizione non ha bisogno di poster o hashtag, nessuno viene chiamato.
Ci viene chiesto di accogliere un evento mondiale come se fosse un ospite segreto: fate festa, ma non spiegate perché; cogliete l’occasione, ma in silenzio. E poi la colpa sarebbe del territorio troppo tiepido. La verità è semplice: qui resteremo noi, dopo che telecamere e consiglieri strapagati avranno fatto ritorno in pianura. Resterà chi apre impianti, costruisce piste, mantiene viva la passione sul ghiaccio tutti i giorni, non solo quando fa scena.






