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DI ALESSIA DALL’O’
PONTE NELLE ALPI La montagna come patrimonio di cultura, ricerca, alpinismo, memoria e solidarietà. È questo il filo conduttore della 28ª edizione del Premio Pelmo d’Oro, che si è svolta nella struttura polifunzionale di Quantin, a Ponte nelle Alpi, richiamando istituzioni, alpinisti, studiosi e appassionati per uno degli appuntamenti più significativi dedicati alle Dolomiti. Un’edizione che ha assunto un significato particolare sotto diversi aspetti. Innanzitutto per il tradizionale passaggio di testimone del Premio, che dal 1998, anno della prima edizione ospitata a Cortina d’Ampezzo, continua a spostarsi di valle in valle coinvolgendo l’intera provincia. Quest’anno il testimone è passato dal sindaco di Calalzo di Cadore Luca Fanton alla sindaca di Ponte nelle Alpi Elena Levorato, simbolo di un riconoscimento che appartiene a tutto il Bellunese. Prima della cerimonia è stata inoltre ufficialmente intitolata la struttura polifunzionale a Giovanni Viel, in un momento particolarmente sentito dalla comunità. A dare il benvenuto è stata proprio la sindaca Elena Levorato, che ha ricordato come il significato della montagna vada ben oltre il paesaggio. «Quando si parla di montagna si pensa subito a cime, paesaggi e panorami. Ma chi la vive sa che la montagna non dà nulla per scontato e insegna che insieme si fa la differenza», ha affermato, indicando proprio in questo il valore più profondo del Pelmo d’Oro.
Una presenza istituzionale senza precedenti
Tra gli elementi che hanno reso speciale questa ventottesima edizione c’è stata anche la partecipazione, per la prima volta, del presidente della Regione del Veneto Alberto Stefani, accanto al senatore bellunese Luca De Carlo, presenza ormai consolidata del Premio. Stefani ha raccontato di essere rimasto piacevolmente colpito dal fatto che una manifestazione di così alto livello si svolga non in un grande centro, ma in una frazione come Quantin. «Il Veneto non è fatto soltanto di città, ma soprattutto di questi luoghi che rappresentano la sua anima più autentica», ha osservato. Ripercorrendo la propria esperienza da amministratore comunale, ha poi tracciato un parallelo tra amministrazione e alpinismo. «Se c’è una cosa che accomuna l’alpinismo all’amministrare è il fatto che bisogna custodire ciò che non è nostro durante il tempo in cui ci è affidato. Un bravo amministratore lascia il territorio migliore di come lo ha trovato. È un messaggio che anche la politica deve saper ascoltare: lavorare insieme, senza disperdere risorse, guardando al futuro delle nostre montagne». Il presidente ha infine assunto un impegno preciso con il territorio: «Ci sarò anche nelle prossime edizioni. È giusto che il presidente della Regione Veneto sia al fianco della provincia di Belluno, soprattutto in occasioni come questa».
L’appello della giuria: dialogo e visione per la montagna
A rappresentare la giuria del Premio sono intervenuti i tre enti promotori. Per la Provincia di Belluno, il presidente Marco Staunovo Polacco ha lanciato un messaggio rivolto al futuro delle Terre Alte: «La montagna deve vincere la sfida della contrapposizione e scegliere la strada del dialogo costruttivo. Oggi la vera sfida è coniugare sviluppo, attrattività e la visione di chi la montagna la vive ogni giorno». Per il Consorzio BIM Piave Belluno, il presidente facente funzioni Pierluigi Svaluto Ferro ha definito il Pelmo d’Oro «una delle iniziative meglio riuscite per raccontare e racchiudere l’identità della nostra provincia, una provincia profondamente di montagna». A nome di Casa Comune, la realtà che unisce Club Alpino Italiano, Soccorso Alpino e Guide Alpine, è intervenuto Francesco Abbruscato, presidente del CAI Veneto: «L’alpinismo, prima ancora che uno sport, è un fatto etico e culturale. Insegna la libertà responsabile, educa al senso del limite e mette al centro l’altro attraverso le relazioni».
I premiati
Il Pelmo d’Oro per l’Alpinismo in Attività è stato assegnato alla cordata gardenese composta da Titus Prinoth, Alex Walpoth e Martin Dejori, protagonisti di alcune delle più significative aperture degli ultimi anni. Poco inclini ai riflettori e alle parole, hanno sintetizzato il loro modo di vivere la montagna con semplicità: «La fiducia tra di noi è cieca ed essenziale, ci muoviamo in cordata. Dove apriremo nuove vie? Dove c’è posto, se lo troviamo. E fuori dalle Dolomiti il sogno resta la Patagonia» Il Pelmo d’Oro alla Carriera Alpinistica è andato ad Aldo De Zordi, profondo conoscitore delle Dolomiti Feltrine. Emozionato, ha ricordato il legame con montagne ancora lontane dai grandi flussi turistici: «Sono luoghi un po’ fuori dal radar, anche perché richiedono ore di avvicinamento, ma custodiscono un cuore tutto da scoprire. Oggi la montagna continua a chiamarmi, anche se non faccio più quello che facevo una volta». Per la Cultura Alpina è stato premiato Ernesto Majoni, che ha affidato il proprio intervento a una riflessione sull’identità ladina e sull’anima di Cortina. «È sempre più difficile parlare di ladinità. Ho sempre cercato di amare prima di tutto il mio paese e la sua cultura, quella che vive sotto la mondanità e sotto lo sport». Guardando alle trasformazioni legate ai Giochi Olimpici ha aggiunto: «L’anima di Cortina è rimasta, anche se alcuni spazi sono stati trasfigurati. Spero restino sempre luoghi fatti soltanto di natura e silenzio. La montagna è cultura, ma soprattutto è spirito». Grande emozione anche per il conferimento del Premio Speciale Dolomiti UNESCO al geologo Vittorio Fenti, che ha dedicato la vita allo studio e alla tutela delle Dolomiti. Sul palco ha ricordato le origini della sua passione: «Uno zio aveva studiato come perito minerario, ma io sono figlio di un muratore e di una contadina». Poi il pensiero che meglio sintetizza il suo rapporto con la montagna: «È vero, parlo con la montagna. Ma non con le cime: parlo al piccolo sasso, perché è lui stesso la montagna. Ce lo dimentichiamo, ma camminiamo ogni giorno sopra una grande roccia». E ancora: «Avrei potuto restare a Padova come ricercatore, con uno stipendio migliore, ma ho scelto di tornare qui, con le montagne fuori dalla finestra. Non mi manca niente». Sul futuro delle Dolomiti ha infine ricordato: «Le montagne crollano, è nella loro natura. Erano qui prima di noi e ci saranno dopo di noi. Per questo dobbiamo prendercene cura». Il Premio Speciale “Giuliano De Marchi”, dedicato al medico e alpinista bellunese scomparso nel 2009, è stato consegnato a Goretta Traverso Casarotto, prima donna italiana a conquistare un Ottomila. Con emozione ha ricordato il marito Renato Casarotto, al quale deve la scoperta della montagna: «Io vengo dalla bassa veronese, è stato lui a trasmettermi questo amore». Ripensando alla vetta raggiunta quarantasei anni fa ha raccontato: «Quando sono arrivata in cima ho pensato: da che parte devo cadere? Tanto era sottile la cresta che stavo attraversando. È una sensazione che non dimenticherò mai». E ha concluso con una riflessione che ha raccolto un lungo applauso: «La montagna non va sfidata né conquistata. Va vissuta con rispetto e con il senso del limite. Semmai è lei che conquista il tuo cuore». La cerimonia si è conclusa con una standing ovation per il primo maresciallo Riccardo Bernardi, tecnico di elisoccorso, insignito del Premio Speciale Pelmo d’Oro. Visibilmente commosso, ha dedicato il riconoscimento ai colleghi: «Chi dice “io” nel soccorso non ha capito niente. L’elisoccorso non esiste mai al singolare. Questo premio è anche per chi oggi non c’è più. in trent’anni di soccorso ho imparato a conoscere la montagna – quando ero giovane andavo a 5 metri con l’elicottero, negli ultimi anni stavo a 30 centimetri – ma prima di tutto la gente di montagna: operosa, attenta, capace di collaborare e sempre pronta ad aiutare». Nel corso della mattinata sono stati inoltre premiati gli atleti bellunesi protagonisti dei Giochi Olimpici e Paralimpici di Milano-Cortina 2026, momento che ha rappresentato uno dei passaggi più partecipati della cerimonia e che testimonia il forte legame tra il Pelmo d’Oro e le eccellenze sportive del territorio. Sul palco sono saliti dieci dei diciotto atleti che hanno rappresentato il Bellunese ai Giochi: Anna Comarella, Rebecca Mariani, Giulia Zardini Lacedelli, Lucia Dalmasso, Marta Lo Deserto, Mattia Gaspari, Luca Palla, Lisa Vittozzi, René De Silvestro e Matteo Ronzani, accolti da un lungo applauso del pubblico. Assenti soltanto perché impegnati in un raduno della Nazionale italiana di sci di fondo a Oberstdorf, in Germania, Iris De Martin Pinter, Elia Barp e Davide Graz, che hanno comunque fatto pervenire un messaggio di saluto: «Stiamo guardando ai prossimi obiettivi, ma vi siamo vicini in questo momento di orgoglio». Un riconoscimento che ha voluto celebrare non soltanto i risultati sportivi, ma anche il valore di atleti che, con il loro impegno, hanno portato il nome della provincia di Belluno e delle Dolomiti sui più prestigiosi palcoscenici internazionali. Ad accompagnare la consegna dei riconoscimenti sono state anche le esibizioni del Coro Monte Dolada, diretto da Alessio Lavina, che ha impreziosito la mattinata con alcuni brani della tradizione di montagna. Giunto alla ventottesima edizione, il Premio Pelmo d’Oro continua così a raccontare le tante anime delle Dolomiti: quelle di chi le studia, di chi le percorre, di chi le soccorre e di chi continua, ogni giorno, a viverle con rispetto.
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