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di mirko mezzacasa
Ancora una volta Belluno resta sullo sfondo, anzi fuori campo. È successo anche in prima serata, sul Tg1, durante un intervento di circa cinque minuti dedicato alle Olimpiadi invernali. A parlare era il presidente del CONI Giovanni Malagò, che nel descrivere sedi e territori dei Giochi ha citato Milano e il Trentino-Alto Adige. Di Cortina sì, ma come se fosse lì. Del Veneto e della provincia di Belluno, nemmeno una parola.
La reazione non si è fatta attendere, almeno tra i cittadini. «Se anche Malagò, in una vetrina nazionale come “Cinque Minuti” di Vespa, colloca Cortina in Trentino-Alto Adige, siamo messi male», è lo sfogo amaro di Cesare. «Mi aspetto reazioni fortissime dalle istituzioni bellunesi contro il presidente della Fondazione Milano-Cortina, che sistematicamente evita di nominare il Veneto e Belluno. È vergognoso» aggiunge Claudio.
C’è poi chi va al punto con sarcasmo e rabbia: «Pore Belun», povera Belluno, dimenticata anche quando è protagonista. E c’è chi, con rassegnazione, fotografa la realtà: «E noi, ovviamente, stiamo sempre zitti» conclude Giorgio.
Il tema non è solo geografico. È politico, istituzionale, identitario. Cortina d’Ampezzo è in provincia di Belluno, in Veneto. Lo dice la storia, lo dice la cartina, lo dice la realtà quotidiana di chi vive e lavora sul territorio. Eppure, nel racconto mediatico e istituzionale dei Giochi, Belluno sembra diventare invisibile.
Il rischio è che, mentre le Olimpiadi si avvicinano, il territorio che ne sopporta cantieri, disagi e responsabilità venga cancellato dal racconto ufficiale. Non una svista, ma una tendenza. E allora la domanda resta sospesa: possibile che nessuno senta il dovere di alzare la voce? Perché se Cortina finisce altrove, Belluno rischia davvero di restare da sola.






