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di mirko mezzacasa
Il sindacalista Adriano Musolino lo aveva detto chiaramente, ai microfoni di Radio Più, quando ancora il problema non era esploso in tutta la sua evidenza. «Preoccupatevi», aveva avvertito. E oggi quelle parole suonano come una profezia fin troppo facile. Negli uffici postali dell’Agordino la posta si accumula, sommerge gli addetti ai lavori e resta ferma. Non per caso, ma per scelta. Perché, come sempre, la priorità non sono le lettere, le bollette, le comunicazioni ai cittadini, bensì i pacchi.
Pacchi che per Musolino hanno un nome e un cognome ben precisi: le consegne dell’e-commerce, Amazon in testa. Il risultato? Non tanto il “pacco” in senso figurato, ma quello reale al cittadino, che quando è fortunato riceve la bolletta con settimane di ritardo, quando va male se la vede recapitare già scaduta.
Ora la preoccupazione cresce anche sul fronte dei servizi locali. Valpe ha spedito gli eco-calendari, strumenti fondamentali per la raccolta dei rifiuti. Domanda semplice e tutt’altro che polemica: quando arriveranno nelle case? Giorni? Settimane? Mesi? Nel frattempo, ci si arrangia. Per fortuna c’è la rete: siti internet, pdf consultabili, smartphone e tablet che suppliscono a un servizio che dovrebbe essere garantito a tutti.
Ma se non ci fosse il digitale? Se parlassimo di anziani, di chi non usa internet, di chi vive in frazioni già penalizzate da distanza e isolamento? La risposta è amara: resterebbero semplicemente tagliati fuori.
Questa non è un’emergenza improvvisa, ma un problema strutturale annunciato da tempo. E ignorarlo significa accettare che, ancora una volta, la montagna venga dopo tutto il resto. Anche dopo un pacco.






