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di mirko mezzacasa
Dalla frana del Pelsa al ripristino: ora serve chiarezza su sicurezza, utilizzo e responsabilità
TAIBON Era l’inizio di dicembre 2023 quando un pezzo di montagna del Pelsa si staccò improvvisamente, finendo sulla “prima” regionale 203 agordina, quella storica che corre in sinistra Cordevole. Una strada segnata dal tempo e dagli eventi, spesso ferita anche dalle piene del torrente. Nel frattempo, negli anni, la viabilità si è evoluta – o complicata – tra varianti e soluzioni. Dopo l’alluvione è nata la 203 “bis”, realizzata sventrando la montagna, che nel tempo ha però restituito il conto con distacchi e criticità ben note. Poi la “ter”, la galleria, oggi la più sicura contro il rischio di caduta massi. Eppure, la vecchia strada lungo il Cordevole non è affatto un relitto del passato. Non è solo una passeggiata o una ciclabile: rappresenta una via di fuga fondamentale in caso di emergenze, come incidenti gravi in galleria. Una funzione strategica che chi amministra il territorio conosce bene. Non a caso, dopo la grande frana del 2023, si è intervenuti con rapidità ed efficacia. Il risultato? Un lavoro definito da molti un vero capolavoro: massi rimossi, tracciato ricomposto, asfalto rifatto. Una strada restituita al territorio, forse persino meglio di prima. Eppure oggi resta un nodo aperto: la sua destinazione ufficiale. Perché se da un lato la comunità riconosce il valore dell’intervento, dall’altro manca ancora un passaggio fondamentale: rendere la strada formalmente fruibile. Sia come via di emergenza, sia – nelle condizioni di sicurezza – come percorso ciclopedonale. Il tema non è solo pratico, ma anche giuridico. Senza autorizzazioni chiare, in caso di incidenti il rischio è quello di aprire contenziosi, con inevitabili conseguenze assicurative e legali. La richiesta, quindi, è semplice ma decisiva: completare il lavoro. Dopo l’intervento tecnico, serve quello amministrativo. Perché una strada recuperata è davvero utile solo se può essere utilizzata. E, soprattutto, se può farlo in sicurezza.
A PROPOSITO DI POSSIBILI CONTENZIOSI CON CONSEGUENZE LEGALI E ASSICURATIVE
LISTOLADE, IL MISTERO DEL CARTELLO: VIETATO… MA SOLO ALLE BICICLETTE, DALL’ALTRA, IN COMUNE DI CENCENIGHE (Morbiach) IL CARTELLO E’ QUELLO PRECISO: DI QUI NON SI PASSA CON O SENZA PEDALI.
Dove prima era vietato tutto, oggi sembra proibito pedalare. E basta.
A Listolade succede anche questo: il cartello che un tempo vietava il passaggio a chiunque – pedoni compresi – oggi sembra essersi “alleggerito”. Al suo posto, infatti, compare un segnale che, secondo il Codice della Strada, parla chiaro: divieto di transito alle biciclette. Proprio così. Non alle auto, non alle moto, non ai mezzi a motore. Solo alle biciclette. Il risultato? Una situazione che fa sorridere (ma anche riflettere): mentre le due ruote a pedali devono fermarsi, il resto del traffico può teoricamente proseguire. Viene spontaneo chiedersi se si tratti di una svista o di una scelta precisa. Perché il vecchio cartello – quello rotondo, con bordo rosso e centro bianco – indicava un divieto ben più ampio, esteso a tutti. Oggi invece quel segnale “totale” è scomparso. Temporaneamente? Riciclato altrove? Mistero. Nel frattempo resta l’effetto paradosso: sembra che il problema principale siano proprio le biciclette. Proprio loro, silenziose, lente, ecologiche. Forse troppo. E allora, con un pizzico di ironia, viene da dire che per chi pedala resta sempre un’alternativa: la galleria lungo la regionale 203 agordina. Decisamente meno rilassante, ma – a quanto pare – più “consentita”. Piccoli dettagli, certo. Ma a volte sono proprio i dettagli a raccontare meglio la realtà.
ARCHIVIO RADIOPIU DICEMBRE 2023











