di Mirko Mezzacasa
AGORDO Ci sono storie che cominciano su un campo di calcio. E poi ce ne sono altre che nascono dopo l’ultimo triplo fischio, quando le scarpe sono state tolte, il fango si è seccato e restano soltanto i ricordi. Questa storia nasce così: tra Silvano Mosca e Cosmo Forcella, in una taverna, o al Bar Carlin, davanti a un bicchiere di prosecco, con le fotografie sparse sul tavolo e una vita intera che tornava fuori un nome alla volta. Una partita. Un gol. Una trasferta. Una domenica sotto la neve. Un allenatore che urlava dalla panchina. I ragazzi di allora diventati uomini, qualcuno diventato nonno, qualcuno che oggi non c’è più. E ogni volta la stessa frase: «Questa bisogna scriverla, altrimenti va perduta per sempre». Silvano quel libro lo voleva davvero. Non per mettersi in mostra, non per celebrare qualcuno. Lo voleva perché dentro l’Agordina Calcio c’erano cinquant’anni di persone, amicizie, sacrifici, sconfitte brucianti e vittorie che ancora oggi fanno venire la pelle d’oca. C’era un pezzo di Agordino.
Silvano ha dedicato tante delle sue energie al calcio locale e soprattutto all’Agordina. Prima di lasciarci custodiva dunque il desiderio: mettere nero su bianco la storia di quel club così profondamente intrecciato alla vita della vallata. Una storia nella quale ricorre anche il nome di un allora giovane Leonardo Del Vecchio. Poi Silvano se n’è andato prima di poter vedere quel sogno diventare carta. E allora quel libro non poteva più essere soltanto un’idea. È diventato quasi un debito d’amore. Cosmo Forcella ha raccolto quei ricordi, quelle fotografie, quelle serate passate a raccontare, e ha continuato il viaggio. Per Silvano. Per chi ha indossato quella maglia. Per chi ha segnato le righe del campo, lavato le divise, accompagnato i ragazzi alle partite, urlato dalla tribuna e aspettato la domenica per novanta minuti di pallone. Perchè Cosmo? “Per Silvano, perché certe storie, se nessuno le scrive, muoiono, questa deve restare”
Forcella arrivò nell’Agordino da ragazzo, durante il servizio militare nel 1971 alla caserma Salsa di Belluno dove si preparava il torneo del 4° Corpo d’Armata. Mario Gaspari lo notò e lo portò ad Agordo, nell’Agordina di seconda categoria. Qui ha trovato Gianna, le figlie, la sua famiglia e tutta la sua vita oltre l’importante attività imprenditoriale che per anni ha dato lavoro a decine di famiglie. Ma nell’Agordino ha trovato soprattutto il calcio. Perché per Cosmo il calcio non è mai stato soltanto una partita, e lui ne ha giocate di importanti in campionati che contano, con la Ursus Pescara nel campionato di Promozione. Nell’Agordina ha giocato e allenato. Ha seguito i ragazzi della scuola calcio. Ha spalato la neve dal terreno di gioco, pulito gli spogliatoi, sistemato ciò che c’era da sistemare, facendo all’occorrenza il manovale, taxista, addetto allo stadio, quello che arriva prima e se ne va dopo tutti gli altri. Una vita in Polane, una vita all’Ivano Dorigo. Poi ha raccolto l’eredità morale di Silvano. Per anni Cosmo ha messo insieme una montagna di materiale. Centinaia di fotografie, ritagli, articoli, risultati, nomi e ricordi. Ha trascorso ore nella redazione del Corriere delle Alpi, che gli ha aperto i propri archivi. Ha cercato, confrontato, ricostruito. E alla fine il libro è arrivato. «All’inizio erano uscite 800 pagine – racconta Cosmo – ma l’amico e tipografo Mario Zanetti, mi ha detto che non me lo avrebbe mai stampato». Così, insieme a Roberto Bona e Marino Maschio, è cominciato un altro lavoro: tagliare, cesellare, ricucire. Il risultato sono circa 400 pagine e una quantità straordinaria di fotografie e ricordi. Il titolo “La storia dell’ Agordina Calcio” racchiude tutto: “100 anni di calcio agordino, dal 1926 al 2026”.
Il volume sarà presentato venerdì 28 agosto alle 18 in Sala Don Tamis ad Agordo, in un evento organizzato da RADIO PIÙ, che seguirà l’intera serata in diretta sui propri canali. E ci sarà anche un ospite speciale: Sergio Brio (Lecce, 1956), protagonista della grande Juventus, stopper fisico, forte nel gioco aereo e molto concreto. Componente della celebre difesa con Gaetano Scirea, Claudio Gentile e Antonio Cabrini, capitano bianconero e vincitore di 12 trofei con i bianconeri. Oggi è anche Fan Ambassador della Juventus.. Durante la serata saranno ricordati i presidenti che si sono succeduti alla guida dell’Agordina, verranno raccontati aneddoti e momenti di un secolo di storia. Con una garanzia quando si parla di ricordi agordini: Loris Santomaso. E poi ci sarà lui, il mitico “Ciacio”, Italo Schena, con quei filmati storici in bianco e nero capaci di far tornare vivi uomini, maglie, tribune e domeniche che sembravano perdute. Ma forse, più di tutto, venerdì sera in Sala Don Tamis ci sarà una persona che non vedremo. Silvano Mosca. Perché questo libro nasce anche dal suo desiderio. Cosmo lo ha raccolto, custodito e portato fino in fondo. E forse il modo più bello per raccontare cent’anni di calcio agordino è proprio questo: ricordare che dietro ogni risultato, ogni fotografia e ogni maglia ci sono persone. Amicizie. Passioni. Vita. E sogni che, qualche volta, gli amici riescono a realizzare anche per chi non c’è più.
Mirko Mezzacasa











