Per l’anno in corso, il Pil del Veneto in termini nominali è previsto a 211 miliardi di euro, con un incremento di 6 miliardi pari al +2,9 per cento rispetto al dato del 2025. In valore reale, invece, la crescita rispetto all’anno precedente dovrebbe attestarsi allo 0,64 per cento (vedi Graf. 1), sostenuta principalmente dalla ripresa dell’export (+1,6), dalla stabilità dei consumi delle famiglie (+0,8) e della Pubblica Amministrazione (+0,4), mentre si registra un rallentamento degli investimenti (+0,2 per cento rispetto al +3,4 dell’anno appena concluso) (vedi Tab. 1). A dirlo è l’Ufficio studi della CGIA.
Perdiamo il sostegno del Pnrr
È evidente che la scadenza della messa a terra delle risorse legate al Pnrr prevista entro la prossima estate avrà un impatto significativo. Senza contare che verranno meno anche gli investimenti riconducibili alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina. Al netto di queste specificità, comunque, il Veneto – come del resto tutto il Paese – mostra delle difficoltà nel consolidare una crescita strutturale e si prospetta un ulteriore anno di stagnazione economica che, speriamo sia l’ultimo. Sia chiaro: il problema non è tanto la ciclicità congiunturale, quanto l’assenza di fattori endogeni capaci di sostenere nel tempo l’espansione del Pil. Al netto degli anni del Covid (2020-2022), da oltre 20 anni la nostra crescita rimane inferiore alle regioni più avanzate d’Europa.
Con la pace si aprirebbe una fase nuova
Tuttavia, se la guerra tra Russia e Ucraina dovesse terminare a breve e la crisi mediorientale trovasse una soluzione di pace duratura, si aprirebbe una fase nuova per l’economia globale, con ricadute potenzialmente positive anche per il Veneto che da sempre ha una grande vocazione all’export. Non si tratterebbe soltanto di un beneficio geopolitico, ma di un cambiamento delle condizioni macroeconomiche che oggi pesano su crescita, inflazione e finanza pubblica.
Serve tagliare burocrazia e fisco
In uno scenario più stabile, tornerebbe inoltre la fiducia degli investitori. I capitali, che in fase di crisi tendono a rifugiarsi in asset difensivi, potrebbero riallocarsi verso investimenti produttivi, infrastrutture e innovazione. Per il Veneto sarebbe un’occasione cruciale per rafforzare crescita e occupazione, a condizione di saper accompagnare il contesto favorevole con riforme e politiche industriali a livello nazionale coerenti. Riducendo, in particolar modo, il peso della burocrazia e del fisco sulle imprese.
L’Emilia Romagna scalza il Veneto
Se a livello regionale nel 2025 lo sviluppo del nostro Paese è stato trainato principalmente dal Veneto (+0,66 per cento rispetto al 2024), per l’anno in corso si prevede che la locomotiva del Paese sarà l’Emilia Romagna (+0,86 sul 2025). Subito dopo notiamo il Lazio (+0,78), il Piemonte (+0,74), il Friuli Venezia Giulia e la Lombardia (entrambe con il +0,73). Il Veneto scivola al 10 posto (+0,64). Tra tutte le regioni del Nord solo il Trentino Alto Adige (+0,5) e la Liguria (+0,42) crescono meno di noi. In coda alla
graduatoria scorgiamo la Sicilia con il +0,28 per cento, la Basilicata con il +0,25 e, maglia nera nazionale, la Calabria con il +0,24 (vedi Tab. 2). La prospettiva che quest’anno l’Emilia-Romagna possa crescere più di tutte le altre regioni italiane è riconducibile alla tenuta del settore meccanico, delle auto di lusso e delle biotecnologie. A un mercato del lavoro solido, a investimenti pubblici mirati e strategie per l’innovazione e l’export che hanno creato le condizioni per uno sviluppo che potrebbe consolidarsi anche negli anni a venire.
A livello provinciale volano Varese, Bologna e Reggio Emilia. In Veneto, invece, Rovigo, Venezia e Belluno.
Sempre in termini previsionali, quest’anno la crescita del Pil a livello provinciale più importante è prevista a Varese (+1 per cento). Seguono Bologna (+0,92), Reggio Emilia (+0,91), Biella (+0,90) e Ravenna (+0,89). Sebbene, siano previsioni e le distanze tra i territori molto ravvicinate, torna a farsi sentire il divario tra Nord e Sud, anche se il Mezzogiorno dovrebbe contare su una crescita molto positiva della Campania (in particolare a Caserta e Napoli). A livello veneto sono le realtà territoriali tradizionalmente più in ritardo a mostrare la maggiore vivacità economica. Al primo posto, infatti, scorgiamo Rovigo con un incremento del Pil rispetto al 2025 dello 0,8 per cento. Seguono la Città Metropolitana di Venezia con il +0,78 e Belluno con il +0,76. Chiude la graduatoria regionale Treviso con il +0,52 (vedi Tab. 3).






