{"id":112095,"date":"2020-01-06T23:59:10","date_gmt":"2020-01-06T22:59:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/?p=112095"},"modified":"2020-01-06T19:08:31","modified_gmt":"2020-01-06T18:08:31","slug":"i-racconti-di-paolo-soppelsa-quarta-puntata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/i-racconti-di-paolo-soppelsa-quarta-puntata\/","title":{"rendered":"I RACCONTI DI PAOLO SOPPELSA, QUARTA PUNTATA"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<h2><\/h2>\n<h3>\u201cEL b\u00f2sk dal forn 31 ottobre 2018\u201d<\/h3>\n<p>audio<\/p>\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-112095-1\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/PAOLO.mp3?_=1\" \/><a href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/PAOLO.mp3\">https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/PAOLO.mp3<\/a><\/audio>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a class=\"dt-pswp-item\" href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/WhatsApp-Image-2020-01-04-at-15.40.31.jpeg\" data-dt-img-description=\"\" data-large_image_width=\"1080\" data-large_image_height=\"608\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-112073 alignleft\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/WhatsApp-Image-2020-01-04-at-15.40.31-300x169.jpeg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/WhatsApp-Image-2020-01-04-at-15.40.31-300x169.jpeg 300w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/WhatsApp-Image-2020-01-04-at-15.40.31-1024x576.jpeg 1024w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/WhatsApp-Image-2020-01-04-at-15.40.31-768x432.jpeg 768w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/WhatsApp-Image-2020-01-04-at-15.40.31.jpeg 1080w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Il \u201cb\u00f2sk dal forn\u201d \u00e8 una delle bellezze di Cencenighe. Un bosco perfetto, formato praticamente in egual misura da abeti larici e faggi. Dal paese sale lungo i costoni della \u201cBanda de qua\u201d, fra le frazioni di Martin e Cavarzan. D\u2019estate \u00e8 colorato di un verde gentile e non troppo appariscente. Ma \u00e8 dalla fine di settembre che inizia a trasformarsi, mutando il verde in tinte autunnali ogni giorno pi\u00f9 sgargianti. Nelle giornate terse di ottobre assume colori netti e marcati. L\u2019oro dei larici, il rosso vivo dei faggi. Il verde degli abeti. Tinte che sfidano l\u2019azzurro del cielo in una gara a chi sa stupire di pi\u00f9. E non \u00e8 raro nei giorni d\u2019inizio novembre vedere auto ferme in piazza ed obbiettivi puntati verso il bosco. Quando penso all\u2019autunno, la prima immagine che mi viene in mente \u00e8 quella del \u201cB\u00f2sk dal forn\u201d nel massimo splendore. E quella sera del 31 ottobre 2018, nei miei tanti pensieri, un posto ce l\u2019aveva anche lui. Mille cose avevo in testa mentre i fari della Panda illuminavano i contorni del disastro salendo da Belluno lungo la 203 Agordina. Le parole di Mirko Mezzacasa ascoltate alla radio appena un\u2019ora prima; \u201cla Valle di San Lucano non esiste pi\u00f9\u2026\u201d Erano le prime ed uniche notizie arrivate dall\u2019agordino fino a quel momento. Mentre guidavo stavo guardando un film in prima visione. Chi era di fianco a me, invece, stava guardando un film gi\u00e0 visto. Lungo i rettilinei di Candaten il baccano della Pandina copriva a stento il rombo del Cordevole ancora ingrossato. Aspettavo un cenno, una frase di pap\u00e0. Mi affidavo all\u2019esperienza di chi un\u2019alluvione l\u2019aveva gi\u00e0 vissuta in pieno. Attendevo la frase \u201c\u2026ben dai, nianca mal\u2026\u201d. Che avrebbe stemperato un po\u2019 quell\u2019atmosfera di tensione. Ed invece vedevo occhi che scrutavano a bordo strada fin dove i fari riuscivano ad illuminare quel buio assoluto. Ascoltavo qualche imprecazione a bassa voce. Segno che la faccenda era seria. In cuor mio mi auguravo che le persone fossero incolumi e che avessero ancora un tetto sopra la testa. E pensai pure a quello splendido bosco. \u201cQuel\u201d vento aveva battuto pure a Belluno provocando parecchi danni. Chiss\u00e0 cosa poteva essere accaduto lass\u00f9. Non lo sapevamo ancora. Entrammo nel ventre del monte Celo in un mare d\u2019acqua ed in una oscurita che faceva impressione. Superammo Agordo e Taibon ancora al buio. A Listolade ci sorprese qualche luce. Arrivati al Ghirlo, il lampeggiante giallo di una betoniera squarciava il buio mentre uomini sfiniti scaricavano calcestruzzo nella voragine creata dall\u2019impeto del Cordevole. Ci deviarono per la strada di Camp. \u201cCome che l\u2019altra ota\u201d disse la voce seduta di fianco. Arrivati al ponte di Campo il cuore si allegger\u00ec un po\u2019. Il paese era salvo, e non era assolutamente scontato. Ma \u201cquel \u201cvento cosa poteva aver fatto ai boschi intorno al paese? Poteva averli feriti gravemente? Oppure addirittura rasi al suolo come purtroppo \u00e8 accaduto in altri luoghi? Mentre percorrevo il ponte guardavo la costa che sale verso Martin. Era difficile vedere qualcosa in quella triste oscurit\u00e0. Ma volevo capire se il bosco c\u2019era ancora. Poco prima del Nof Fil\u00f2 rallentai e guardai a sinistra. Gli occhi ormai abituati a quel buio surreale videro le sagome scure degli alberi ancora in piedi. Ora ne avevo la conferma: nonostante il disastro il \u201cmio\u201d autunno l\u2019avrei rivisto ancora. Ed era una gi\u00e0 una consolazione<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; \u201cEL b\u00f2sk dal forn 31 ottobre 2018\u201d audio &nbsp; Il \u201cb\u00f2sk dal forn\u201d \u00e8 una delle bellezze di Cencenighe. Un bosco perfetto, formato praticamente in egual misura da abeti larici e faggi. 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