{"id":121046,"date":"2020-03-08T23:59:04","date_gmt":"2020-03-08T22:59:04","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/?p=121046"},"modified":"2020-03-08T16:10:16","modified_gmt":"2020-03-08T15:10:16","slug":"di-fiorello-zangrando-nel-1981-il-libro-un-saluto-dal-cadore-di-renato-bona","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/di-fiorello-zangrando-nel-1981-il-libro-un-saluto-dal-cadore-di-renato-bona\/","title":{"rendered":"\u00a0DI FIORELLO ZANGRANDO NEL 1981 IL LIBRO \u201cUN SALUTO DAL CADORE\u201d di RENATO BONA"},"content":{"rendered":"<p>Lo scomparso giornalista Fiorello Zangrando, che era il mio caposervizio quando ho cominciato a lavorare a Il Gazzettino, ed \u00e8 divenuto ben presto un amico vero oltre che un bravo \u201cmaestro\u201d era orgoglioso di essere cadorino e ci teneva a sottolineare, sempre: \u201cdi Perarolo di Cadore!\u201d (dove era nato l\u20191 dicembre 1934 \u2013 ndr.). E alla terra natale, alla sua gente, alle sue realt\u00e0 in ogni campo, teneva moltissimo. Lo conferma, in qualche modo, anche \u201cUn saluto dal Cadore\u201d, edito nel 1981 da Nuovi sentieri Editore di Bepi Pellegrinon per i tipi di Arti Grafiche Tamari di Bologna. Si tratta di un volume della collana \u201cVecchie cartoline\u201d per il quale Fiorello Zangrando ha curato, con grande garbo testo e commento, illustrando vecchie cartoline della raccolta Benito Pagnussat. In questa sede ci limiteremo a proporre a chi ci segue le prime immagini ed i relativi commenti che danno il via ad una splendida carrellata sul Cadore di un tempo, ma ci pare opportuno premettere una scheda che la libera enciclopedia Wikipedia ospita nel proprio sito a proposito della voce Cadore: \u201cIl Cadore \u00e8 una regione storico-geografica italiana, situata nell\u2019alta provincia di Belluno in Veneto ed in minima parte nella provincia di Udine in Friuli-Venezia Giulia (limitatamente al comune di Sappada). Tale territorio, interamente appartenente alla zona montuosa delle Dolomiti orientali, confina con l\u2019Austria (Tirolo e Carinzia), il Trentino-Alto Agide, la Carnia e la provincia di Pordenone. Il toponimo Cadore, come afferma il glottologo Giovan Battista Pellegrini, \u00e8 di origine celtica e deriverebbe da catu (battaglia) unito a brigum (roccaforte). Potrebbe essere stato il nome dell\u2019attuale Monte Ricco, dove esisteva un antico castelliere. La prima menzione scritta del nome di Catubrini risale ad un\u2019epigrafe sepolcrale del II secolo d. C. ritrovato a Belluno nel 1888, in cui un cives romanus, Marcus Carminius, appare loro \u2018patrono\u2019 nell\u2019ambito della trib\u00f9 Claudia. Santi protettori del Cadore, da epoca immemorabile, sono Ermagora e Fortunato, poich\u00e9 l\u2019arcidiaconato del Cadore (con cortina d\u2019Ampezzo) faceva parte dell\u2019antico patriarcato di Aquileia (dal 1751 dell\u2019arcidiocesi di Udine). Il 1. gennaio 1847 il Cadore fu staccato dall\u2019arcidiocesi di Udine e unito alla diocesi di Belluno. E veniamo alle nostre foto. La prima, dal titolo Costume cadorino, \u00e8 la riproduzione di una cartolina della Pompeo Breveglieri editore di Belluno, cui \u00e8 stata accostata questa dicitura: \u201cL\u2019hanno caricata di una masserizia incredibile, per addobbarla, questa giovane. Facciamo il conto: costume al completo, cesto per raccogliere funghi o patate o qualcosa del genere, rastrello, l\u2019immancabile. Ma del d\u00e9cor fanno parte anche i sassi e gli sterpi del palcoscenico\u201d. Ed eccoci ad Ospitale e Rivalgo; del primo si pu\u00f2 leggere: \u201cE\u2019 un po\u2019 anonimo anche Ospitale, per quanto dotato di una bifora d\u2019epoca caminese. Arrampicato sulla costa del monte, rappresenta una fetta di quel gambo che poi, oltre la Cavallera, diventa fiore. Un approccio dignitoso con un nome usuale ma beneaugurante. Luogo di \u2018terroni\u2019 ma sempre cadorini\u201d. Del secondo: \u201cBe\u2019 non \u00e8 proprio i Cadore canonico. Diciamo che ne rappresenta, geograficamente, un prologo. E\u2019 un Cadore un po\u2019 astratto, anche se qui comincia per arrivare ai vertici di Piave e Boite. Rivalgo, sostanzialmente un borgo di operai, contornato da un mucchio di segherie, dove il terziario fruttifica\u201d. E\u2019 il momento di Perarolo di Cadore col suo Cidolo: \u201cLo ha cantato anche Giosu\u00e8 Carducci, questo Cidolo, ponte-saracinesca per raccogliere taglie e travi da inoltrare verso la bassa e spedire anche in oriente. E\u2019 il momento in cui si coagula la ricchezza proveniente dai boschi. Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 l\u2019edificio. Troppo tardi si \u00e8 capito di salvarlo\u201d. Restiamo a Perarolo di Cadore e leggiamo per un\u2019altra cartolina: \u201cSembra un\u2019immagine da presepio, largamente folcloristica, Invece \u00e8 un gruppo di case, la Costa, disposte lungo l\u2019asse di un rivo che \u00e8 fontana corrente, buona per tutti gli usi. Le abitazioni ammassate discretamente servono, dicono celiando con contumelia i maliziosi, anche da boudoir\u201d. Ancora tra frazioni di questa prima tappa dell\u2019immaginario giro del Cadore. La terz\u2019ultima \u00e8 ancora per Perarolo di Cadore (non sar\u00e0 che Fiorello \u00e8 stato leggermente parziale nella scelta?&#8230;): \u201cQui, a Perarolo, si respira gi\u00e0 aria di maggiore signorilit\u00e0. Datata, peraltro. Adesso l\u2019 \u2018ombelico del mondo\u2019 \u00e8 soltanto un masso erratico della storia stanziale. Ma allora lo dotava nodi alberghi di tutto rispetto, come quello intitolato a Sant\u2019Anna, raccomandato ai \u2018touristi\u2019 e ai ciclisti\u201d. Proseguendo: \u201cLa strada s\u2019inerpica,deve esplodere verso il Cadore \u2018verace\u2019. Si cambiano i tiri di cavallo. Ci si ferma anche a ristorarsi. E\u2019 il tempo in cui ancora non arriva la \u2018aradio\u2019. La troveranno, la \u2018scatola che si sente\u2019, le generazioni venture. Per adesso basteranno quattro chiacchiere\u201d. E concludiamo: \u201cUn tocco di architettura di legno fragile, in puro stile liberty, non guasta per attrezzare, si direbbe adesso, il verde. E\u2019 in questa cornice che Antonio Caccianiga ambienta a Sant\u2019Alipio un romanzo che a suo tempo ha avuto qualche fortuna. Anche se i protagonisti sono rigidi in posa sconcertati\u201d.<\/p>\n\n\t\t\t<style type='text\/css'>\n\t\t\t\t#gallery-1 {\n\t\t\t\t\tmargin: auto;\n\t\t\t\t}\n\t\t\t\t#gallery-1 .gallery-item {\n\t\t\t\t\tfloat: left;\n\t\t\t\t\tmargin-top: 10px;\n\t\t\t\t\ttext-align: center;\n\t\t\t\t\twidth: 33%;\n\t\t\t\t}\n\t\t\t\t#gallery-1 img {\n\t\t\t\t\tborder: 2px solid #cfcfcf;\n\t\t\t\t}\n\t\t\t\t#gallery-1 .gallery-caption {\n\t\t\t\t\tmargin-left: 0;\n\t\t\t\t}\n\t\t\t\t\/* see gallery_shortcode() in wp-includes\/media.php *\/\n\t\t\t<\/style>\n\t\t<div id='gallery-1' class='dt-gallery-container gallery galleryid-121046 gallery-columns-3 gallery-size-thumbnail'><dl class='gallery-item'>\n\t\t\t\t<dt class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t\t<a class=\"rollover\" href='https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/di-fiorello-zangrando-nel-1981-il-libro-un-saluto-dal-cadore-di-renato-bona\/88360936_195961935072206_8140610923267096576_n\/'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"150\" 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Si riconoscono, dall\u2019alto e da sinistra: Sostene Schena, Ezio Pellizzaroli, Sergio Sommacal, Giovanni Lugaresi; seduti: Renato Bona, Zangrando e l\u2019allora sindaco di Feltre, Sisto Belli, mancato recentemente; le \u201ctappe fotografiche\u201d nel commento dell\u2019allora capo redazione de Il Gazzettino.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo scomparso giornalista Fiorello Zangrando, che era il mio caposervizio quando ho cominciato a lavorare a Il Gazzettino, ed \u00e8 divenuto ben presto un amico vero oltre che un bravo \u201cmaestro\u201d era orgoglioso di essere cadorino e ci teneva a sottolineare, sempre: \u201cdi Perarolo di Cadore!\u201d (dove era nato l\u20191 dicembre 1934 \u2013 ndr.). 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