{"id":123821,"date":"2020-03-21T12:07:08","date_gmt":"2020-03-21T11:07:08","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/?p=123821"},"modified":"2020-03-21T12:07:08","modified_gmt":"2020-03-21T11:07:08","slug":"coronavirus-molte-attivita-artigiane-chiuse-o-quasi-sono-ora-nel-mirino-degli-abusivi-i-controlli-vanno-fatti-a-questi-ultimi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/coronavirus-molte-attivita-artigiane-chiuse-o-quasi-sono-ora-nel-mirino-degli-abusivi-i-controlli-vanno-fatti-a-questi-ultimi\/","title":{"rendered":"CORONAVIRUS: MOLTE ATTIVITA\u2019 ARTIGIANE CHIUSE (O QUASI) SONO ORA NEL \u201cMIRINO\u201d DEGLI ABUSIVI.  I CONTROLLI VANNO FATTI A QUESTI ULTIMI"},"content":{"rendered":"<p><a class=\"dt-pswp-item\" href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Schermata-2020-03-21-alle-12.04.02.png\" data-dt-img-description=\"\" data-large_image_width=\"950\" data-large_image_height=\"1652\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-123822 alignleft\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Schermata-2020-03-21-alle-12.04.02-589x1024.png\" alt=\"\" width=\"182\" height=\"344\" \/><\/a>In questi primi 10 giorni di chiusura imposti per decreto a moltissime imprese commerciali e artigianali, non sono mancati i controlli da parte degli enti preposti, soprattutto nei cantieri edili e presso le aziende che hanno continuato a tenere aperto.<\/p>\n<p><strong>Molte attivit\u00e0 artigiane chiuse (o quasi) sono in questi giorni nel \u201cmirino\u201d degli abusivi<\/strong><br \/>\n\u201cAttivit\u00e0 ispettive \u2013 segnala il coordinatore dell\u2019Ufficio studi della CGIA Paolo Zabeo \u2013 pi\u00f9 che giustificate, ci mancherebbe. Tuttavia, poco o nulla si continua a fare contro l\u2019abusivismo e il lavoro nero. E\u2019 vero che in questi giorni una parte degli oltre 3 milioni di lavoratori irregolari presenti nel nostro Paese \u00e8 rimasta a casa. Ma \u00e8 altrettanto sicuro che molti altri hanno continuato imperterriti a lavorare abusivamente presso le abitazioni dei privati, approfittando della chiusura totale imposta agli acconciatori, alle estetiste e alla difficolt\u00e0 da parte dei cittadini di reperire tanti artigiani che sono disponibili solo per le urgenze, ma non per gli interventi ordinari. E\u2019 il caso degli edili, dei dipintori, dei fabbri, degli idraulici, degli elettricisti e dei manutentori di caldaie che in questi giorni stanno subendo una concorrenza sleale molto aggressiva da parte di coloro che esercitano queste professioni senza averne titolo\u201d.<br \/>\nDalla CGIA ricordano che, secondo l\u2019Istat, l\u2019esercito dei lavoratori \u201cinvisibili\u201d presenti in Italia \u00e8 costituito da 3,3 milioni di persone che ogni giorno si recano nei campi, nei cantieri, nei capannoni o nelle case degli italiani per prestare la propria attivit\u00e0 lavorativa. Pur essendo sconosciuti all\u2019Inps, all\u2019Inail e al fisco, gli effetti economici negativi che producono questi soggetti sono pesantissimi.<\/p>\n<p><strong>Troppe tasse e burocrazia creano le condizioni per la diffusione del lavoro nero<\/strong><br \/>\n\u201cCon troppe tasse e un sistema burocratico e normativo eccessivamente oppressivo \u2013 segnala il segretario della CGIA Renato Mason &#8211;\u00a0 l\u2019economia irregolare ha trovato un habitat ideale per diffondersi, soprattutto in alcune aree del Paese e ancor di pi\u00f9 in questi giorni di contenimento della diffusione del coronavirus. Inoltre, chi opera completamente o parzialmente in nero fa concorrenza sleale, altera i pi\u00f9 elementari princ\u00ecpi di democrazia economica nei confronti di chi lavora alla luce del sole ed \u00e8 costretto a pagare le imposte e i contributi fino all\u2019ultimo centesimo.\u00a0 Anche per questo \u00e8 necessario che l\u2019esercizio abusivo delle professioni artigianali vada contrastato e perseguito\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019Ufficio studi della CGIA ha stimato come si ripartiscono a livello regionale i 78,5 miliardi di euro di fatturato in nero all\u2019anno prodotto da questi lavoratori abusivi. A livello territoriale la situazione pi\u00f9 critica si presenta nel Mezzogiorno. A fronte di poco pi\u00f9 di 1.250.000 occupati irregolari (pari al 38 per cento del totale nazionale), nel Sud il valore aggiunto generato dall\u2019economia sommersa \u00e8 pari a 26,8 miliardi di euro, pari al 34 per cento del dato nazionale. La realt\u00e0 meno investita dal fenomeno \u00e8 il Nordest: il valore aggiunto prodotto dal sommerso \u00e8 pari a 14,8 miliardi di euro.<\/p>\n<p>Come si \u00e8 detto, a rimetterci non sono solo le casse dell\u2019erario, ma anche le tantissime attivit\u00e0 produttive e dei servizi, le imprese artigianali\u00a0 e quelle commerciali che, spesso, subiscono la concorrenza sleale di questi soggetti.<br \/>\nI lavoratori in nero, infatti, non essendo sottoposti ai contributi previdenziali, a quelli assicurativi e a quelli fiscali consentono alle imprese dove prestano servizio \u2013 o a loro stessi, se operano sul mercato come falsi lavoratori autonomi \u2013 di beneficiare di un costo del lavoro molto inferiore e, conseguentemente, di praticare un prezzo finale del prodotto\/servizio\u00a0 molto contenuto. Condizioni, ovviamente, che chi rispetta le disposizioni previste dalla legge non \u00e8 in grado di offrire.<br \/>\nOltre 3 milioni di persone, dicevamo, costituiti prevalentemente da lavoratori dipendenti che fanno il secondo\/terzo lavoro, da cassaintegrati o pensionati che arrotondano le magre entrate o da disoccupati che in attesa di rientrare nel mercato del lavoro sopravvivono grazie ai proventi riconducibili a un\u2019attivit\u00e0 irregolare.<\/p>\n<p><strong>Campania, Calabria e Sicilia sono le realt\u00e0 dove il lavoro nero \u00e8 pi\u00f9 diffuso; oasi felici Aosta, Veneto e Bolzano<\/strong><br \/>\nA livello territoriale sono le regioni del Mezzogiorno ad essere maggiormente interessate dall\u2019abusivismo e dal lavoro nero. Secondo le stime dell\u2019Istat relative al 2017 (ultimo anno per cui i dati sono disponibili), in Calabria il tasso di irregolarit\u00e0 \u00e8 pari al 21,6 per cento (136.400 irregolari), in Campania al 19,8 per cento (370.900 lavoratori in nero), in Sicilia al 19,4 per cento (296.300), in Puglia al 16,6 per cento (229.200) e nel Lazio al 15,9 per cento (428.100). La media nazionale \u00e8 pari al 13,1 per cento.<\/p>\n<p>Le situazioni pi\u00f9 virtuose, invece, si registrano nel Nordest. Se in Emilia Romagna il tasso di irregolarit\u00e0 \u00e8 al 10,1 per cento (216.200 irregolari), in Valle d\u2019Aosta \u00e8 al 9,3 per cento (5.700), in Veneto al 9,1 per cento (206.500) e nella Provincia autonoma di Bolzano si attesta al 9 per cento (26.400).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In questi primi 10 giorni di chiusura imposti per decreto a moltissime imprese commerciali e artigianali, non sono mancati i controlli da parte degli enti preposti, soprattutto nei cantieri edili e presso le aziende che hanno continuato a tenere aperto. 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