{"id":125620,"date":"2020-03-28T11:38:47","date_gmt":"2020-03-28T10:38:47","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/?p=125620"},"modified":"2020-03-28T11:38:47","modified_gmt":"2020-03-28T10:38:47","slug":"tra-i-debiti-commerciali-e-lo-stop-alle-grandi-opere-pubbliche-la-pa-blocca-in-veneto-116-miliardi-di-spesa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/tra-i-debiti-commerciali-e-lo-stop-alle-grandi-opere-pubbliche-la-pa-blocca-in-veneto-116-miliardi-di-spesa\/","title":{"rendered":"TRA I DEBITI COMMERCIALI E LO STOP ALLE GRANDI OPERE PUBBLICHE, LA PA BLOCCA IN VENETO 11,6 MILIARDI DI SPESA"},"content":{"rendered":"<p><a class=\"dt-pswp-item\" href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Schermata-2020-03-28-alle-11.37.39.png\" data-dt-img-description=\"\" data-large_image_width=\"1254\" data-large_image_height=\"766\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-125623 alignleft\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Schermata-2020-03-28-alle-11.37.39-300x183.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"183\" srcset=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Schermata-2020-03-28-alle-11.37.39-300x183.png 300w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Schermata-2020-03-28-alle-11.37.39-1024x626.png 1024w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Schermata-2020-03-28-alle-11.37.39-768x469.png 768w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Schermata-2020-03-28-alle-11.37.39.png 1254w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Tra i debiti commerciali non ancora onorati (3 miliardi di euro) e il mancato avvio dei cantieri di alcune infrastrutture strategiche da realizzare nel nostro territorio (per un valore di 8,6 miliardi), la Pubblica Amministrazione (PA) italiana blocca almeno 11,6 miliardi di spesa in Veneto che sarebbero indispensabili per fronteggiare l\u2019attuale situazione economica. La denuncia \u00e8 sollevata dalla CGIA.<\/p>\n<p>\u201cMentre aspettiamo che i 27 Paesi dell\u2019UE trovino un accordo per consentire l\u2019utilizzo dei coronabond \u2013 afferma il coordinatore dell\u2019Ufficio studi Paolo Zabeo \u2013 nel frattempo sarebbe opportuno che la PA pagasse i propri fornitori e fosse in grado di avviare tante opere pubbliche che in massima parte sono state gi\u00e0 finanziate. Se sbloccate, queste misure darebbero una prima importante iniezione di liquidit\u00e0 all\u2019intero sistema economico del Paese, invece, la cattiva burocrazia e il malfunzionamento della macchina pubblica continuano a rappresentare un problema molto serio, quanto la rovinosa caduta che anche l\u2019economia del Veneto rischia di subire nei prossimi mesi\u201d.<\/p>\n<p>Mai come in questo momento, infatti, le famiglie e le imprese, soprattutto quelle di piccola dimensione, avrebbero bisogno di liquidit\u00e0 e nonostante le misure messe in campo dal Governo si continua a non affrontare il cuore del problema.<\/p>\n<p>\u201cLe piccolissime imprese \u2013 sottolinea il segretario della CGIA Renato Mason \u2013 soprattutto in Veneto si appoggiano alle banche del territorio che indicativamente hanno poche risorse e quindi mi aspetto che anche nei prossimi mesi saranno pi\u00f9 severe nel valutare le garanzie per concedere i finanziamenti. Per questo andrebbero cambiate le regole europee, introducendo il principio di proporzionalit\u00e0. Ovvero, non si possono seguire gli stessi criteri di valutazione, lo stesso rating, per imprenditorialit\u00e0 diverse. I lavoratori autonomi, ad esempio, non possono essere valutati come le imprese strutturate o le grandi societ\u00e0 di capitali. La richiesta di garanzie andrebbe modulata in base alla dimensione dell\u2019 impresa. Invece, tutti sono trattati allo stesso modo, con il risultato che a subire il credit crunch sono in particolar modo i piccoli. E il combinato disposto tra mancati pagamenti della PA e poco credito erogato dalle banche alle piccole imprese rischia di far chiudere definitivamente tantissime attivit\u00e0, anche nel Veneto\u201d.<\/p>\n<p><strong>Secondo la Banca d\u2019Italia i debiti della PA sono 53 miliardi<\/strong><br \/>\nSecondo i dati riportati nella \u201cRelazione annuale 2018\u201d, presentata il 31 maggio 2019 dalla Banca d\u2019Italia, l\u2019ammontare complessivo dei debiti commerciali della nostra PA sarebbe pari a circa 53 miliardi di euro, met\u00e0 dei quali ascrivibili ai ritardi di pagamento. Di quest\u2019ultima parte, almeno 3 miliardi sarebbero di competenza delle aziende venete.<br \/>\nL\u2019utilizzo del condizionale \u00e8 d\u2019obbligo, visto che il periodico monitoraggio condotto dai ricercatori di via Nazionale si basa su indagini campionarie condotte sulle imprese e dalle segnalazioni di vigilanza da cui emergono dei risultati che, secondo gli stessi estensori delle stime, sono caratterizzati da un elevato grado di incertezza .<br \/>\nLe principali cause che hanno dato origine a questa cattiva abitudine tipicamente italiana sono le seguenti:<br \/>\nla mancanza di liquidit\u00e0 da parte del committente pubblico;<br \/>\ni ritardi intenzionali;<br \/>\nl\u2019inefficienza di molte amministrazioni a emettere in tempi ragionevolmente brevi i certificati di pagamento;<br \/>\nle contestazioni che allungano la liquidazione delle fatture.<br \/>\nA queste ragioni ne vanno aggiunte almeno altre due che, tra le altre cose, il 28 gennaio 2020 hanno indotto la Corte di Giustizia europea a condannarci. Esse sono:<br \/>\nla richiesta, spesso avanzata dalla PA nei confronti degli esecutori delle opere, di ritardare l\u2019emissione degli stati di avanzamento dei lavori o l\u2019invio delle fatture;<\/p>\n<p>l\u2019istanza rivolta dall\u2019Amministrazione pubblica al fornitore di accettare, durante la stipula del contratto, tempi di pagamento superiori ai limiti previsti per legge senza l\u2019applicazione degli interessi di mora in caso di ritardo.<\/p>\n<p><strong>Opere pubbliche ferme per 8,6 miliardi di euro<\/strong><\/p>\n<p>Secondo il monitoraggio effettuato dall\u2019ANCE, le 4 grandi opere pubbliche strategiche ferme nel Veneto non consentono di investire 8,6 miliardi di euro. Al netto di scuole, strade e ospedali che potrebbero essere cantierabili in poche settimane, queste 4 grandi infrastrutture, tutte gi\u00e0 finanziate, non decollano a causa degli intoppi burocratici relativi alle procedure amministrativo-progettuali richieste, alle guerre giudiziarie in atto tra le imprese o a seguito del tira e molla in corso tra la politica centrale e quella locale.<\/p>\n<p>Se da un lato questa situazione di impasse non consente l\u2019 avvio dei lavori, dall\u2019altro non d\u00e0 alcun contributo alla crescita della domanda interna che mai come in questo momento dovrebbe essere supportata. Le infrastrutture strategiche ancora ferme ai blocchi di partenza che interessano la nostra regione sono:<\/p>\n<p>Av Verona-Padova IRICAV 2 (4,9 miliardi di euro);<br \/>\nSistema di tangenziali venete (2,2 miliardi di euro);<br \/>\nTerza corsia A22 tratto Verona-Modena (760 milioni di euro);<br \/>\nSuperstrada Valsugana-Valbrenta- Bassano Veneto (753 milioni di euro).<\/p>\n<p>L\u2019auspicio, concludono dalla CGIA, \u00e8 che il \u201cmodello Genova\u201d &#8211; adottato per la costruzione del ponte sul Polcevera progettato da Renzo Piano \u2013 venga esteso a tutte le principali grandi opere gi\u00e0 finanziate ma non ancora avviate, attraverso la tanto agognata nomina dei commissari.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra i debiti commerciali non ancora onorati (3 miliardi di euro) e il mancato avvio dei cantieri di alcune infrastrutture strategiche da realizzare nel nostro territorio (per un valore di 8,6 miliardi), la Pubblica Amministrazione (PA) italiana blocca almeno 11,6 miliardi di spesa in Veneto che sarebbero indispensabili per fronteggiare l\u2019attuale situazione economica. 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