{"id":131428,"date":"2020-04-19T23:59:21","date_gmt":"2020-04-19T21:59:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/?p=131428"},"modified":"2020-04-19T18:00:24","modified_gmt":"2020-04-19T16:00:24","slug":"lucio-doglioni-studioso-insigne-fu-canonico-e-vicario-a-belluno-di-renato-bona","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/lucio-doglioni-studioso-insigne-fu-canonico-e-vicario-a-belluno-di-renato-bona\/","title":{"rendered":"LUCIO DOGLIONI, STUDIOSO INSIGNE FU CANONICO E VICARIO A BELLUNO di Renato Bona"},"content":{"rendered":"<p><strong><a class=\"dt-pswp-item\" href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/553085_385905871470280_1626001170_n.jpg\" data-dt-img-description=\"\" data-large_image_width=\"855\" data-large_image_height=\"569\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-94070\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/553085_385905871470280_1626001170_n-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"171\" height=\"114\" \/><\/a>di Renato Bona<\/strong><\/p>\n<p>Il 21 agosto del 1730, 290 anni fa, nasceva a Belluno in una delle famiglie di pi\u00f9 antica nobilt\u00e0, Lucio Doglioni, figlio di Francesco e Giustina Alpago Novello. Belluno gli ha intitolato la via che dal Ponte Nuovo sale a via Pellegrini. Il sito treccani.it\/enciclopedia puntualizza che \u201cLa sua casata, una delle quattro nelle quali, da sempre, era riposto il governo della citt\u00e0, abitava in un trecentesco castello denominato Dollone e tra i propri avi annoverava Leone, che milit\u00f2 con Cangrande Della Scala nel 1325, Ippolito, che fu colonnello al servizio del principe di Cond\u00e9 e combatt\u00e9 poi con la Serenissima, e lo storico Giovanni Nicol\u00f2\u201d. Lo storico Giuseppe Fontana nel suo libro \u201cLa Provincia di Belluno\u201d lo comprende fra i \u201ctanti figli illustri della famiglia Doglioni, antica e nobile stirpe di Belluno\u201d ricordando che fu Canonico del Capitolo della cattedrale e per diversi anni vicario generale capitolare. Aggiunge che: \u201cStudioso insigne, amava ritirarsi in riposo alla Vigna d\u2019Oro, che sorge nella piana di Cavarzano: ivi si trova una lapide che ricorda questo suo luogo di villeggiatura e ivi c\u2019\u00e8 ancora la sua mano destra imbalsamata\u201d.<br \/>\nDopo i primi studi nella citt\u00e0 natale, Lucio li prosegu\u00ec a Treviso per poi laurearsi, a 19 anni, a Padova e quindi intraprendere la carriera di amministratore della giustizia a Crema, Sal\u00f2, Rovigo, Mantova ed Udine. Intanto \u2013 \u00e8 ancora l\u2019enciclopedia Treccani a dirlo \u2013 andava rivelando il suo notevole talento umanistico: gi\u00e0 nel 1748 aveva esordito dando alle stampe un sonetto e inserendolo in una silloge di componimenti poetici in occasione della partenza da Belluno del reggimento del podest\u00e0 Paolo Querini\u2026 Da allora in poi scrisse versi d&#8217;occasione, florilegi letterari e prose accompagnatorie\u2026 Appena ventiduenne, lesse all&#8217;Accademia degli Anistamici di Belluno (11 novembre 1752) una dottissima dissertazione \u2018Dell\u2019antico Stato di Belluno\u2019 studio che si deve ritenere tra i pi\u00f9 seri circa l&#8217;origine latina della citt\u00e0 e della zona limitrofa\u2026 Una naturale prosecuzione dell&#8217;opera precedente \u00e8 \u2018Intorno al sito di Belluno\u2019 (Belluno 1765), letta anch&#8217;essa all&#8217;Accademia degli Anistamici il 31 gennaio 1765\u2026 Sodalizio per il quale molto si adoper\u00f2. Nel 1760 fu iscritto come socio all&#8217;Accademia degli Agiati di Rovereto, assumendo il nome arcadico di Arvinio, e nello stesso periodo divenne uno dei 16 membri dell&#8217;Imperial Regia Accademia di Padova. Pur continuando ad esercitare la professione di giureconsulto, dopo essere stato anche a Verona e Rovereto, Doglioni dedic\u00f2 sempre maggiore spazio alle ricerche storico-archeologiche non trascurando, per\u00f2, quelle di erudizione religiosa.<br \/>\nStabilitosi definitivamente a Belluno, fu giudice della citt\u00e0 sino al 1772, anno in cui avvenne una decisa svolta nella sua vita. In seguito alla scomparsa del decano del capitolo della diocesi bellunese, Angelo Alpago, unanimemente i membri dello stesso lo elessero a sostituirlo nel novero dei componenti. Abbandonate le pratiche forensi, abbracci\u00f2 la vita ecclesiastica; ci\u00f2 comport\u00f2 un ritorno profondo allo studio della teologia, di cui qualche anno pi\u00f9 tardi ottenne la cattedra mantenendola per due lustri. Tutto questo non gli imped\u00ec la prosecuzione degli studi storici; \u00e8 proprio da questo momento in poi che produsse le sue opere migliori su temi che aveva gi\u00e0 approfondito in et\u00e0 giovanile. Nel 1775, venuto a mancare Cesare Alpago, decano del capitolo, ne assunse la carica che mantenne fino alla morte. Nel frattempo era divenuto bibliotecario della Capitolare bellunese: sotto la sua direzione fior\u00ec un risveglio importante per la cultura del luogo. Egli stesso, indefessamente, cur\u00f2 la ricca collezione che il vescovo Lollino aveva lasciato, ne catalog\u00f2 i manoscritti, molti ne trascrisse, riesum\u00f2 lavori che altrimenti sarebbero andati perduti. Ma lavor\u00f2 anche in proprio producendo varie opere fra cui si segnalano quelle di carattere storico-archeologico.<br \/>\nNel 1785, alla morte del vescovo Giambattista Sandi, gli fu affidato l&#8217;incarico di vicario e quando sul calare del secolo, in un momento difficile per la Chiesa bellunese mor\u00ec il vescovo Giovanni Alcaini, proprio a Doglioni tocc\u00f2 la reggenza come vicario; la salute malferma sconsigliava, probabilmente, una sua elezione. Ma egli ademp\u00ec, in modo impeccabile, al nuovo e pesante incarico per oltre tre anni sinch\u00e9, improvvisamente, si spense a Belluno il 24 aprile 1803. La fine repentina non gli permise di pubblicare quello che, forse, sarebbe stato il prodotto migliore della sua vita di studioso: il \u201cChronicon\u201d del Lollino che aveva pressoch\u00e9 terminato e di cui aveva offerto un abbozzo nel 1758. Un numero imprecisato di suoi manoscritti \u00e8 andato perduto; come non si ha pi\u00f9 traccia d&#8217;una traduzione autografa dell&#8217;opera dell&#8217;abate Edm\u00e8 Moreau, \u2018Fonctions ed droits du clerg\u00e8 des \u00e8glises et des cath\u00e9drales\u2019, che aveva visto la luce a Auxerre nel 1779 e che Lucio Doglioni aveva consegnato alla parrocchia di Castion, luogo bellunese ove era solito soggiornare. Numerose e di qualit\u00e0 sue opere nelle Biblioteche di Belluno e Bassano del Grappa; in quella del seminario bellunese esiste un manoscritto di circa 200 pagine con i profili biografici di personaggi suoi contemporanei.<br \/>\nNELLE FOTO (Renato Bona e Books Google): ritratto di Lucio Doglioni; la tabella e la via intitolate al canonico e vicario della Diocesi bellunese; copertina dell\u2019elogio di monsignor Doglioni a cura di Giuseppe Urbano Pagani Cesa; passo del Dizionario storico-artistico-letterario bellunese dedicato a Lucio Doglioni; una delle prestigiose pubblicazioni del Doglioni.<\/p>\n\n\t\t\t<style type='text\/css'>\n\t\t\t\t#gallery-1 {\n\t\t\t\t\tmargin: auto;\n\t\t\t\t}\n\t\t\t\t#gallery-1 .gallery-item {\n\t\t\t\t\tfloat: left;\n\t\t\t\t\tmargin-top: 10px;\n\t\t\t\t\ttext-align: center;\n\t\t\t\t\twidth: 16%;\n\t\t\t\t}\n\t\t\t\t#gallery-1 img {\n\t\t\t\t\tborder: 2px solid #cfcfcf;\n\t\t\t\t}\n\t\t\t\t#gallery-1 .gallery-caption {\n\t\t\t\t\tmargin-left: 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