{"id":141088,"date":"2020-05-28T23:51:01","date_gmt":"2020-05-28T21:51:01","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/?p=141088"},"modified":"2020-05-28T17:52:20","modified_gmt":"2020-05-28T15:52:20","slug":"pillole-di-storia-bellunese-col-giornalista-zangrando-di-renato-bona","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/pillole-di-storia-bellunese-col-giornalista-zangrando-di-renato-bona\/","title":{"rendered":"PILLOLE DI STORIA BELLUNESE COL GIORNALISTA ZANGRANDO di RENATO BONA"},"content":{"rendered":"<p><span class=\"_5yl5\"><strong>BELLUNO<\/strong> Perarolo di Cadore, Pieve d\u2019Alpago, Pieve di Cadore, Ponte nelle Alpi, Puos d\u2018Alpago e Quero nell\u2019ottava tappa del nostro \u201cviaggio\u201d (seguendo l\u2019ordine alfabetico per le singole realt\u00e0) attraverso i comuni bellunesi, sulla scorta di quanto scritto (in pregevole sintesi) dallo scomparso collega giornalista Fiorello Zangrando (tra l\u2019altro mio primo capo nella redazione bellunese de Il Gazzettino). L\u2019occasione venne data da importanti lavori di sistemazione (luglio 1990) della Fontana di Piazza dei Martiri del capoluogo, inaugurati in concomitanza con la pubblicazione ad iniziativa dell\u2019assessorato all\u2019urbanistica del Comune, dell\u2019ottantina di pagine cui venne dato il titolo di \u201cI Comuni della Provincia di Belluno. Storia e simboli\u201d. I simboli erano copia degli altrettanti lavori realizzati dallo scultore Massimo Facchin, che ora si possono vedere nella circonferenza interna della fontana stessa. La storia \u00e8 stata stringatamente ripercorsa (e quindi proposta) da Zangrando, comune per comune, con la sottolineatura in premessa, senza voler far torto ad alcuno, che \u201cA Belluno \u00e8 toccato quasi duecento anni fa intraprendere il cammino per affermare un\u2019altra entit\u00e0 amministrativa: la provincia, destinata a diventare storia e cultura e un po\u2019 alla volta anche coscienza\u201d. PERAROLO DI CADORE (fra l\u2019altro paese natale di Fiorello Zangrando). \u201cIl nome significa luogo ad un bivio da cui \u00e8 bene fare uso di sassi apotropaici, ma Perarolo \u00e8 il paese cadorino pi\u00f9 recente, fatta eccezione per Corte. Sorge tra la fine del \u2018300 e l\u2019inizio del \u2018400 quando il commercio del legname richiede un porto adeguato e gli alvei di Piave e Boite offrono la buona occasione. E\u2019 nominato nel 1374 e nel 1518 si d\u00e0 i Laudi (Caralte, di origine longobarda, li ha invece fin dal 1340). Ad Ansogne posseggono seghe i Vecellio pittori. Il paese si accresce con la costruzione sul Piave del \u2018cidolo\u2019 ponte attrezzato per raccogliere e distribuire la fluitazione del legname (cantato poi da Giosu\u00e8 Carducci), che avviene alla met\u00e0 dei Seicento. Incendi nel 1916 e nel 1943, alluvioni nel 1697, 1708, 1748, 1923, 1882, 1942 e 1966. Nell\u2019Ottocento fioriscono le famiglie ricchissime, come gli Zuliani e i Lazzaris che ospitano nel 1881 e 1882 le vacanze di Margherita, regina d\u2019Italia. Poi le mutate condizioni del commercio del legname provocano un silenzio sempre pi\u00f9 profondo\u201d. PIEVE D\u2019ALPAGO. \u201cUna tomba del terzo secolo avanti Cristo trovata a Plois documenterebbe la presenza a Pieve d\u2019Alpago di popolazioni paleovenete. Una lapide prova la presenza dei romani. Sotto i longobardi Pieve \u00e8 sede di una decania indipendente dalla sculdascia di Belluno. E\u2019 al centro di un territorio omogeneo che acquista rilevanza autonoma quando diviene anche sede di un arcidiaconato. Come centro principale \u00e8 ricordato nel diploma d\u2019investitura della contea d\u2019Alpago a Giacoma Bongaio. L\u2019intero territorio nominato nel diploma di Berengario del 923 con cui si riconoscono i diritti del vescovo di Belluno Aimone, \u00e8 affidato nel Trecento ad Endrighetto e da questi passa appunto alla vedova Giacoma. Viene poi gestito dal Consiglio dei nobili di Belluno. Un terremoto rovina il paese nel 1348, gravi danni provoca anche quello del 29 giugno 1873. Dopo la seconda guerra mondiale d\u00e0 impulso alla Comunit\u00e0 montana. PIEVE DI CADORE. \u201cFin dall\u2019antichit\u00e0 preromana il Monterico \u00e8 luogo fortificato da militari provenienti dal Passo della Mauria. Il nome di tutta la \u2018piccola patria\u2019 \u00e8 gallico e col significato \u2018rocca della battaglia\u2019 viene dal Monterico di Pieve, centro che dal medioevo \u00e8 sede della Magnifica comunit\u00e0. La maggior testimonianza dei romani \u00e8 provata in particolare da una villa del secondo secolo dopo Cristo, che \u00e8 anche corredata da un sistema di riscaldamento ad aria calda sotto il pavimento musivo. Il Cadore confluisce nel municipio di Julium Carnicum, l\u2019odierna Zuglio, ed \u00e8 ascritto alla trib\u00f9 Claudia. Dalla Carnia, attorno al quinto secolo, giunge il Cristianesimo. Segno di s\u00e9 lasciano i longobardi con le loro istituzioni\u2026 Con le Regole attorno al Mille per derivazione dal centro si popolano il Comelico e Ampezzo. I franchi confermano i compiti difensivi agli arimanni e collocano al centro del rinnovamento politico i centenari con i quali attorno al 1200 danno origine appunto ad un comune rurale federativo, la Magnifica comunit\u00e0. Essa ottiene statuti dai da Camino nel 1235 e nel 1338 si d\u00e0 proprie leggi che regolano sia i doveri pubblici che i rapporti privati\u2026.\u201d. PONTE NELLE ALPI. \u201cIl comune ha questo nome dal 1867. Fino al 1807 il territorio si dice pieve di Frusseda, fino al 1867 Capodiponte. Cospicui i ritrovamenti romani a Casan, Soccher, Canevoi. A Cugnan resti di insediamenti riferibili al 2000 avanti Cristo, a Canevoi una situla paleoveneta. Una porzione importante della storia locale s\u2019identifica con quella del ponte, tramite tra le valli del Piave, l\u2019Alpago e la Marca trevigiana. E\u2019 documentato la prima volta il 27 aprile 1181. Per attraversarlo occorre pagare un pedaggio che viene riscosso da Belluno. Distrutto nel 1412 per impedire scorribande alle milizie veneziane provenienti da Fadalto, \u00e8 incendiato nel 1484 e nel 1813, nel 1848 dai rivoltosi antiaustriaci, nel 1866 dagli occupanti stranieri, nel 1917 dagli italiani in ritirata. Il nodo ferroviario si costituisce con l\u2019innesto della linea del Fadalto, inaugurata nel 1938. Nel 1967 a Polpet si comincia a costruire Nuova Erto per una parte dei sinistrati del Vajont\u201d. PUOS D\u2019ALPAGO. \u201cUna presenza romana si potrebbe desumere da toponimi del tipo Puos da \u2018puteus\u2019, \u2018Bib\u00e0n\u2019 dal personale \u2018Vibius\u2019 o \u2018Baebius\u2019, e Sitr\u00e0n da \u2018Sirtius\u2019. Ai tempi dei longobardi si fa risalire il castello di Bastia. Nel 1378 \u00e8 sguarnito di soldati e di munizioni ad opera di Belluno, da cui dipende. Poi la sua custodia \u00e8 affidata agli uomini dell\u2019Alpago. Per Puos passa la strada principale della vallata, che da Polcenigo collega il Friuli e attraversa il Bosco del Cansiglio, Farra, Garna, Pieve, Tign\u00e8s e Ponte delle Schiette. L\u2019opera \u00e8 decisa il 30 luglio 1339 dal sinodo dei vescovi convocato dal patriarca d\u2019Aquileia Bertrando. Nel Settecento si stabilisce qui la facoltosa famiglia Gera proveniente dal Comelico, con casa e oratorio tra Bastia e La Secca, che vuol dire semplicemente \u2018la sega\u2019 per il legname. Fatto notevole della Resistenza \u00e8 l\u2019assalto alla gendarmeria tedesca, nel gennaio 1944. L\u2019alluvione del 4 novembre 1966 produce gravi danni\u201d. QUERO. \u201cOrigini romane documentate dal ritrovamento di tombe, suppellettili funebri, lucernette e un\u2019epigrafe. Nelle carte medioevali il paese \u00e8 indicato\u2019Aquer\u2019, che richiama acqua e canale. L\u2019incolato stabile si fa risalire al Mille quando i trevigiani vi erigono un castello che nel 1196 svolge un importante ruolo contro i bellunesi le cui truppe, inviate dal vescovo Gerardo de Taccoli, lo prendono e lo fanno smantellare. Tornato in mani trevigiane nel 1373 \u00e8 occupato dal duca d\u2019Austria, a fianco del Carrarese contro Venezia. Essa manda Jacopo Cavalli che lo ripiglia. Ricostruito in luogo pi\u00f9 adatto, dal 1376 \u00e8 Castelnuovo. Nel 1511 \u00e8 assalito dalle truppe imperiali di monsignor de la Palisse, proprio quello della verit\u00e0 fin troppo evidente. Lo contrasta il provveditore veneto Girolamo Miani che, fatto prigioniero, veste l\u2019abito religioso, fonda la congregazione dei somaschi e diventa santo. Nella provincia di Belluno con la riforma napoleonica, Quero subisce devastazioni e lutti ad opera dei tedeschi, durante la Resistenza\u201d.<\/span><\/p>\n\n\t\t\t<style type='text\/css'>\n\t\t\t\t#gallery-1 {\n\t\t\t\t\tmargin: auto;\n\t\t\t\t}\n\t\t\t\t#gallery-1 .gallery-item {\n\t\t\t\t\tfloat: left;\n\t\t\t\t\tmargin-top: 10px;\n\t\t\t\t\ttext-align: center;\n\t\t\t\t\twidth: 33%;\n\t\t\t\t}\n\t\t\t\t#gallery-1 img {\n\t\t\t\t\tborder: 2px solid #cfcfcf;\n\t\t\t\t}\n\t\t\t\t#gallery-1 .gallery-caption {\n\t\t\t\t\tmargin-left: 0;\n\t\t\t\t}\n\t\t\t\t\/* see gallery_shortcode() in wp-includes\/media.php *\/\n\t\t\t<\/style>\n\t\t<div id='gallery-1' class='dt-gallery-container gallery galleryid-141088 gallery-columns-3 gallery-size-thumbnail'><dl class='gallery-item'>\n\t\t\t\t<dt class='gallery-icon portrait'>\n\t\t\t\t\t<a class=\"rollover\" 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