{"id":151318,"date":"2020-07-25T12:48:58","date_gmt":"2020-07-25T10:48:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/?p=151318"},"modified":"2020-07-25T12:48:58","modified_gmt":"2020-07-25T10:48:58","slug":"le-pensioni-baby-ci-costano-7-miliardi-quanto-il-reddito-di-cittadinanza-e-quasi-2-miliardi-in-piu-di-quota-100","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/le-pensioni-baby-ci-costano-7-miliardi-quanto-il-reddito-di-cittadinanza-e-quasi-2-miliardi-in-piu-di-quota-100\/","title":{"rendered":"LE PENSIONI BABY CI COSTANO 7 MILIARDI. QUANTO IL REDDITO DI CITTADINANZA E QUASI 2 MILIARDI IN PIU\u2019 DI \u201cQUOTA 100\u201d"},"content":{"rendered":"<p><a class=\"dt-pswp-item\" href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Schermata-2020-07-25-alle-12.46.15.png\" data-dt-img-description=\"\" data-large_image_width=\"692\" data-large_image_height=\"450\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-151321\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Schermata-2020-07-25-alle-12.46.15-300x195.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"195\" srcset=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Schermata-2020-07-25-alle-12.46.15-300x195.png 300w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Schermata-2020-07-25-alle-12.46.15.png 692w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Molti esperti sostengono che le cosiddette pensioni baby costano alle casse dello Stato circa 7 miliardi di euro all\u2019anno (pari allo 0,4 per cento del Pil nazionale). Praticamente lo stesso importo previsto quest\u2019anno per il reddito\/pensione di cittadinanza e addirittura superiore di quasi 2 miliardi della spesa necessaria nel 2020 per pagare gli assegni pensionistici a coloro che beneficeranno di quota 100 (vedi Tab. 1).<\/p>\n<p>A fare i conti ci ha pensato l\u2019Ufficio studi della CGIA che ha \u201crecuperato\u201d i dati Inps riferiti ai pensionati baby presenti nel nostro Paese e li ha confrontati con la dimensione economica del reddito di cittadinanza e di quota 100. Due misure, queste ultime, che sono nel mirino dall\u2019Unione Europea. Non \u00e8 da escludere, infatti, che Bruxelles ci chieda di rivederle, in caso contrario corriamo il pericolo che una parte degli aiuti previsti dal \u201cNext Generation EU\u201d ci siano negati. Afferma il coordinatore dell\u2019Ufficio studi Paolo Zabeo:<\/p>\n<p>\u201cIl termine baby pensionati \u00e8 ovviamente informale, non ha alcun fondamento legislativo e abbiamo deciso di racchiudere in questa categoria coloro che hanno lasciato il lavoro prima della fine del 1980. In totale sono quasi 562 mila le persone che non timbrano pi\u00f9 il cartellino da almeno 40 anni. Di queste, oltre 386 mila sono costituite in <a class=\"dt-pswp-item\" href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Schermata-2020-07-25-alle-12.46.32.png\" data-dt-img-description=\"\" data-large_image_width=\"1286\" data-large_image_height=\"804\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-151320\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Schermata-2020-07-25-alle-12.46.32-300x188.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"188\" srcset=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Schermata-2020-07-25-alle-12.46.32-300x188.png 300w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Schermata-2020-07-25-alle-12.46.32-1024x640.png 1024w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Schermata-2020-07-25-alle-12.46.32-768x480.png 768w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Schermata-2020-07-25-alle-12.46.32.png 1286w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>massima parte da invalidi o ex dipendenti delle grandi aziende. Se i primi hanno beneficiato di una legislazione che definiva i requisiti in misura molto permissiva, i secondi, a seguito della ristrutturazione industriale avviata nella seconda met\u00e0 degli anni \u201970, hanno usufruito di trattamenti in uscita dal mercato del lavoro molto generosi. Dopodich\u00e9, contiamo altri 104 mila ex lavoratori autonomi, oltre la met\u00e0 proveniente dall\u2019agricoltura, e solo una piccola parte, pari al 10,6 per cento del totale che corrisponde a poco meno di 60 mila unit\u00e0, \u00e8 formata, invece, da ex dipendenti pubblici. Ricordo che molti di questi impiegati hanno potuto lasciare definitivamente la scrivania dell\u2019ufficio in et\u00e0 giovanissima, grazie alla legge approvata nel 1973 dal governo allora presieduto da Mariano Rumor\u201d (vedi Tab. 2).<\/p>\n<p>Sebbene queste 562 mila persone si siano ritirate dal mercato del lavoro prima della fine del 1980, gli effetti economici di queste decisioni politiche si fanno sentire ancora adesso. Sottolinea il segretario della CGIA Renato Mason:<\/p>\n<p>\u201cLe pensioni baby sono uno degli esempi pi\u00f9 clamorosi di come l\u2019Italia, dopo la crescita registrata nei primi decenni del secondo dopoguerra, abbia successivamente abbandonato l\u2019idea di fondare il proprio futuro sulla solidariet\u00e0 intergenerazionale. In materia previdenziale, ad esempio, fino agli inizi degli anni \u201990 abbiamo scambiato il benessere raggiunto in diritto acquisito, scaricando i costi sulle nuove generazioni. I giovani di oggi, infatti, spesso lavorano con contratti a termine, percependo buste paga molto leggere. Nonostante ci\u00f2, sono chiamati a dare il loro contributo per coprire gli assegni generosi versati alle vecchie generazioni andate in quiescenza con il sistema retributivo, mentre la propria pensione, strettamente legata ai contributi versati, quasi certamente avr\u00e0 dimensioni economiche molto contenute\u201d.<\/p>\n<p><a class=\"dt-pswp-item\" href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Schermata-2020-07-25-alle-12.46.53.png\" data-dt-img-description=\"\" data-large_image_width=\"1286\" data-large_image_height=\"804\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-151319\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Schermata-2020-07-25-alle-12.46.53-300x188.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"188\" srcset=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Schermata-2020-07-25-alle-12.46.53-300x188.png 300w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Schermata-2020-07-25-alle-12.46.53-1024x640.png 1024w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Schermata-2020-07-25-alle-12.46.53-768x480.png 768w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Schermata-2020-07-25-alle-12.46.53.png 1286w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Tra i pensionati baby sono i dipendenti pubblici ad aver lasciato il posto di lavoro in et\u00e0 pi\u00f9 giovane (41,9 anni), mentre nella gestione privata l\u2019et\u00e0 media della decorrenza della pensione \u00e8 scattata dopo (42,7 anni). In entrambi i casi, comunque, l\u2019abbandono definitivo del posto di lavoro \u00e8 avvenuto praticamente con 20 anni di et\u00e0 in meno rispetto a chi, oggi, usufruisce di quota 100. Attualmente, le persone che sono andate in quiescenza prima del 31 dicembre 1980 hanno un\u2019et\u00e0 media di 87,6 anni.<\/p>\n<p>Se il confronto invece \u00e8 fatto tra maschi e femmine, registriamo che quest\u2019ultime sono in netta maggioranza. Tra i 562 mila pensionati baby presenti in Italia, ben 446 mila sono donne (pari al 79,4 per cento del totale) e \u201csolo\u201d 115.840 sono uomini (20,6 per cento del totale). In termini di et\u00e0 anagrafica, per\u00f2, a lasciare prima il lavoro \u00e8 stato il sesso forte con una media di 40,6 anni, contro i 43,2 anni delle donne. Infine, sia per i maschi sia per le femmine l\u2019et\u00e0 media in cui hanno percepito il primo assegno pensionistico \u00e8 stata pi\u00f9 bassa tra gli occupati nel pubblico che nel privato: mediamente di 6 mesi in entrambi i casi (vedi Tab. 3).<\/p>\n<p>Ancorch\u00e9 siano una piccola minoranza rispetto al numero totale presente l\u20191 gennaio 2020, quando si parla di pensionati baby il ricordo va agli ex dipendenti del pubblico impiego che hanno potuto beneficiare di norme estremamente favorevoli per andare in pensione anticipatamente. La possibilit\u00e0 ebbe inizio a partire dal 1973 fino ai primi anni \u201990, quando la riforma Amato del 1992 e la successiva riforma Dini del 1996 posero fine a questo privilegio.<\/p>\n<p>Ricordiamo che in questo ventennio, nel pieno del regime retributivo, sono stati riconosciuti i requisiti per il pensionamento alle impiegate pubbliche con figli dopo 14 anni, sei mesi e un giorno. Mentre per gli statali era possibile lasciare il servizio dopo 19 anni e mezzo e per i lavoratori degli enti locali dopo 25 anni.<\/p>\n<p>Non c\u2019\u00e8 nulla da stupirsi, dunque, se nello scacchiere europeo l\u2019Italia, anche al netto delle uscite assistenziali, sia da anni tra i paesi che spendono di pi\u00f9 per la previdenza, sacrificando altri settori come quello dell\u2019istruzione, dove siamo tra le realt\u00e0 che in Europa investono meno.<br \/>\nVa comunque ricordato che la spesa previdenziale nel nostro Paese \u00e8 particolarmente alta, anche perch\u00e9 registriamo un\u2019et\u00e0 media tra le pi\u00f9 elevate al mondo. Facciamo pochi figli, ma viviamo meglio e di pi\u00f9 di un tempo, quindi la popolazione tende ad invecchiare. Si pensi che nel 1981 il numero degli over 80 presenti nel nostro Paese superava di poco il milione. Nel giro di 40 anni gli ultra ottantenni sono quasi quadruplicati: all\u2019inizio di quest\u2019anno avevano superato quota 3.900.000.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Molti esperti sostengono che le cosiddette pensioni baby costano alle casse dello Stato circa 7 miliardi di euro all\u2019anno (pari allo 0,4 per cento del Pil nazionale). 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