{"id":157147,"date":"2020-08-25T11:05:51","date_gmt":"2020-08-25T09:05:51","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/?p=157147"},"modified":"2020-08-25T11:05:51","modified_gmt":"2020-08-25T09:05:51","slug":"sul-blocco-licenziamenti-lintervento-di-mauro-de-carli-cgil","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/sul-blocco-licenziamenti-lintervento-di-mauro-de-carli-cgil\/","title":{"rendered":"SUL BLOCCO LICENZIAMENTI L&#8217;INTERVENTO DI MAURO DE CARLI &#8211; CGIL &#8211;"},"content":{"rendered":"<p><strong>BELLUNO <\/strong>Su come sar\u00e0 la ripresa produttiva, dopo la fase covid, soprattutto copo il tristemente famoso lockdown Confindustria ha aperto un dibattito dopo che la discussione era in stato dormiente per un lungo periodo, lo ha fatto la presidente Lorrain Berton. A dare continuit\u00e0 al confronto ci pensa oggi il segretario della Cgil di Belluno Mauro De Carli. Riceviamo e volentieri pubblichiamo il suo intervento.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>di Mauro De Carli, Segretario Generale Cgil Belluno<\/strong><\/p>\n<blockquote><p><em>Gli industriali rivendicano la piena facolt\u00e0 di licenziamento, per ora ostacolata dall\u2019ultimo blocco imposto dal Decreto agosto e che coincide con la data del 15 novembre prossimo. La loro volont\u00e0 di \u201cliberarsi\u201d di gruppi dei loro dipendenti \u00e8 sicuramente dettata dal protrarsi della stagnazione post-blocco COVID, dalla mancanza di una ripresa che Confindustria prevedeva, questo in epoca lockdown, pi\u00f9 veloce e consistente, tanto che chiesero, con toni decisi ed accusatori nei nostri confronti, di sospendere il periodo di ferie solitamente posizionate ad agosto, per recuperare la produzione che il lockdown aveva bruciato.\u00a0 In verit\u00e0 da parte sindacale avevamo fatto presente tre aspetti che gravavano su una ripartenza totale; la frenata degli ordini era partita gi\u00e0 a fine 2019 (non \u00e8 stato quindi solo colpa del Covid se gli ordini erano in arretramento),e poi con il COVID si erano evidenziati meccanismi di blocco assai diversi tra loro (scelte diversificate dei vari Governi nazionali da quello liberista di Trump a quelli pi\u00f9 ferrei e decisi degli stati europei), che hanno reso complessa e complicata la gestione delle filiere produttive e segmenti industriali ormai sempre pi\u00f9 globalizzati (la vicenda delle mascherine ne \u00e8 stato un esempio), procurando ritardi nelle forniture di semilavorati e chiusure di mercati commerciali.\u00a0 Il terzo motivo \u00e8 legato alla trasformazione che il COVID comporta (e comportera\u2019) nelle mutazioni dei sistemi produttivi e probabilmente degli stessi sistemi industriali. Questo \u00e8 il punto vero della discussione; prima di pensare a licenziare bisognerebbe capire quali nuovi indirizzi dare alla nostra economia, in particolare alla nostra manifattura. Su questo punto dai giorni bui della chiusura totale delle attivit\u00e0 (che poi totale in verit\u00e0 non fu) stiamo chiedendo e vogliamo sapere se il mondo produttivo ha in mente un modello futuro, magari che riesca a fare tesoro delle stesse esperienze che derivano dal COVID e che sappia recepire le necessit\u00e0 che proprio il COVID ci ha evidenziato. Esempio il RESHORING per accorciare le filiere e mantenere attive le produzioni dei beni essenziali, come quelle legate alla sanit\u00e0, settore che potrebbe divenire nuovo propulsore di attivit\u00e0 economica e produttive ad esso collegate. Modelli industriali che sappiano coniugare i protocolli sulla sicurezza (perch\u00e9 con il contagio bisogna continuare a fare i conti, come pure con la problematica degli infortuni sul lavoro, nuovamente aumentati dopo la ripartenza) con la competizione dettata da industria 4.0, dalla digitalizzazione, elementi di modernizzazione su cui non si pu\u00f2 attendere ulteriormente.<\/em><br \/>\n<em>Ed \u00e8 a questo punto che possiamo dare un senso al blocco dei licenziamenti voluto dal Governo; per questi cambiamenti serve tempo, si devono coprire le difficolt\u00e0 di imprese e lavoratori di questi mesi con gli ammortizzatori sociali (che infatti sono esplosi per quantit\u00e0 di utilizzo e il Governo ipotizza di utilizzare anche i fondi SURE predisposti dall\u2019Europa) ed arrivare al momento giusto con un cambiamento del sistema produttivo gi\u00e0 improntato, serve recuperare in pieno le maestranze (valore aggiunto dell\u2019impresa) rimaste provvisoriamente a casa ed avviarci nel 2021, dove tanti economisti indicano esserci i primi segnali di una inversione del PIL mondiale. Allora non serve licenziare, anzi servirebbe dare continuit\u00e0 ai tanti precari dei contratti a termine, serve sicuramente riorganizzare il mondo produttivo, meglio se secondo gli indirizzi strategici che l\u2019accesso ai Fondi del RECOVERY FUND imporrebbero alle politiche dei governi e delle economie che li intendono utilizzare. Digitalizzazione dell\u2019economia, sostenibilit\u00e0 ambientale (noi diciamo anche \u201csoprattutto sociale\u201ded evitare i possibili fenomeni di \u201crabbia sociale\u201d che fasi involutive dell\u2019economia fanno spesso esplodere), economia circolare che recuperi lo sperpero di energia e di materiali. Se qualcuno (Confindustria) invece pensa sia giusto accorciare i tempi, mescolare licenziamenti e ristrutturazioni, lancia un messaggio che mi preoccupa perch\u00e9 sembra riproporre un vecchio modo di gestire economia e lavoro, ripresenta un ricetta uguale a quella del pre-COVID, che prevedo riprenda gli stessi meccanismi del vecchio sistema, anche sulla precariet\u00e0, sul mancato recupero delle diseguaglianze, sulla debolezza insita nel nostro sistema produttivo, in special modo quello veneto, forte nel produrre per i bassi salari ma debole nella competizione globale. Potremmo cosi\u2019 disperdere quell\u2019incredibile portata di risorse europee che stanno per arrivare nel 2021 , non si aprirebbero direzioni che reputiamo essere indispensabili per una nuova moderna fase economico-sociale, probabilmente non si condividerebbero quegli indirizzi che l\u2019Europa, pur dentro le proprie divisioni interne, \u00e8 riuscita a definire come strategici ( i processi di digitalizzazione, di ecosostenibilit\u00e0, di innovazione avanzata).<\/em><br \/>\n<em>Infine, dentro questo dibattito un posto di rilievo lo devono avere anche i rinnovi dei Contratti Nazionali scaduti, per Belluno importantissimo quello dell\u2019Occhialeria come quello dei Metalmeccanici; se la scelta che il mondo imprenditoriale vuol realmente fare \u00e8 quella di concertare il passaggio verso l\u2019innovazione e insieme la coesione sociale, allora non puo\u2019 reclamare libert\u00e0 di licenziamento, abbinandola alla mancata chiusura dei rinnovi dei CCNL, che sono stati prima frenati dall\u2019avvento del COVID e ora dimenticati sull\u2019altare della mancata ripresa. Anche su questo tema a breve credo sia indispensabile una risposta. La volont\u00e0 del sindacato, della CGIL, di costruire nel Paese un nuovo modello industriale c\u2019\u00e8, che passi soprattutto per il valore del lavoro e dei lavoratori; speriamo esista anche quella degli imprenditori e che quanto troviamo scritto sui giornali locali sia solo uno sfogo eccessivamente ingigantito da un titolo roboante e che comunque ci preoccupa moltissimo.<\/em><\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>BELLUNO Su come sar\u00e0 la ripresa produttiva, dopo la fase covid, soprattutto copo il tristemente famoso lockdown Confindustria ha aperto un dibattito dopo che la discussione era in stato dormiente per un lungo periodo, lo ha fatto la presidente Lorrain Berton. 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