{"id":158593,"date":"2020-08-31T13:30:52","date_gmt":"2020-08-31T11:30:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/?p=158593"},"modified":"2020-09-06T18:51:47","modified_gmt":"2020-09-06T16:51:47","slug":"i-racconti-di-paolo-soppelsa-trentottesima-puntata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/i-racconti-di-paolo-soppelsa-trentottesima-puntata\/","title":{"rendered":"I RACCONTI DI PAOLO SOPPELSA TRENTOTTESIMA PUNTATA"},"content":{"rendered":"<p><strong>UN TEMPO CHE FU<\/strong><\/p>\n<p><em><strong>AUDIO<\/strong><\/em><\/p>\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-158593-1\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/PAOLO-SOPPELSA-UN-TEMPO-CHE-FU.mp3?_=1\" \/><a href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/PAOLO-SOPPELSA-UN-TEMPO-CHE-FU.mp3\">https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/PAOLO-SOPPELSA-UN-TEMPO-CHE-FU.mp3<\/a><\/audio>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a class=\"dt-pswp-item\" href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/a861e260-1d11-44e0-a86f-0bc5361d49a6.jpg\" data-dt-img-description=\"\" data-large_image_width=\"1600\" data-large_image_height=\"1200\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-158595 alignleft\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/a861e260-1d11-44e0-a86f-0bc5361d49a6-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/a861e260-1d11-44e0-a86f-0bc5361d49a6-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/a861e260-1d11-44e0-a86f-0bc5361d49a6-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/a861e260-1d11-44e0-a86f-0bc5361d49a6-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/a861e260-1d11-44e0-a86f-0bc5361d49a6-1536x1152.jpg 1536w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/a861e260-1d11-44e0-a86f-0bc5361d49a6-640x480.jpg 640w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/a861e260-1d11-44e0-a86f-0bc5361d49a6.jpg 1600w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>C\u2019era la tranquilla serenit\u00e0 che regalavano i larici davanti alla casa dei nonni. Ed i boschi del Pelsa avevano il colore verde cupo dell\u2019estate. I miei sguardi di bambino percorrevano il filo delle creste della grande montagna da nord a sud per poi scendere fino alle case di Colaz. Dove ancora si scorgevano i tabi\u00e0 ed i prati erano curati ed illuminati dal sole del pomeriggio. Il nonno aveva i pantaloni blu e la camicia a quadri e camminava lento davanti a me col secchio di acciaio in mano. Pochi passi e poi infilava la grossa chiave nella serratura della porta della stalla. Due giri decisi tenendola fra medio ed anulare, un tiro al chiavistello e la \u201cporta de stala\u201d si apriva. Un dolce tepore misto a profumo di fieno usciva da quell\u2019antro ancora per me misterioso. La vacca era grande e grigia ed un po\u2019 mi intimoriva con la sua mole. Il nonno entrava, io rimanevo sulla soglia a guardare i suoi gesti sicuri. Un paio di carezze sulla schiena dell\u2019animale e poi si sedeva sullo \u201cscagnel\u201d con il secchio fra le gambe. Mi chinavo per vedere le meglio le sue mani che iniziavano l\u2019operazione della mungitura. Era bello vedere quella mani nodose e forti, abituate a spaccare pietre a colpi di mazza e a \u201ctir\u00e0 taje\u201d nel bosco, diventare delicate e gentili nell\u2019afferrare con grazia i \u201ctet de la vacia\u201d. Forse anche l\u2019apparentemente semplice gesto di mungere poteva rivelare la vera anima delle persone. In quel caso a rivelarsi era un\u2019anima genuina e sincera celata da un po\u2019 di scorza creata dalla guerra e dalle fatiche di una vita dura. Ma bastava poco per grattare via quella scorza ruvida: un panorama, un\u2019alba limpida d\u2019estate, il mungere la vacca, una mia domanda. Questo bastava per far uscire un\u2019anima semplice e gentile. Le mani del nonno agivano rapide sui \u201ctet\u201d ed il latte pareva uscire come un filo bianco ed invisibile che non si interrompeva mai per diversi minuti. Finch\u00e8 il secchio era quasi pieno. Terminata l\u2019operazione il nonno si alzava, riponeva il secchio in un angolo e saliva nel tabi\u00e0. Ascoltavo il fruscio del fieno mosso dalla forca e spinto nel \u201cfumer\u201d. I passi del nonno che scendeva di nuovo in stalla e metteva il fieno nella \u201ccarpia\u201d. Poi un pugno di sale che la vacca leccava avidamente con la sua enorme lingua rosa. E a volte avevo paura che potesse ingoiare anche la sua mano insieme al sale, tale era il suo entusiasmo per quella prelibatezza. Dopo il sale era il momento di togliere il letame dalla stalla. Il nonno afferrava il badile, lo affondava nella canaletta e scaricava \u201cla grasa\u201d nella carriola che andava a svuotare sulla \u201ccort\u201d fuori della stalla. Era letame, ed aveva l\u2019odore del letame. Ma serviva e l\u00ec doveva stare. Che non si buttava via nulla ed era il migliore concime per i campi. A pulizia terminata era il momento di portare da bere alla vacca con la grande vasca di metallo. E la vacca beveva di gusto mentre il nonno portava in casa il secchio pieno di latte. Sopra la credenza c\u2019era il contenitore bianco da un litro. Il nonno lo riempiva a met\u00e0 e poi me lo dava. \u201cT\u00f2\u2026bevi\u2026\u201d. Era latte che non era minimamente il latte che bevevo abitualmente a casa. Era completamente diverso e squisito. Ancora tiepido, denso e schiumoso. Lo bevevo cos\u00ec, senza nemmeno bollirlo. E mai ho avuto un mal di pancia. Perch\u00e9 nessun mangime oltrepassava la porta della stalla. Solo fieno nella pancia della vacca. Ed il sapore del latte lo testimoniava. La nonna nel frattempo armeggiava preparando il cibo per il maiale. Ed il maiale per me era un mistero. Chiuso nel \u201cporzil\u201d non lo vedevo mai. A volte lo sentivo grugnire minaccioso ed era vietato toccare il chiavistello della porta. Guai se fosse fuggito, riprenderlo sarebbe stata impresa ardua che peraltro capit\u00f2 al nonno. Impresa che non aveva nessuna intenzione di dover replicare. Del maiale potevo vedere solo il grugno che spuntava dal \u201cnaf\u201d quando gli portavamo da mangiare. Lo ascoltavo mangiare avidamente quel cibo preparato con cura. Tutta roba naturale, ed i salami lo avrebbero testimoniato la primavera successiva. Le galline, invece, potevo curarle anch\u2019io che era facile. Bastava aprire il \u201cseraglio\u201d a met\u00e0 mattina e recuperarle prima di cena. Non occorreva dar loro da mangiare perch\u00e9 erano autonome in tutto. Alla faccia del detto \u201ccervello di gallina\u201d. Mi stupivo di come potessero produrre ogni giorno un uovo. Eppure era cos\u00ec, e ne avevo la conferma ogni mattina quando a andavo a vuotare la cassetta di legno con il fieno. Poi la nonna faceva un buco nell\u2019uovo ed io lo bevevo cos\u00ec. Dal produttore al consumatore. Era un mondo semplice. Di gesti semplici e tramandati da sempre ma che andava spegnendosi giorno dopo giorno. Ero piccolo ma qualcosa intuivo. Un po\u2019 dai discorsi dei nonni ed un po\u2019 dal mio vivere a Belluno, dove potevo vedere avanzare un progresso che a casa dei nonni non sarebbe mai arrivato. La vacca rappresentava un po\u2019 il punto di equilibrio fra un mondo arcaico e la modernit\u00e0 che andava avanzando. Fieno e carriole di letame mentre in casa a Belluno era entrata la TV col telecomando e perfino il Televideo. And\u00f2 avanti ancora per poco questo sottile equilibrio fra antico e moderno. Poi vinse il moderno. Dopo l\u2019ultima \u201cbecaria\u201d per noi si chiuse un\u2019epoca. And\u00f2 in archivio una stagione durata chiss\u00e0 quanti decenni. Tutto fin\u00ec in quegli ultimi giorni novembre di met\u00e0 anni \u201980. Niente pi\u00f9 latte e niente pi\u00f9 fieno da rastrellare. Rimasero i larici ed il Pelsa a vegliare quell\u2019angolo di Dolomiti dove il vivere era cambiato per sempre.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>UN TEMPO CHE FU AUDIO &nbsp; C\u2019era la tranquilla serenit\u00e0 che regalavano i larici davanti alla casa dei nonni. Ed i boschi del Pelsa avevano il colore verde cupo dell\u2019estate. 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