{"id":159418,"date":"2020-09-07T13:30:55","date_gmt":"2020-09-07T11:30:55","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/?p=159418"},"modified":"2020-09-06T18:57:55","modified_gmt":"2020-09-06T16:57:55","slug":"i-racconti-di-paolo-soppelsa-trentanovesima-puntata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/i-racconti-di-paolo-soppelsa-trentanovesima-puntata\/","title":{"rendered":"I RACCONTI DI PAOLO SOPPELSA TRENTANOVESIMA PUNTATA"},"content":{"rendered":"<p><strong>L\u2019ULTIMA VACCA<\/strong><\/p>\n<p><em><strong>AUDIO<\/strong><\/em><\/p>\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-159418-1\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/PAOLO-SOPPELSA-LULTIMA-VACCA.mp3?_=1\" \/><a href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/PAOLO-SOPPELSA-LULTIMA-VACCA.mp3\">https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/PAOLO-SOPPELSA-LULTIMA-VACCA.mp3<\/a><\/audio>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a class=\"dt-pswp-item\" href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/bc338fe8-548d-4a13-8c6c-52e8436acb10.jpg\" data-dt-img-description=\"\" data-large_image_width=\"1600\" data-large_image_height=\"1200\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-159420 alignleft\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/bc338fe8-548d-4a13-8c6c-52e8436acb10-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/bc338fe8-548d-4a13-8c6c-52e8436acb10-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/bc338fe8-548d-4a13-8c6c-52e8436acb10-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/bc338fe8-548d-4a13-8c6c-52e8436acb10-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/bc338fe8-548d-4a13-8c6c-52e8436acb10-1536x1152.jpg 1536w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/bc338fe8-548d-4a13-8c6c-52e8436acb10-640x480.jpg 640w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/bc338fe8-548d-4a13-8c6c-52e8436acb10.jpg 1600w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>La corriera si ferm\u00f2 nel centro del paese. Scese, aspett\u00f2 che il mezzo ripartisse ed attravers\u00f2 la strada. Entr\u00f2 nel primo bar che incontr\u00f2 ed ordin\u00f2 un quarto di bianco. Fece due parole di circostanza con la giovane barista dal marcato accento tedesco. Fin\u00ec il vino, pag\u00f2 ed usc\u00ec. La giornata si prospettava splendida, con un cielo di un azzurro intenso. Nemmeno una nuvola in quel cielo di giugno. Guard\u00f2 le montagne che il sole iniziava ad illuminare. Erano diverse da quelle che circondavano il paese dove viveva. Si alzavano improvvise da quei prati falciati di fresco. Prati curatissimi, che arrivavano a lambire la roccia dolomitica, creando un contrasto a cui non era abituato. La strada intanto iniziava ad animarsi. I primi turisti dell\u2019estate si preparavano per l\u2019escursione del giorno. Chiss\u00e0 da dove veniva questa gente, si chiedeva. Quanta strada avevano fatto quelle persone per arrivare in quella valle ormai piena di alberghi. Non gli piaceva viaggiare. Muoversi dal suo paese evocava brutti ricordi. La miseria, poi la guerra e l\u2019emigrazione in Svizzera. Per\u00f2 quel giorno era felice. Era contento di essere ritornato nella valle che lo aveva ospitato sessant\u2019anni prima. Non aveva nemmeno dieci anni quando lo mandarono a pascolare le vacche. Per fuggire dalla miseria. Dalla fame. Allora c\u2019erano forse due alberghi, il resto erano stalle e animali. Si trov\u00f2 bene in quel posto. Coltiv\u00f2 molte amicizie. Continu\u00f2 anche dopo la guerra a frequentare quella vallata. Soprattutto d\u2019inverno, quando partiva da casa a piedi, carico di manici per badili costruiti da lui. Quaranta km. per due soldi e qualche forma di formaggio. Chiese l\u2019ora ad un passante. A met\u00e0 mattina aveva un appuntamento importante. L\u2019acquisto dell\u2019ultima vacca. Iniziava a sentire il peso dell&#8217;et\u00e0, e si rendeva conto giorno per giorno che un certo tipo di mondo stava cessando di esistere. In pochi al suo paese tenevano ancora animali. La grande fabbrica di occhiali stava inghiottendo quel povero ma dignitoso mondo agricolo. C\u2019erano lavoro e stipendio ogni mese. Anche i prati non venivano quasi pi\u00f9 falciati. Molti giovani erano scesi nei paesi di fondovalle, vicini allo stabilimento. Lass\u00f9 al paese molti meno camini fumavano durante le lunghe giornate d\u2019inverno. Qualche decina di minuti dopo era davanti al piccolo maso. Il suo amico lo stava aspettando. Si salutarono da lontano, poi si strinsero la mano. Poche parole, come usavano entrambi. Visionarono alcune vacche e la scelta fu quasi immediata. Concordarono il prezzo velocemente. Questa \u00e8 l\u2019ultima, disse. L\u2019amico lo prese amichevolmente in giro sul fatto che fosse l\u2019ultima, poi si fece serio. Entrambi erano avanti con gli anni. Parlarono per un po\u2019 dei vecchi tempi. Si misero d\u2019accordo sulla data del trasporto dell\u2019animale e si salutarono. Si sarebbero rivisti di li a poco nel paese che guarda l&#8217;immensa parete nord del Civetta. Ritorn\u00f2 verso il centro del borgo. Il sole ormai alto inondava di luce la vallata mentre gruppi di bambini giocavano fra le case, godendosi quei primi giorni di vacanze estive. Entr\u00f2 in un negozio e ne usc\u00ec con pane e mortadella. E qualche lattina di birra. Si sedette su una panchina all\u2019ombra. Guardava con curiosit\u00e0 quell\u2019ambiente ordinato, con le cameriere che entravano e uscivano dagli alberghi, indaffarate e sorridenti. Gli piacevano i gerani rossi e bianchi che ornavano terrazzi e finestre. Mangi\u00f2 un panino e bevette una birra mentre le campane suonavano il mezzogiorno. Pass\u00f2 un bel po\u2019 di tempo su quella panchina immerso nei suoi pensieri. Chiudeva gli occhi e pensava a sessant\u2019anni prima, quando, ancora bambino, accudiva le vacche sui prati sopra il paese. Pensava a quanto era cambiato quell\u2019angolo di mondo dolomitico. Gli venne in mente la parola \u201cturismo\u201d, termine quasi sconosciuto al suo paese. Poi entr\u00f2 nello stesso bar del mattino, bevette un bianco ed usc\u00ec. Caric\u00f2 il \u201crusach\u201d sulla spalla destra e si avvi\u00f2. Nello zaino c\u2019erano un panino, la mortadella e le birre. E nessun biglietto della corriera. Sarebbe ritornato a casa a piedi. Come un tempo. Quando le gambe erano pi\u00f9 giovani e c\u2019era la fame. Si ferm\u00f2 ad una fontana a bere e fare scorta d\u2019acqua. Ripart\u00ec lentamente, con quell\u2019andatura leggermente zoppicante, figlia di una vita di fatiche. Il tramonto lo sorprese mentre percorreva i rettilinei che portano a Passo Valparola. I ricordi lo attendevano lungo la strada, profumati di cirmolo e rododendro. Guard\u00f2 le rocce incendiarsi e poi spegnersi lentamente. Ed arriv\u00f2 una fresca sera di inizio estate. Giunse ai tornanti sotto il passo che era notte fonda. Una lucente mezzaluna ed un\u2019infinit\u00e0 di stelle sopra la sua testa. A volte, quando si fermava a riposare, le guardava. Poi lo sguardo cercava i profili neri delle montagne. Finalmente poteva ammirarle con occhi diversi. Quella sera il passo non era pi\u00f9 un calvario di fatica come tanti anni prima. Era un camminare nei ricordi. Si sentiva in simbiosi con quell\u2019ambiente di alta quota. In meno tempo di quanto immaginava valic\u00f2 il passo. Il forte austriaco della Grande Guerra sembrava aspettarlo come un fantasma di pietra. Entr\u00f2 e si sedette con la schiena appoggiata ad una parete. Mangi\u00f2 pane e mortadella e, dopo aver bevuto la birra, si addorment\u00f2 per un paio d\u2019ore. Si svegli\u00f2 quando la mezzaluna era sopra la Marmolada. Ripart\u00ec. Ora era tutta discesa. L\u2019alba arriv\u00f2 limpida quando aveva raggiunto Pian Falzarego. Scendeva lungo il passo sfruttando le scorciatoie fra un tornante e l\u2019altro. I piedi iniziavano a dolere, ma tenne duro. Qualche automobilista lo guardava incuriosito. Arriv\u00f2 a Caprile a met\u00e0 mattina. Sfinito. Aveva camminato per circa trenta km. Si fece coraggio con un\u2019ombra di bianco nel primo bar del paese. Percorse ancora cinque km. Poi si arrese. L\u2019avventura termin\u00f2 su una panchina in riva al lago di Alleghe. A dieci km da casa. Dal traguardo. Per\u00f2 non si sentiva sconfitto. La vita gli aveva insegnato che a volte si vince e a volte si perde. Pens\u00f2 che in fondo a casa a piedi ci era gi\u00e0 arrivato una volta, e da molto pi\u00f9 lontano. Dalla Francia, alla fine della guerra. Stavolta poteva bastare cos\u00ec. Dopo essersi riposato un po\u2019 entr\u00f2 in un bar e acquist\u00f2 un biglietto della corriera. Apr\u00ec la porta di casa appena dopo pranzo. Con i piedi bolliti ed una serenit\u00e0 nuova. Dorm\u00ec due giorni di fila. Sognando le stelle di Passo Valparola<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019ULTIMA VACCA AUDIO &nbsp; La corriera si ferm\u00f2 nel centro del paese. Scese, aspett\u00f2 che il mezzo ripartisse ed attravers\u00f2 la strada. Entr\u00f2 nel primo bar che incontr\u00f2 ed ordin\u00f2 un quarto di bianco. Fece due parole di circostanza con la giovane barista dal marcato accento tedesco. Fin\u00ec il vino, pag\u00f2 ed usc\u00ec. 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