{"id":181730,"date":"2020-12-28T13:30:24","date_gmt":"2020-12-28T12:30:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/?p=181730"},"modified":"2020-12-27T18:10:06","modified_gmt":"2020-12-27T17:10:06","slug":"i-racconti-di-paolo-soppelsa-cinquantacinquesima-puntata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/i-racconti-di-paolo-soppelsa-cinquantacinquesima-puntata\/","title":{"rendered":"I RACCONTI DI PAOLO SOPPELSA CINQUANTACINQUESIMA PUNTATA"},"content":{"rendered":"<p><strong>SAN TOMASO 30\/31 DICEMBRE 1996<\/strong><\/p>\n<p><em><strong>AUDIO<\/strong><\/em><\/p>\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-181730-1\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/PAOLO-SOPPELSA-SAN-TOMASO-1996.mp3?_=1\" \/><a href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/PAOLO-SOPPELSA-SAN-TOMASO-1996.mp3\">https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/PAOLO-SOPPELSA-SAN-TOMASO-1996.mp3<\/a><\/audio>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/?attachment_id=181732\" rel=\"attachment wp-att-181732\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-181732 alignleft\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/da156587-5655-41d6-b1a2-f8048f8a87a1-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/da156587-5655-41d6-b1a2-f8048f8a87a1-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/da156587-5655-41d6-b1a2-f8048f8a87a1-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/da156587-5655-41d6-b1a2-f8048f8a87a1-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/da156587-5655-41d6-b1a2-f8048f8a87a1-1536x1152.jpg 1536w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/da156587-5655-41d6-b1a2-f8048f8a87a1.jpg 1600w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>&#8220;&#8230;cosa facciamo l&#8217;ultimo dell&#8217;anno\u2026? Il fondamentale quesito veniva espresso generalmente intorno ai Santi. Come e dove trascorrere il Capodanno era questione di vitale importanza, capace di generare impegnativi dibattiti e proposte varie. Quell&#8217;anno proposi la location di San Tomaso Agordino. Avrei messo volentieri a disposizione la casa dei nonni, e la proposta venne accolta di buon grado. Ormai eravamo avvezzi alle feste di Capodanno un p\u00f2 avventurose e cos\u00ec mettemmo in moto la macchina organizzativa peraltro gi\u00e0 ben rodata. Il tutto oltre un mese prima dell&#8217;evento perch\u00e9 eravamo previdenti. Passarono le settimane fra liste di invitati e liste della spesa. Forse era pi\u00f9 facile varare una Finanziaria, ma dai e dai, a forza di fare e disfare, risultavano perfino precise e realistiche. Finalmente arriv\u00f2 il trenta dicembre e di buon&#8217;ora salii a San Tomaso con mamma e pap\u00e0 guidando sulla 203 incrostata di &#8220;brosa&#8221;. Faceva un freddo becco e preparare la casa per la festa fu una bella sfacchinata. Accensione del &#8220;fornel&#8221; e della cucina economica, e poi via a pulire e montare gli addobbi che aveva comprato mia mamma. Verso l&#8217;una riportai la madre a Belluno mentre pap\u00e0 si era fermato a Cencenighe dove avrebbe pernottato. Il pomeriggio mi ritrovai con gli amici per organizzare gli ultimi dettagli, e nel mentre ci balen\u00f2 l&#8217;idea di andare &#8220;in s\u00f9&#8221; per anticipare la festa. Partimmo in cinque con due macchine appena venuto buio. A San Tomaso c&#8217;era un bel freddo, si era intorno ai 12\u00b0sottozero e non c&#8217;era neve. Trovammo un piacevole tepore in casa e la serata pass\u00f2 in allegra tranquillit\u00e0, con il giusto bere ma senza eccesso alcuno. Poi ci sistemammo per la notte: io sul fornel, gli altri e le altre sparsi per casa su divani e giacigli vari. Fu in quella occasione che gli amici scoprirono il fornel, che dest\u00f2 parecchia curiosit\u00e0. Durante la notte inizi\u00f2 a nevicare. Verso le nove la neve scendeva a &#8220;straze&#8221; ed il manto bianco cresceva quasi a vista d&#8217;occhio. Fu in quei momenti che intravidi un&#8217;ombra scura avanzare nella tormenta nei pressi del tabi\u00e0. Pareva un soldato dell&#8217;A.R.M.I.R. sotto la neve della steppa Russa. Era pap\u00e0 che era passato a salutare e fare gli auguri prima di tornare a Belluno. E come fosse riuscito a salire a San Tomaso, con la Tipo gommata Goodyear estive mezze consumate e senza catene, lo sa solo lui. Un mistero tutt&#8217;ora irrisolto. Dopo pranzo la linea telefonica &#8220;cabina in piazza a Cencenighe &#8211; telefono grigio con la rotella di San Tomaso&#8221; si fece rovente. In verit\u00e0 avevamo pure ben due telefoni cellulari. Ma praticamente mancavano i ripetitori e quindi il telefono con la rotella risult\u00f2 fondamentale. Feci un paio di viaggi con la Panda 750, dotata di mitiche gomme chiodate e bianca come la neve che scendeva copiosa, per recuperare gli amici a &#8220;Cence&#8221;. Nevicava sempre pi\u00f9 forte, gli spazzaneve facevano fatica a tenere percorribili le strade ed era un vero piacere affrontare il vecchio incrocio per San Tomaso. All&#8217;imbrunire arrivarono gli ultimi due amici e la festa ebbe ufficialmente inizio. Le nostre care ragazze furono straordinarie: prepararono squisite cibarie perfette per un Capodanno indimenticabile. Tartine, piadine, panettoni ripieni, lenticchie e zamponi. Una meraviglia culinaria. Fu una festa senza eccessi, godendoci in pieno quel clima di vera amicizia che c&#8217;era fra noi. A mezzanotte l&#8217;immancabile brindisi e baci ed abbracci. Qualcuno telefon\u00f2 a casa per fare gli auguri alla famiglia con il telefono grigio con la rotella. Poi ebbe inizio la mitica passeggiata fino a Celat sotto una nevicata imponente. Qualcuno rimase a casa, io ed altri percorremmo i due km di strada che ci separavano dalla piazza del paese. Tocol pareva un presepe, illuminato com&#8217;era da magiche luminarie. La piazza era un sogno innevato ed ancora si sentivano spari di petardi e fuochi artificiali dalle parti di Alleghe. Tornammo verso casa e, non ancora sazi di neve, camminammo ancora, stavolta in discesa verso Cencenighe. Saranno state circa le due quando rientrammo a casa. Qualche brindisi ancora e poi la festa incominci\u00f2 a scemare. Riuscimmo addirittura a dormire, per modo di dire, per due o tre ore. E come fossimo riusciti a farlo non si \u00e8 ancora capito. Come non si \u00e8 ancora capito come fossimo riusciti a stare in dodici in due piccole stanze. Misteri dei vent&#8217;anni. La prima mattina del 1997 si present\u00f2 in modo spettacolare: smise di nevicare ed usc\u00ec un bel sole. Furono oltre sessanta centimetri di neve fresca. E c&#8217;era ancora uno splendido clima di amicizia in casa. Disseppellimmo la Panda e riportai gli amici a Cencenighe. Ci salutammo e si avviarono verso Belluno. Poco dopo mezzogiorno, come un vero capitano della nave, lasciai per ultimo la casa di San Tomaso insieme a due amiche ed un bagagliaio pieno di squisiti avanzi della festa. Belluno mi accolse con una quarantina di centimetri di neve che scintillava al sole. Inizi\u00f2 cos\u00ec uno splendido 1997 e la sera del primo giorno dell&#8217;anno fu un ritrovarsi ancora una volta con gli amici di sempre. C&#8217;era amicizia, c&#8217;erano neve ed allegria. C&#8217;erano i magici vent&#8217;anni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>SAN TOMASO 30\/31 DICEMBRE 1996 AUDIO &nbsp; &#8220;&#8230;cosa facciamo l&#8217;ultimo dell&#8217;anno\u2026? Il fondamentale quesito veniva espresso generalmente intorno ai Santi. Come e dove trascorrere il Capodanno era questione di vitale importanza, capace di generare impegnativi dibattiti e proposte varie. 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