{"id":188080,"date":"2021-02-01T13:30:31","date_gmt":"2021-02-01T12:30:31","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/?p=188080"},"modified":"2021-01-31T13:39:06","modified_gmt":"2021-01-31T12:39:06","slug":"i-racconti-di-paolo-soppelsa-sessantesima-puntata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/i-racconti-di-paolo-soppelsa-sessantesima-puntata\/","title":{"rendered":"I RACCONTI DI PAOLO SOPPELSA SESSANTESIMA PUNTATA"},"content":{"rendered":"<p><strong>LA BRENTA DE PRADEMEZ<\/strong><\/p>\n<p><em><strong>AUDIO<\/strong><\/em><\/p>\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-188080-1\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/PAOLO-SOPPELSA-LA-BRENTA-DE-PRADEMEZ.mp3?_=1\" \/><a href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/PAOLO-SOPPELSA-LA-BRENTA-DE-PRADEMEZ.mp3\">https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/PAOLO-SOPPELSA-LA-BRENTA-DE-PRADEMEZ.mp3<\/a><\/audio>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/?attachment_id=188086\" rel=\"attachment wp-att-188086\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-188086 alignleft\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/c44c21eb-c4e3-4d5a-b9ed-caecdda61b37-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/c44c21eb-c4e3-4d5a-b9ed-caecdda61b37-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/c44c21eb-c4e3-4d5a-b9ed-caecdda61b37-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/c44c21eb-c4e3-4d5a-b9ed-caecdda61b37-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/c44c21eb-c4e3-4d5a-b9ed-caecdda61b37.jpg 1080w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Canta una musica soffusa l&#8217;antica fontana di Pradimezzo di Cencenighe Agordino. Una melodia che oggi un p\u00f2 si perde nel brusio d&#8217;auto che proviene dalla sottostante Strada Regionale. \u00c8 di notte, quando i rumori scompaiono, che la sua voce d&#8217;acqua ritorna ad essere protagonista come lo era nel lontano 1885. Chiss\u00e0 com&#8217;era il silenzio in quei tempi lontani: lo immagino simile ad un tacere profondo rotto soltanto dal vociare dei bambini e dai colpi delle mazze che battevano sui cunei di ferro che aprivano i tronchi di larice. E poi dallo scalpiccio degli zoccoli delle vacche e dal risuonare dei secchi di rame che giungevano vuoti alla &#8220;brenta&#8221; di pietra. Ogni frazione aveva la sua fontana, ma forse quella di &#8220;Prademez, &#8221; per i bisogni del momento, era divenuta obsoleta. Oppure, pi\u00f9 semplicemente, gli abitanti del borgo ne desideravano una pi\u00f9 bella, magari pi\u00f9 grande e funzionale.<br \/>\nCarlo e Gabriele avevano circa trent&#8217;anni quando, nel lontano 1885, misero a disposizione la loro esperienza di &#8220;tajapiere&#8221;. Erano abili scalpellini, con braccia forti e anime di artisti. Li immagino in una limpida mattina d&#8217;autunno mentre salgono chiacchierando lungo la mulattiera del &#8220;Bosc dal Forn&#8221;. Crepitare di foglie di faggio sotto gli scarponi e la camminata veloce e sicura di chi aveva trascorso la vita su quei ripidi pendii. Malos, Cioit e poi l&#8217;approdo nella foresta dei Mesaroz. Dove avrebbero scelto il masso pi\u00f9 adatto di pregiata pietra. Erano dotati di pochi mezzi ma possedevano grande ingegno ed esperienza. &#8220;Leverin, ponte e mazot, &#8216;na stroza da sas&#8221; e tanta abilit\u00e0 acquisita lavorando in valle e pure all&#8217;estero. Mi piace immaginarli mentre lavorano insieme chiamando il colpo &#8220;par tramud\u00e0 el blok&#8221;. Poi, sistemato opportunamente il masso, iniziare il difficile lavoro &#8220;de ponta e mazot&#8221; per squadrare l&#8217;esterno della fontana e svuotarne l&#8217;interno. Un susseguirsi di colpi rapidi e sapienti, un picchiettare metallico che rompeva il silenzio del bosco. Un lavorare che era musica d&#8217;artista che modellava la pietra. Sudore, schegge di Dolomia e giallo dei larici. L&#8217;attendere l&#8217;arrivo della neve per provvedere al trasporto fino a Pradimezzo. La parte pi\u00f9 complicata di tutta l&#8217;impresa. Un metro cubo di pietra pesa ventiquattro quintali ma dalla loro avevano &#8220;el mestier&#8221;. Come due novelli egizi, servendosi di tronchi di legno e della &#8220;stroza&#8221;, scesero dai Mesaroz fino a Veronetta sfruttando la neve e la gravit\u00e0 guidando con sapienza il discendere della fontana lungo la ripida mulattiera. Poi il tragitto un p\u00f2 pi\u00f9 comodo &#8220;fin fora su la Roa&#8221;, dove la pendenza della salita che conduce a Pradimezzo avrebbe messo ancora a dura prova i due amici. Mi piace immaginare che in tanti siano corsi in aiuto dei due abili scalpellini. Tutti a spingere la nuova &#8220;brenta&#8221; fino alle case &#8220;de Prademez&#8221;. Poi le ultime rifiniture e la collocazione sul bordo di quella che oggi \u00e8 strada asfaltata. Ancora un lavorare de &#8220;ponta e mazot&#8221; per incidere le loro iniziali ed una data particolare: 14 marzo 1885. \u00c8 probabile che non sia semplice coincidenza la scelta di quel preciso giorno: il 14 marzo \u00e8 la giornata in cui il sole, per la prima volta dopo i lunghi mesi invernali, illumina la frazione anche nel pomeriggio. Da quel d\u00ec in poi l&#8217;inverno diventa un p\u00f2 pi\u00f9 gentile, con la neve che inizia a mollare tramutandosi in acqua che disseta i campi ed i prati dove crescono preziosi alberi da frutto. Mi piace immaginare la soddisfazione di Carlo e Gabriele e la semplice festa degli abitanti di Pradimezzo al cospetto della nuova fontana. E chiss\u00e0 da allora quante bestie si sono abbeverate alla &#8220;brenta&#8221;. E quante le borracce riempite dagli escursionisti in partenza per il bivacco Bedin. Oggi la fontana, come allora, regala la sua sommessa musica d&#8217;acqua e le iniziali scolpite nella pietra tramandano la memoria di quelle vite operose vissute di fronte al Pelsa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LA BRENTA DE PRADEMEZ AUDIO &nbsp; Canta una musica soffusa l&#8217;antica fontana di Pradimezzo di Cencenighe Agordino. 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