{"id":199692,"date":"2021-03-30T06:05:16","date_gmt":"2021-03-30T04:05:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/?p=199692"},"modified":"2021-03-30T06:05:37","modified_gmt":"2021-03-30T04:05:37","slug":"i-racconti-di-paolo-soppelsa-sessantottesima-puntata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/i-racconti-di-paolo-soppelsa-sessantottesima-puntata\/","title":{"rendered":"I RACCONTI DI PAOLO SOPPELSA SESSANTOTTESIMA PUNTATA"},"content":{"rendered":"<p><strong>QUASI PRIMAVERA<\/strong><\/p>\n<p><em><strong>AUDIO<\/strong><\/em><\/p>\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-199692-1\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/PAOLO-SOPPELSA-QUASI-PRIMAVERA.mp3?_=1\" \/><a href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/PAOLO-SOPPELSA-QUASI-PRIMAVERA.mp3\">https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/PAOLO-SOPPELSA-QUASI-PRIMAVERA.mp3<\/a><\/audio>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/i-racconti-di-paolo-soppelsa-sessantottesima-puntata\/4e3320ff-c3a8-4caf-b4f3-6a2edf14126c\/\" rel=\"attachment wp-att-199694\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-199694 alignleft\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/4e3320ff-c3a8-4caf-b4f3-6a2edf14126c-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/4e3320ff-c3a8-4caf-b4f3-6a2edf14126c-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/4e3320ff-c3a8-4caf-b4f3-6a2edf14126c-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/4e3320ff-c3a8-4caf-b4f3-6a2edf14126c-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/4e3320ff-c3a8-4caf-b4f3-6a2edf14126c.jpg 1080w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Era un tempo bislacco quello d&#8217;inizio primavera. Un tempo di neve invecchiata aggrappata alle cime, lavorata da gelo e disgelo, rassegnata eppure ancor tenace. A mezza costa, invece, quel tempo era incertezza. Nuvole umide, pesanti, correvano lambendo i boschi spogli, sfiorando i larici e i faggi ancora assopiti nel sonno di quella che, di notte, era ancora stagione di freddo e silenzi. Era un tempo scandito dal battere della &#8220;ronconela&#8221;. Tre o quattro &#8220;legne de pez tirade fora dala pila&#8221;. Colpi decisi, sicuri, inferti da &#8220;man usade a laor\u00e0&#8221;. Il chinarsi lento per raccogliere le &#8220;skinele&#8221; cadute ai lati del &#8220;zok&#8221;. Uno sguardo alle nuvole che veleggiavano sopra Ghisel. Grigie e silenziose risalivano leggere lungo i versanti del Pelsa, velando e svelando l&#8217;alta e severa parete che si innalzava potente fino a ritrovare l&#8217;inverno. Poi l&#8217;incastellare le &#8220;skinele&#8221; nella &#8220;cosina&#8221;, l&#8217;accendere la mezza pagina arrotolata dell&#8217;Amico del Popolo. La lieve e semplice soddisfazione provata ascoltando il fuoco che ardeva con sempre pi\u00f9 vigore. Il chiudere &#8220;el registro&#8221; e l&#8217;aprire &#8220;el bank da le legne. Era il tempo della pioggia sottile, delle donne e degli uomini che uscivano dalle &#8220;stue&#8221; per scrutare quel cielo indeciso, ascoltando il frusciare delle fronde degli abeti mossi dal vento che scendeva dalla Val Cordevole. Uomini e prati che lentamente parevano rinascere a nuova vita. Ma era una vita diversa, con i prati che iniziavano a tramutarsi in bosco, non pi\u00f9 falciati da quegli uomini sempre pi\u00f9 stanchi. Anche loro parevano sciogliersi come l&#8217;ultima neve accarezzata dal tiepido sole del mezzogiorno. Taceva le stalla, sarebbe rimasto vuoto il tabi\u00e0. &#8220;El porzil&#8221;, invece, si sarebbe trasformato in &#8220;legnera&#8221;. Rimanevano i campi, concimati dall&#8217;ultima &#8220;grasa&#8221;. Le patate e i &#8220;fasoi&#8221; da raccogliere a settembre. Le &#8220;trei pite &#8216;nte seraglio&#8221;. La &#8220;part de le legne&#8221;. Nasceva una nuova primavera e moriva gran parte di quel mondo antico, fatto di gesti tramandati e sempre uguali. Un fare carico di sapienza andava estinguendosi forse per sempre. Le &#8220;faoz&#8221;, i &#8220;restiei&#8221; e i &#8220;darlin&#8221; sarebbero rimasti i muti testimoni di quel mondo che ogni giorno andava sempre pi\u00f9 scomparendo. Un camminare lento sotto al &#8220;palanzin&#8221;, approfittando della pausa fra uno scroscio e l&#8217;altro di pioggia &#8220;par lig\u00e0 su quatro fasin&#8221;. Un lavorare tranquillo, ascoltando il gocciolare dell&#8217;acqua e respirando quell&#8217;aria umida di una primavera ancora effimera. Era un tempo fermo, indifferente, necessario. Un tempo di &#8220;levine&#8221; in bilico sopra i canaloni del Pelsa. Un tempo accettato da uomini che vivevano ancora una volta l&#8217;incertezza di quei giorni di fine marzo. Poi erano lunghe sere di poche parole e saggio tacere. E notti di profondo sonno nella perfetta quiete della stanza dai muri rosa.<\/p>\n<p>QUASI PRIMAVERA<\/p>\n<p>Nuvole inquiete attraversano cieli indecisi. Alberi frementi di nuova vita.<br \/>\nGrondaie gocciolanti.<br \/>\nNeve sfinita.<br \/>\nVogliosa di scomparire in prati ancora dormienti.<br \/>\nCaldo e freddo, sole e vento.<br \/>\nFredde acque di torrente inscurite dal primo disgelo.<br \/>\nMuri intiepiditi da un sole che ogni giorno acquista una nuova e vitale forza.<br \/>\nQuasi primavera.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>QUASI PRIMAVERA AUDIO &nbsp; Era un tempo bislacco quello d&#8217;inizio primavera. Un tempo di neve invecchiata aggrappata alle cime, lavorata da gelo e disgelo, rassegnata eppure ancor tenace. A mezza costa, invece, quel tempo era incertezza. 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