{"id":211434,"date":"2021-05-24T13:30:01","date_gmt":"2021-05-24T11:30:01","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/?p=211434"},"modified":"2021-05-25T06:03:00","modified_gmt":"2021-05-25T04:03:00","slug":"i-racconti-di-paolo-soppelsa-settantaseiesima-puntata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/i-racconti-di-paolo-soppelsa-settantaseiesima-puntata\/","title":{"rendered":"I RACCONTI DI PAOLO SOPPELSA SETTANTASEIESIMA PUNTATA"},"content":{"rendered":"<p><strong>IL GIRO D&#8217;ITALIA A SAN TOMASO <\/strong><\/p>\n<p><em><strong>AUDIO<\/strong><\/em><\/p>\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-211434-1\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/PAOLO-SOPPELSA-GIRO-ITALIA-SAN-TOMASO.mp3?_=1\" \/><a href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/PAOLO-SOPPELSA-GIRO-ITALIA-SAN-TOMASO.mp3\">https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/PAOLO-SOPPELSA-GIRO-ITALIA-SAN-TOMASO.mp3<\/a><\/audio>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/i-racconti-di-paolo-soppelsa-settantaseiesima-puntata\/724dbb9d-3a8d-411b-8b1a-f2b1efade8f0\/\" rel=\"attachment wp-att-211436\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-211436 alignleft\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/724dbb9d-3a8d-411b-8b1a-f2b1efade8f0-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/724dbb9d-3a8d-411b-8b1a-f2b1efade8f0-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/724dbb9d-3a8d-411b-8b1a-f2b1efade8f0-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/724dbb9d-3a8d-411b-8b1a-f2b1efade8f0.jpg 960w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>A Cencenighe il Giro d&#8217;Italia \u00e8 di casa. Accade piuttosto spesso che la Corsa Rosa attraversi il paese situato fra il Biois ed il Cordevole. Accadde pure nell&#8217;edizione del 2007, e in quell&#8217;occasione, mentre osservavo i corridori fare rifornimento di panini e borracce nei pressi delle Cioipe, pensai che sarebbe stato bello un giorno vedere i concorrenti impegnati lungo la salita che porta a San Tomaso. Mai il Giro d&#8217;Italia era transitato a Celat. Passarono i mesi ed arriv\u00f2 novembre, il mese in cui viene svelato il percorso dell&#8217;edizione successiva della corsa ciclistica. Seguii la presentazione in TV, curioso di sapere se il percorso avrebbe interessato per il secondo anno consecutivo la nostra provincia. Vennero elencate le varie tappe e la quindicesima era il classico &#8220;tappone&#8221; dolomitico, quello &#8220;dei passi&#8221;. Per la precisione si sarebbe trattato della Arabba-Passo Fedaia. Il conduttore afferm\u00f2 che quella probabilmente sarebbe stata la tappa decisiva per la classifica e poi aggiunse che nel percorso era stato inserito un inedito Gran Premio della Montagna: ovvero quello di San Tomaso. Feci quasi un salto sul divano appena udita la notizia e pensai che sarebbe stato un giorno memorabile per il &#8220;paese appartato&#8221; per eccellenza. Mi emozion\u00f2 l&#8217;idea che il paese natale dei miei nonni materni, per un giorno, potesse mostrare in mondovisione le sue meraviglie paesaggistiche troppo poco conosciute. E poi la tappa si sarebbe corsa di sabato, il giorno perfetto per un evento di tale portata. Passarono i mesi ed arriv\u00f2 finalmente il 25 maggio. Quella mattina partii di buon&#8217;ora da Belluno e lungo la 203 c&#8217;era traffico di auto e biciclette che salivano verso i passi dolomitici. RadioPi\u00f9 era in fermento: andavano in onda informazioni continue, curiosit\u00e0 ed orari di chiusura strade e di passaggio dei ciclisti. Arrivato a Cencenighe decisi di percorrere in macchina la Provinciale che conduce a San Tomaso per scattare un p\u00f2 di foto del &#8220;parecio&#8221; che gli abitanti avevano allestito per celebrare il grande evento. Tutti si erano prodigati con fervida fantasia per addobbare a festa il proprio paese. Lungo la strada che sale a Celat c&#8217;era il trionfo del colore rosa: centinaia di palloncini a decorare finestre balconi e reti dei giardini. E poi striscioni e bandiere ovunque, palchi improvvisati forniti di TV per seguire la corsa. Qualcuno preparava i barbecue e ci fu chi color\u00f2 la propria Apecar, ovviamente di colore rosa, esponendola poi nei pressi dello striscione del Gran Premio della Montagna di Celat. Scesi anche lungo la tecnica ed impegnativa discesa che porta ad Avoscan. E all&#8217;entrata del ponte di Sot Colar\u00f9, appeso alla parete rocciosa, il mitico striscione con scritto &#8220;frena&#8221;: la cui fotoi fin\u00ec sui principali quotidiani nazionali. Dopo pranzo salimmo al tornante delle Martinazze per assistere al passaggio della Carovana Rosa. Mentre camminavo lungo la Provinciale pensai che il Giro d&#8217;Italia, oltre che una importante manifestazione sportiva, era davvero una festa nazional\/popolare. Tutti erano in fermento: c&#8217;erano intere famiglie che da ore erano in attesa del grande evento. C&#8217;era atmosfera di festa lungo la strada solitamente silenziosa. \u00c8 la grande magia del Giro, che unisce pubblico e corridori creando un&#8217;atmosfera carica di contagiosa allegria. All&#8217;una inizi\u00f2 lo show della Carovana Rosa, uno spettacolo che sempre regala gioia e allegria. Sorrisi meravigliati dei bambini ed un p\u00f2 di sana confusione di clacson e megafoni e colori sgargianti di auto e moto. Poi, all&#8217;incirca alle 14, il momento clou di quella memorabile giornata: ecco lo spuntare dei corridori all&#8217;uscita del tornante di Fontanelle. Un primo gruppetto di ciclisti sal\u00ec velocemente, incitato a gran voce dal numeroso pubblico presente a bordo strada. Una manciata di secondi ed un gruppo pi\u00f9 numeroso di corridori percorse in velocit\u00e0 il tornante delle Martinazze. Pi\u00f9 staccato il gruppone, con i velocisti in fondo che salivano con meno impeto. Per tutti i concorrenti c&#8217;era un applauso, un incitamento. Uno spettacolo, quello del passaggio degli atleti, che dura pochi secondi ma che rimane per sempre nella memoria di chi c&#8217;era. \u00c8 il fascino della Corsa Rosa, che \u00e8 s\u00ec sport e agonismo, ma \u00e8 pure partecipazione vera della gente che si assiepa sulle strade tifando e mettendo in moto la fantasia per festeggiare il passaggio dei corridori. Poi, dopo il transito delle ultime ammiraglie, il correre verso casa a Cencenighe per seguire il resto della tappa, che avrebbe vissuto il suo culmine agonistico lungo il terribile rettilineo che da Malga Ciapela sale fino a Capanna Bill. Fu una giornata memorabile, di festa e di sport quella vissuta lungo la strada che sale al paese che guarda il Civetta. Poi, verso sera, lo scendere lungo la 203 di camper auto e biciclette. E sul finire del giorno, lungo la strada che conduce al paese appartato, scese la pace di una calda sera di fine maggio\u2026Magiche Dolomiti!!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>IL GIRO D&#8217;ITALIA A SAN TOMASO AUDIO &nbsp; A Cencenighe il Giro d&#8217;Italia \u00e8 di casa. Accade piuttosto spesso che la Corsa Rosa attraversi il paese situato fra il Biois ed il Cordevole. 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