{"id":217092,"date":"2021-06-21T23:57:04","date_gmt":"2021-06-21T21:57:04","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/?p=217092"},"modified":"2021-06-22T05:53:07","modified_gmt":"2021-06-22T03:53:07","slug":"i-racconti-di-paolo-soppelsa-ottantesima-puntata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/i-racconti-di-paolo-soppelsa-ottantesima-puntata\/","title":{"rendered":"I RACCONTI DI PAOLO SOPPELSA OTTANTESIMA PUNTATA"},"content":{"rendered":"<p><strong>TEMPO DI MARE<\/strong><\/p>\n<p><em><strong>AUDIO<\/strong><\/em><\/p>\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-217092-1\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/PAOLO-SOPPELSA-TEMPO-DI-MARE.mp3?_=1\" \/><a href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/PAOLO-SOPPELSA-TEMPO-DI-MARE.mp3\">https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/PAOLO-SOPPELSA-TEMPO-DI-MARE.mp3<\/a><\/audio>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/i-racconti-di-paolo-soppelsa-ottantesima-puntata\/49304dbb-e2bb-43a6-ad28-305c9b132aba\/\" rel=\"attachment wp-att-217094\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-217094 alignleft\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/49304dbb-e2bb-43a6-ad28-305c9b132aba-300x169.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/49304dbb-e2bb-43a6-ad28-305c9b132aba-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/49304dbb-e2bb-43a6-ad28-305c9b132aba-1024x577.jpg 1024w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/49304dbb-e2bb-43a6-ad28-305c9b132aba-768x433.jpg 768w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/49304dbb-e2bb-43a6-ad28-305c9b132aba.jpg 1080w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>L&#8217;estate, oltre che tempo di agognate vacanze agordine, era pure tempo di soggiorno quindicinale al mare. Erano giorni febbrili quelli che precedevano la partenza per Bibione. La grande valigia color vinaccia si riempiva e si svuotava convulsamente, con asciugamani e costumi scelti e poi scartati e poi ancora scelti finch\u00e9, in un preciso momento, ovvero la sera prima di partire, la mamma otteneva il risultato voluto. Il mattino successivo pap\u00e0 caricava con perizia la Ritmo: valigie borsoni giochi e TV Grundig in bianco e nero trovavano in fretta la loro perfetta collocazione ed ormai la partenza era davvero imminente. Ancora un paio di faccende da sbrigare dopo aver controllato luce e gas: ovvero il pieno di benzina al distributore sotto casa ed il prelievo di contanti al bancomat. E fu proprio in una di queste occasioni che ebbi modo di conoscere il bancomat di piazza Piloni. Era incredibile vedere uscire i soldi dalla fessura, e cos\u00ec pensai che per avere denaro bastava andare al bancomat. Facile cos\u00ec. Ed invece grande fu la delusione nel constatare che, prima di ritirarli, i soldi occorreva metterceli in banca. Poi, finalmente, si partiva in direzione Fadalto. Che allora il Fadalto era cosa seria: &#8220;l\u00e8 come fa &#8216;n passo&#8221; diceva pap\u00e0. E mamma gi\u00e0 si preparava al subbuglio di stomaco. Si partiva presto ma non prestissimo, ed io mi godevo ogni chilometro di quel viaggio insolitamente lungo. Il lago di Santa Croce era gi\u00e0 un qualcosa che meritava di essere visto e, poco dopo, era gi\u00e0 tempo del Fadalto con le sue molteplici curve e, soprattutto, con il suo lago Morto: destava curiosit\u00e0 questo lugubre nome lacustre e la mamma diceva &#8220;mi &#8216;l me fa paura chel lak cos\u00ec scur con chel brut nome&#8221;. Terminato il Fadalto la madre tirava il fiato e si entrava nel severo centro storico di Vittorio Veneto. Poi San Giacomo di Veglia con le sue campane senza un campanile e davanti agli occhi l&#8217; aprirsi di una pianura sempre pi\u00f9 pianura. Ed il caldo aumentava, l&#8217;asfalto tremolava e l&#8217;aria di mare iniziava a farsi sentire nei pressi di Portogruaro. Rettilinei e canali raccontavano che ormai mancava poco: breve sosta all&#8217;agenzia Solmar alle porte di Bibione per il ritiro delle chiavi dell&#8217;alloggio e poi gli ultimi chilometri fino all&#8217;approdo finale. Le vie e le piazze portavano gli affascinanti nomi di costellazioni e pianeti come quelli raffigurati nel &#8220;Grande libro del Sapere&#8221;, ed in me saliva la curiosit\u00e0 di conoscere quale di questi nomi celesti rappresentava la nostra destinazione. Gli ultimi anni finimmo in via Terra, all&#8217;ultimo piano di un bel condominio con vista nord-sud. E la sera era bello cenare ammirando le navi che solcavano il mare all&#8217;orizzonte. Dopo lo scarico dei bagagli iniziava la nostra tranquilla vita marittima. Sveglia presto, colazione con calma e poi in spiaggia a giocare con il badile, le classiche bocce, le biglie ed il pallone. A volte una passeggiata e poi il ritorno in via Terra per il pranzo. Il primo pomeriggio, complice l&#8217;aria di mare a cui non eravamo abituati, era tempo di riposo e cos\u00ec accadeva che in spiaggia ci ritornassimo a pomeriggio inoltrato. Erano i momenti del fatidico conto delle ore trascorse dal pranzo per poter fare il bagno, e sotto ogni ombrellone andavano in scena frenetiche trattative madri-nonne-nipoti che mi lasciavano piuttosto indifferente perch\u00e9 a me l&#8217;attivit\u00e0 di &#8220;fare il bagno nel mare&#8221; non piaceva granch\u00e9. Verso le diciannove si rientrava a casa per la cena e poi quasi sempre c&#8217;era la passeggiata serale per le vie nominate con il nome dei pianeti. E per noi, abituati alla tranquillit\u00e0 di Belluno ed ai silenzi di San Tomaso, era un allegro diversivo fermarsi ad ascoltare i musici che suonavano e cantavano nelle verande di bar e pizzerie. E qualcuno era commosso nell&#8217;ascoltare per l&#8217;ennesima volta &#8220;L&#8217;italiano&#8221; di Toto Cutugno mentre i tedeschi riempivano con badilate di Marchi le casse dei locali. Erano forti i tedeschi: stoici in spiaggia nel prendere tutto il sole possibile ed immaginabile ustionandosi completamente senza alcun lamento per poi trasformarsi, alla sera, in svuota-bancarelle: i negozianti gioivano e le borse traboccavano di improbabili ammenicoli marittimi. Noi si rincasava presto mentre per le vie ferveva la giovane vita notturna e cos\u00ec mi addormentavo con la colonna sonora dei Ricchi e Poveri cantata a squarciagola all&#8217;esterno dei bar nei dintorni. Andavano via cos\u00ec quelle belle e tranquille giornate di mare, fra giochi sole e la classica passeggiata che conduceva al faro. Era una bella avventura la gita al faro: una lunga camminata e perfino un guado da superare per approdare al confine del Veneto. &#8220;De l\u00e0 del Tagliamento le gi\u00e0 Friuli&#8221; diceva pap\u00e0, e a me piaceva l&#8217;idea di essere al confine della nostra regione. E mi piaceva pure il faro. L&#8217;ultimo giorno era dedicato al rifare i bagagli e alla sera una buona pizza sanciva la fine della villeggiatura a Bibione. Era bello il mare, ma era bello anche ritornare in montagna, per cui si ripartiva senza alcuna tristezza di sorta. Un paio d&#8217;ore di macchina e avremmo rivisto la Schiara con la sua Gusela. Ed un paio di giorni pi\u00f9 tardi saremmo tornati di fronte al Pelsa: e da quel momento sarebbe stato il canto del R\u00f9 da Ghisel ad accompagnarmi nel dolce sonno montano\u2026Magiche Dolomiti!!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>TEMPO DI MARE AUDIO &nbsp; L&#8217;estate, oltre che tempo di agognate vacanze agordine, era pure tempo di soggiorno quindicinale al mare. Erano giorni febbrili quelli che precedevano la partenza per Bibione. 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