{"id":221142,"date":"2021-07-12T13:30:34","date_gmt":"2021-07-12T11:30:34","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/?p=221142"},"modified":"2021-07-11T14:20:02","modified_gmt":"2021-07-11T12:20:02","slug":"i-racconti-di-paolo-soppelsa-ottantatreesima-puntata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/i-racconti-di-paolo-soppelsa-ottantatreesima-puntata\/","title":{"rendered":"I RACCONTI DI PAOLO SOPPELSA OTTANTATREESIMA PUNTATA"},"content":{"rendered":"<p><strong>STAGIONI<\/strong><\/p>\n<p><em><strong>AUDIO<\/strong><\/em><\/p>\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-221142-1\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/PAOLO-SOPPELSA-STAGIONI.mp3?_=1\" \/><a href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/PAOLO-SOPPELSA-STAGIONI.mp3\">https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/PAOLO-SOPPELSA-STAGIONI.mp3<\/a><\/audio>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/?attachment_id=221145\" rel=\"attachment wp-att-221145\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-221145 alignleft\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/633c3177-77c5-4585-aae3-efa0401e2dd8-1-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/633c3177-77c5-4585-aae3-efa0401e2dd8-1-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/633c3177-77c5-4585-aae3-efa0401e2dd8-1-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/633c3177-77c5-4585-aae3-efa0401e2dd8-1-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/633c3177-77c5-4585-aae3-efa0401e2dd8-1-1536x1152.jpg 1536w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/633c3177-77c5-4585-aae3-efa0401e2dd8-1.jpg 1600w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>La sapevano aspettare la primavera. C&#8217;era calma e saggezza in quell&#8217;attendere. Ogni giorno un sole pi\u00f9 deciso riscaldava i prati e la terra dei campi. Poi era tempo di pioggia leggera e successivamente del ritornare di un caldo che sapeva di quasi estate. Il fuoco &#8220;dela cosina&#8221; soltanto alla sera e il primo &#8220;combin\u00e0 valk intorn c\u00e8sa&#8221;. Non c&#8217;era pi\u00f9 la frenesia delle primavere della giovent\u00f9. Quando era il Pelsa con la sua &#8220;levina dela fava&#8221; a dare il via alla stagione dei campi. E cos\u00ec iniziavano giorni frenetici e importanti, faticosi e fondamentali per la vita di allora. &#8220;Port\u00e0 tera, men\u00e0 grasa &#8216;nte ciamp&#8221;. Fatica e sudore, pensieri e &#8220;giambe e braz&#8221; che dovevano essere al massimo della forza. Ora, invece, erano giorni ugualmente importanti, ma un p\u00f2 meno. C&#8217;era sempre il rispetto per la terra, e pure il forte desiderio di fare bene il proprio lavoro. Con meno forze a disposizione ma pi\u00f9 sapienza, meno fiato e pi\u00f9 esperienza. E pi\u00f9 leggerezza nel fare e nel cuore. I campi erano meno estesi e, rispetto ad allora, c&#8217;era la &#8220;pension&#8221;. Quel reddito mensile &#8220;poc p\u00ec de la minima&#8221;, frutto di anni di duro lavoro, fra contributi persi e i &#8220;schei de la Svizera&#8221;. Che di mezzo c&#8217;era stata pure, per tanti, l&#8217;emigrazione in Svizzera. Oppure in Francia o Belgio. Altri, invece, si erano spinti oltre ed erano rimasti a vivere in quelle terre lontane, senza aver fatto pi\u00f9 ritorno al paese. Forse un giorno sarebbero ritornati, ma soltanto per riposare per sempre di fronte al Civetta.<br \/>\nC&#8217;era tranquillit\u00e0 in quel preparare quei lavori agresti che ora, con la &#8220;pension e doi schei da &#8216;na banda&#8221;, non erano pi\u00f9 fondamentali per sopravvivere. C&#8217;era la serenit\u00e0 che regalavano quei pochi soldi ritirati ogni mese &#8220;ala posta&#8221;. Un poco che era molto per uomini e donne che vivevano centellinando l&#8217;accensione della luce e pure quella della TV in bianco e nero. &#8220;Destusa che la frua&#8221; era la frase che determinava la fine delle trasmissioni. La &#8220;pension&#8221; che serviva a comprare il pane, la farina l&#8217;olio ed il sale. A pagare l&#8217;abbonamento all&#8217;Amico del Popolo e l&#8217;ordine annuale a Postalmarket. Solo una situazione particolare permetteva l&#8217;aprire senza rimpianti i cordoni della borsa: ed era l&#8217;acquisto di leccornie per i nipoti. In quel caso non si badava a spese e talvolta pure esagerando in quantit\u00e0. Perch\u00e9 loro, la fame l&#8217;avevano vissuta e provata. E guai se qualcun altro l&#8217;avesse dovuta patire.<br \/>\nOra quel tempo volubile e bizzarro della primavera aveva lasciato spazio alla stagione delle lunghe e calde giornate. Ed era alla sera che guardavano quei campi che solamente pochi mesi prima erano distese di neve. L&#8217;inverno, come sempre, era stato lungo e freddo, ed ora era tempo di godersi meritatamente il tepore di quelle sere di luglio; mentre ammiravano i grandi boschi del Pelsa pensavano che ogni stagione era figlia della precedente e madre della successiva. Avevano lavorato bene appena andata via la neve: ed ora erano orgogliosi delle piante &#8220;de fasoi&#8221; che ogni giorno salivano sempre pi\u00f9 in alto &#8220;sui bachet&#8221;. Mentre le ombre si allungavano sulla Val Cordevole osservavano i prati di luglio, quelli che avevano appena falciato: era bella e ordinata la montagna con i prati rasati di fresco, ed era merito loro. Costava fatica ora che l&#8217;et\u00e0 era pi\u00f9 avanzata, ma nel contempo provavano soddisfazione e orgoglio: &#8220;sion &#8216;ncora boni de fa valk de polito&#8221; pensavano mentre attendevano che la sera si tramutasse in notte. Di l\u00ec a poco sarebbe sceso il buio su quel paese che con tenacia avevano deciso di continuare ad abitare. Un ultimo sguardo al campo dove &#8220;i fasoi&#8221; crescevano rigogliosi ed al tabi\u00e0 che si stava ancora una volta riempiendo. Era estate adesso, ma la mente era gi\u00e0 alla stagione dei colori, ai giorni &#8220;dei Sant&#8221; quando avrebbero acceso per la prima volta &#8220;el fornel&#8221;. Erano cos\u00ec le stagioni lass\u00f9: un ruotare perpetuo di colori lavori e pensieri. Con le piogge di primavera e l&#8217;estate che era davvero estate solamente a luglio. Con gli struggenti autunni con il fumo dai camini a settembre ed il rientro degli ultimi emigranti &#8220;dai Mort&#8221;. Poi, dopo la met\u00e0 di novembre, sarebbe scesa la prima neve\u2026Magiche Dolomiti!!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>*****<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>STAGIONI AUDIO &nbsp; La sapevano aspettare la primavera. 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