{"id":221697,"date":"2021-07-15T05:30:55","date_gmt":"2021-07-15T03:30:55","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/?p=221697"},"modified":"2021-07-15T06:09:29","modified_gmt":"2021-07-15T04:09:29","slug":"frana-del-monte-tamer-ottobre-1888","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/frana-del-monte-tamer-ottobre-1888\/","title":{"rendered":"FRANA DEL MONTE TAMER &#8211; OTTOBRE 1888 &#8211;"},"content":{"rendered":"<blockquote>\n<h3><em>Relazione del Corpo Reale del Genio Civile, cronistoria, rilievi e insegnamenti<\/em><\/h3>\n<\/blockquote>\n<p><strong>di TIZIANO DE COL<\/strong><\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/frana-del-monte-tamer-ottobre-1888\/mappa-realazione-genio-civile-1888-2\/\" rel=\"attachment wp-att-221698\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-221698\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/mappa-realazione-Genio-Civile-1888-1.tif\" alt=\"\" width=\"1\" height=\"1\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/frana-del-monte-tamer-ottobre-1888\/mappa-realazione-genio-civile-1888-3\/\" rel=\"attachment wp-att-221699\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-221699 alignleft\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/mappa-realazione-Genio-Civile-1888-300x256.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"256\" srcset=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/mappa-realazione-Genio-Civile-1888-300x256.jpg 300w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/mappa-realazione-Genio-Civile-1888-1024x875.jpg 1024w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/mappa-realazione-Genio-Civile-1888-768x656.jpg 768w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/mappa-realazione-Genio-Civile-1888.jpg 1236w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>LA VALLE AGORDINA<\/strong> Un tempo la conoscenza veniva trasmessa da generazione a generazione tramite i racconti dei padri e degli anziani del paese. Con questo sistema di trasmissione e sedimentazione della conoscenza, le nostre popolazioni cercavano di proteggersi dagli elementi e catastrofi naturali (e spesso ci riuscivano) pur non avendo i sistemi di previsione ed allertamento dei quali la societ\u00e0 oggi dispone. La loro principale difesa era appunto la conoscenza del territorio e la sua manutenzione, ma soprattutto la conoscenza dei disastri o dei movimenti franosi che avevano interessato torrenti e pendici dei monti negli anni , nei decenni e nei secoli precedenti. Ora, il nostro sistema di vita, non solo non ci porta pi\u00f9 la conoscenza &#8220;antica&#8221; attraverso il trasferimento delle esperienze da generazione a generazione, ma oltretutto ci condiziona con una alta velocit\u00e0 di rimozione degli eventi per cui, se alcune settimane dopo un evento ci viene chiesto di ricostruirlo temporalmente a memoria, se siamo stati direttamente toccati con danni diretti a cose o a persone, purtroppo ci riusciamo, ma se l&#8217;evento non ci ha toccato direttamente, tendiamo a confonderlo e perderlo in mezzo ad eventi ed accadimenti dei quali veniamo a conoscenza ogni giorno attraverso i media. Un servizio capillare di Protezione Civile , oltre che a garantire l&#8217;importantissimo pronto intervento, deve comunicare alla popolazione i rischi alla quale \u00e8 esposta in occasione di particolari eventi meteo o sismici. L&#8217;attivit\u00e0 di ricerca archivistica di vecchie o antiche fonti di informazioni riguardanti eventi o catastrofi del passato che hanno interessato i nostri paesi, \u00e8 elemento indispensabile nel Servizio della Protezione Civile per predisporre i Piani comunali di Protezione Civile e per informare correttamente la popolazione, senza allarmismo, ma con coscienza che, quanto accaduto in passato, se non si sono stabilizzate radicalmente le condizioni, pu\u00f2 , purtroppo, riproporsi. A questo scopo pubblichiamo il resoconto ufficiale di una frana, mossasi , in quel di La Valle, sulle pendici del Monte Tamer, verso il torrente Missiaga, primariamente nel 1701 e ripropostasi nel 1888 con un considerevole movimento. Per la ricerca di notizie d&#8217;archivio sul movimento franoso in questione, mi funse da spunto, un racconto di una persona Lavallese la quale mi disse che, durante l&#8217;alluvione del 1966 &#8211; sia durante l&#8217;evento, che nei mesi successivi &#8211; la preoccupazione di alcuni anziani del paese si concentr\u00f2 su questa frana, la quale, se scalzata al piede, avrebbe potuto &#8211; e pu\u00f2 ancora &#8211; sbarrare il corso del Missiaga e creare una diga, con quel che ne sarebbe conseguito data anche l&#8217;ingentissima quantit\u00e0 di materiale interessata. Anche l&#8217;ultima parte della relazione di cui parliamo, lascia presagire uno scenario non proprio tranquillo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Corpo Reale del Genio Civile\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0Belluno 28 ottobre 1888<\/strong><\/p>\n<blockquote>\n<h3>Relazione sulla frana del Monte Tamer In Comune di La Valle, Distretto di Agordo<\/h3>\n<\/blockquote>\n<p><strong>Belluno li 28 ottobre 1888,\u00a0 L\u2019Ingegnere\u00a0 Capo Luigi Giacomel,\u00a0Trascritta da Tiziano De Col<\/strong><\/p>\n<p>Verso il Nord Est del capoluogo del Comune di La Valle elevasi il Monte Tamer (o Petergnon), appartenente alla catena dei Monti separanti la Valle Agordina da quella Zoldana, ossia il bacino del Cordevole dall\u2019altro adiacente del Ma\u00e8. Dalle falde SO del Monte Tamer hanno origine gli affluenti del Torrente Missiaga che a sua volta rimettesi nel Cordevole al sottocorrente del Ponte Alto ed a breve distanza dal medesimo.Poco inferiormente alla sommit\u00e0 del Monte Tamer sul versante verso il Cordevole sorge un piccolo pineto di piante nane volgarmente chiamato pino-mughetto; immediatamente al disotto del medesimo la falda rocciosa ferma del Monte apresi secondo una zona grossolanamente semi ellittica ABC (vedi tavola allegata) col semiasse maggiore OB in alto ed il di cui asse minore misura un chilometro circa. Alla periferia ABC del semi-ellisse ed al di l\u00e0 della medesima la roccia dolomitica, specialmente sui fianchi, dimostrasi piuttosto ferma e resistente, nel mentre che, nella zona semi-ellittica trovasi qu\u00e0 e l\u00e0 sparsa in frastagliati dirupi, solcati in ogni verso da profondi crepacci; in enormi sconvolti ammassi in decomposizione circondati da banchi di scogli minori, di ciotoli, ghiaie e sabbie e che per tale suo stato di sconvolgimento, di disordine e di rovina consimile zona semi-ellittica, disposta sopra una nuda ed ertissima falda, prende la denominazione di Creppe rotte del Tamer. Dall\u2019asse minore del semi-ellisse in valle la zona in ruina non\u00a0 trovasi pi\u00f9 cosparsa di grossi ammassi e di frastagliati dirupi, ma costituita da banchi di scogli di minori dimensione, di ciottoli, di ghiaie e sabbie e viene delimitata da due tangenti AD_CE\u00a0 al semi-ellisse parallele all\u2019asse maggiore. Inferiormente all\u2019asse minore nella semizona longitudinale verso Tramontana, compresa fra il prolungamento dell\u2019asse maggiore BON e la tangente AD, al medesimo parallela sorgono in mezzo alle ghiaie, alle sabbie ed alle rocce dolomitiche spezzate, due boschi contigui, i di cui alberi trovansi in parte inclinati, molti rovesciati ed altri infranti. Nel giorno 12 corrente e nei quattro o cinque giorni successivi, sotto la zona compresa dalla semi-ellisse, ossia le Creppe rotte del Tamer, subirono una depressione; molti massi precipitarono con grande fragore al basso; l\u2019abbassamento delle Creppe rotte spinse poi a sua volta la sopra descritta semi-zona longitudinale inferiore AO_ND compresa fra il prolungamento dell\u2019asse maggiore BON e la tangente AD mettendo la medesima in un lentissimo movimento; i due boschi essendo stati coinvolti in tale movimento della zona, i loro alberi in parte si inclinarono, per altra parte si rovesciarono ed infransero, originando cos\u00ec un generale disordine nelle Creppe rotte e nella sottostante zona a tramonontana. Al vertice B del semi-ellisse l\u2019abbassamento della zona fu dai 5 ai 6 metri e sui rami laterali AB_BC di tale semi-ellisse fu di metri 2,50 in media come rilevasi dalle ancora visibili tracce bianche lasciate nella roccia dolomitica rimasta immobile, e segnate nell\u2019annessa planimetria con strisce vermiglie. La succennata semi-zona sita inferiormente all\u2019asse minore rivolta a tramontana e che si pose in movimento, ha la media larghezza di mezzo chilometro circa. La lunghezza della parte in movimento ossia della frana \u00e8 di 1200 metri circa a partire dal vertice B del semi-ellisse sino all\u2019unghia DMN. L\u2019unghia ha una altezza dai 35 metri ai 40 metri e dalla medesima emergono grossi macigni, argilla, sabbia, alberi e sgorga un liquido nerastro; e fino ad ora progred\u00ec di circa metri cinquanta appena e sembra che adesso si mantenga stazionaria. Tale porzione di falda del Monte Tamer in movimento venne segnata in tinta gialla sull\u2019annessa planimetria e la medesima \u00e8 tutta di propriet\u00e0 Comunale, e a eccezione dei due sopradescritti boschi di assai poco valore, nella rimanente parte costa tutta di rocce, dirupi, banchi di ciottoli, ghiaie e sabbie, perci\u00f2 non \u00e8 suscettibile di coltura alcuna e presentemente assai pericolosa pei massi cadenti ed in procinto di caduta. Chi primeramente avvert\u00ec la caduta dei massi, e per conseguenza il movimento della frana, fu certa De Col Domenica di Gio Batta che trovavasi nel giorno 12 corrente mese a pascolare in quelle vicinanze e fu desta che ne inform\u00f2 l\u2019autorit\u00e0 locale. Questa frana fu quella che nell\u2019anno 1701 danneggi\u00f2 La Valle e che ne distrusse la Chiesa Parrocchiale, la quale venne ricostruita sull\u2019attiguo altipiano detto Campo della Spina, compreso fra il torrente Missiaga ed il Bordina, localit\u00e0 salubre ed affatto in salvo dalle piene dei torrenti, dalle frane e dalle valanghe. Questa frana rimase inattiva per 187 anni ossia per quasi due secoli, ed ora si risvegli\u00f2 ma pare con poca energia. Non si pu\u00f2 precisare l\u2019epoca dello sconvolgimento che caus\u00f2 le Creppe rotte del Tamer, ma sembra che salga alla fine del periodo glaciale. Non \u00e8 facile il preconizzare se rimarr\u00e0 stazionaria o se si rimetter\u00e0 in movimento, ma con tutta probabilit\u00e0 seguir\u00e0 la legge generale che in quelle elevate alpestri regioni suolsi pelle frane verificare fino alla fine dell\u2019Aprile prossimo venturo o nel Maggio successivo ossia fino allo scioglimento delle nevi dovrebbe rimanere stazionaria. Ne \u00e8 egli d\u2019altronde poi possibile escogitare mezzi preventivi per scongiurare pericoli ossia per frenare sopra una tanto ripida falda una cos\u00ec enorme frana della potenza di 40 metri circa, argomentandola dalla sua unghia, sulla riflessione specialmente che se si rimettesse in moto, la stessa potrebbe assumere proporzioni ancora maggiori quando al movimento venisse a partecipare l\u2019altra zona OCNE rivolta verso oriente ed ancora stazionaria.Ma havvi per\u00f2 la favorevole circostanza che il cammino che dovrebbe percorrere la frana misura in linea sviluppata dai 7 agli 8 chilometri dal Capoluogo di La Valle per cui gli abitanti avrebbero l\u2019agio possibile per mettersi in salvo colle loro robe e masserizie sull\u2019attiguo altopiano denominato Campo della Spina anzi cennato su cui si propone ed ora \u00e8 gi\u00e0 in corso di compilazione il Progetto per la riedificazione sul medesimo del villaggio di Conaggia (frazione di La Valle) stato interrato da un\u2019altra frana-valanga avvenuta nella Val Bordina dal 23 al 27 Aprile c.a. e di cui fu oggetto la relazione 28 stesso mese n\u00b0730 dal sottoscritto alla Regia Prefettura diretto, in seguito a cui lo Stato e la Provincia elargirono subitaneamente soccorsi a questo laborioso, industre e disgraziato Comune di La Valle dalle frane e valanghe funestato. Il referente sarebbe dell\u2019avviso che il lavoro il quale risvegli\u00f2 la presente frana del Tamer da tanto tempo sopita, sia da attribuire all\u2019enorme quantit\u00e0 di neve caduta ed ai successivi geli e disgeli del prossimo passato inverno, che \u00e8 stato veramente eccezionale, che super\u00f2 di gran lunga quello straordinario del 1836, i geli e i disgeli colla loro azione demolitrice maggiormente spaccarono le gi\u00e0 rotte, disgregate e frastagliate Creppe rotte , le acque provenienti dalle liquefazioni delle abbondantissime nevi si insinuarono attraverso i crepacci, ai ciotoli, alle ghiaie ed alle sabbie e penetrarono fino al piano di scorrimento e col loro lento e perticace lavorio ne ammollirono e lubrificarono fungendo da saponaria le superfici di contatto e posero necessariamente in moto la frana da tanto lungo lasso di tempo rimasta inattiva, per\u00f2 se non avverranno invernate veramente eccezionali come quella dello scorso anno (che le persone pi\u00f9 vecchie della provincia non si ricordano di averne veduta l\u2019uguale), ad avviso del referente la frana non progredirebbe oppure minimo ne risulterebbe il suo movimento ed affatto iniffensivo; e siccome invernate come quella prossima passata si verificano generalmente dopo lunghi periodi di anni, cos\u00ec \u00e8 probabile che per molto spazio di tempo la frana pi\u00f9 non si muova.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Relazione del Corpo Reale del Genio Civile, cronistoria, rilievi e insegnamenti di TIZIANO DE COL LA VALLE AGORDINA Un tempo la conoscenza veniva trasmessa da generazione a generazione tramite i racconti dei padri e degli anziani del paese. 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