{"id":222449,"date":"2021-07-19T13:30:51","date_gmt":"2021-07-19T11:30:51","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/?p=222449"},"modified":"2021-07-18T17:07:03","modified_gmt":"2021-07-18T15:07:03","slug":"i-racconti-di-paolo-soppelsa-ottantaquattresima-puntata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/i-racconti-di-paolo-soppelsa-ottantaquattresima-puntata\/","title":{"rendered":"I RACCONTI DI PAOLO SOPPELSA OTTANTAQUATTRESIMA PUNTATA"},"content":{"rendered":"<p><strong>CORTILI<\/strong><\/p>\n<p><em><strong>AUDIO<\/strong><\/em><\/p>\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-222449-1\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/PAOLO-SOPPELSA-CORTILI.mp3?_=1\" \/><a href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/PAOLO-SOPPELSA-CORTILI.mp3\">https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/PAOLO-SOPPELSA-CORTILI.mp3<\/a><\/audio>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/?attachment_id=222451\" rel=\"attachment wp-att-222451\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-222451 alignleft\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/3e28fab5-4cef-484a-ba27-d9e630930918-300x169.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/3e28fab5-4cef-484a-ba27-d9e630930918-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/3e28fab5-4cef-484a-ba27-d9e630930918-768x433.jpg 768w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/3e28fab5-4cef-484a-ba27-d9e630930918.jpg 960w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Nel 2021 regna il silenzio nei cortili della piccola citt\u00e0. Non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 il fragoroso risuonare metallico dei portoni dei garage presi a pallonate. E nemmeno il vociare allegro di una decina di ragazzini impegnati nel rincorrere il mitico Tango. Non si sentono pi\u00f9 quei perentori &#8220;tira!!&#8230;passa!!&#8221; che rimbombavano fra quei muri ricoperti di edera rampicante. \u00c8 terra di condomini la zona ovest di Belluno: e pressoch\u00e9 ogni palazzo possiede un cortile con una sua particolare foggia e dimensione. Quell&#8217;urbanizzazione quantomeno affrettata propria degli anni &#8217;60 si dimentic\u00f2 completamente dell&#8217;esistenza dei bambini: cos\u00ec, mentre gli alti palazzi si innalzavano verso il cielo, nessuna area verde attrezzata per scopi ludici, venne realizzata. Cos\u00ec, noi ragazzini nati un decennio pi\u00f9 tardi dei condomini, ci trasformammo in &#8220;cacciatori di cortili&#8221; alla disperata ricerca di un luogo dove poter giocare preferibilmente a calcio. Quasi ognuno di noi aveva il &#8220;suo&#8221; cortile che poi non era suo ma era &#8220;condominiale&#8221;: il &#8220;mio&#8221; era il pi\u00f9 grande ed era perfetto per disputare agguerrite partite. Calcammo quell&#8217;asfalto per un p\u00f2 di tempo, fino al triste giorno in cui apparve un severo cartello che recitava &#8220;vietato l&#8217;accesso e gioco del pallone&#8221;. Una fine annunciata da centinaia di &#8220;zarlatani&#8221; urlati con cattiveria gratuita dalle finestre del grande palazzo. Voci austere di anziani a cinquant&#8217;anni misero fine al nostro innocente giocare. Egual destino si comp\u00ec in altri cortili fin quando, chiss\u00e0 per quale scherzo del destino, riuscimmo finalmente ad accasarci in quello del cosiddetto &#8220;condominio bianco&#8221;. Mai nessuno ci cacci\u00f2 da codesto luogo, e col senno di poi non \u00e8 pensiero ardito considerarlo una sorta di &#8220;miracolo&#8221;. Fu cos\u00ec che il cortile del &#8220;Condominio Bianco&#8221; divenne la \u201cScala del nostro calcio\u201d. La regola fondamentale per potervi accedere era che doveva essere presente almeno un bambino che abitava nel palazzo. Il numero ideale per giocare in questo piazzale era circa otto\/dieci bambini. Con meno giocatori si doveva ricorrere all\u2019oscura figura del \u201cportiere volante\u201d, con eccesso di ragazzini invece si rischiava la confusione. Per fare goal occorrevano ovviamente due porte. Una era direttamente il muro con due piccole fioriere a fare da pali. L\u2019altra aveva un palo solo, ovvero la grondaia. L\u2019altro palo solitamente era una felpa di qualcuno di noi. Le traverse erano un po\u2019 immaginarie: dalla parte del muro poteva essere una macchia di muschio a fare da riferimento, dall\u2019altra era la statura del portiere. E spesso l\u2019assegnazione del goal era frutto di paziente mediazione da parte delle due squadre. Era un\u2019attivit\u00e0 istruttiva la mediazione. Alla fine si riusciva sempre a mettersi d\u2019accordo pur con snervanti discussioni modello trattative USA\/URSS piuttosto in voga in quegli anni. Al termine della preparazione del campo si provvedeva a \u201cfare le squadre\u201d. Ed era impresa per nulla facile. Occorreva fossero equilibrate per giocare delle partite divertenti. Cos\u00ec andava in scena un\u2019altra paziente opera di mediazione. A me piaceva giocare in porta. Non perch\u00e9 non amassi correre, anzi. Ma perch\u00e9 amavo proprio quel ruolo. Un\u2019indole rara, perch\u00e9 fare il portiere \u00e8 una vocazione che va aldil\u00e0 del calcio. Non possedevo grandi doti acrobatiche, ma avevo coraggio e soprattutto senso della posizione. Ed una grande seriet\u00e0 nel recitare quel ruolo: quasi una sorta di Dino Zoff in miniatura. Il gioco si sviluppava velocemente in quanto privo del fallo laterale; era valido il gioco di sponda in quanto provvedere alle rimesse in gioco sarebbe stato troppo macchinoso. Talvolta accadeva che durante le partite pi\u00f9 accese il pallone volasse fuori del cortile e prendesse la strada in discesa che porta in via Feltre. Una giusta procedura imponeva che dovesse essere l&#8217;autore del tiro a recuperare la sfera. Ed allora ecco un correre a perdifiato lungo la scalinata, con successivo scavalcamento della ringhiera e corsa in apnea mentre il pallone scendeva ineluttabilmente verso la trafficata via. Si trattava di impresa piuttosto ardita ma fortunatamente non accadde mai alcun incidente durante il suddetto recupero. Nulla poteva interrompere quelle partite giocate a ritmo forsennato. Solamente la parola \u201cbandus\u201d aveva questo potere. In quel caso tutto si fermava come in un \u201cflash mob\u201d calcistico. Era segno che era arrivata la sete e bisognava recarsi in qualche garage provvisto di lavandino e rubinetto. Placata la grande arsura si ricominciava incuranti delle ore che passavano. Si praticava un gioco duro ma corretto. Qualche sbucciatura per le cadute sull\u2019asfalto, botte a cui nemmeno si faceva caso. Non ricordo nessun infortunio grave. Nessun genitore assisteva mai a quelle partite. Genitori e bambini vivevano in mondi separati ed in fondo era giusto cos\u00ec. Eravamo liberi di divertirci con le nostre regole auto-imposte che sempre venivano rispettate alla lettera. Poi, con il tempo, il calcio da cortile cess\u00f2 di esistere: nessuno raccolse la nostra eredit\u00e0 ludica e cal\u00f2 un solenne silenzio su quel rettangolo di asfalto. Oggi nei cortili della piccola citt\u00e0 regna il silenzio: un p\u00f2 perch\u00e9 mancano i bambini e quelli che ci sono sono impegnati in attivit\u00e0 ludiche pi\u00f9 &#8220;professionali&#8221;. Niente pi\u00f9 grida, niente pi\u00f9 corse su quell&#8217;asfalto consunto: soltanto un tacere che racconta il vivere ormai antico vissuto al margine ovest della piccola citt\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>*****<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>CORTILI AUDIO &nbsp; Nel 2021 regna il silenzio nei cortili della piccola citt\u00e0. Non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 il fragoroso risuonare metallico dei portoni dei garage presi a pallonate. E nemmeno il vociare allegro di una decina di ragazzini impegnati nel rincorrere il mitico Tango. 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