{"id":225464,"date":"2021-08-02T13:00:10","date_gmt":"2021-08-02T11:00:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/?p=225464"},"modified":"2021-08-01T15:44:22","modified_gmt":"2021-08-01T13:44:22","slug":"i-racconti-di-paolo-soppelsa-ottantaseiesima-puntata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/i-racconti-di-paolo-soppelsa-ottantaseiesima-puntata\/","title":{"rendered":"I RACCONTI DI PAOLO SOPPELSA OTTANTASEIESIMA PUNTATA"},"content":{"rendered":"<p><strong>ANIME<\/strong><\/p>\n<p><em><strong>AUDIO<\/strong><\/em><\/p>\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-225464-1\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/PAOLO-SOPPELSA-ANIME.mp3?_=1\" \/><a href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/PAOLO-SOPPELSA-ANIME.mp3\">https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/PAOLO-SOPPELSA-ANIME.mp3<\/a><\/audio>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/?attachment_id=225466\" rel=\"attachment wp-att-225466\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-225466 alignleft\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/1978b484-12f8-4a2f-a0c9-4ac99af1ec74-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/1978b484-12f8-4a2f-a0c9-4ac99af1ec74-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/1978b484-12f8-4a2f-a0c9-4ac99af1ec74-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/1978b484-12f8-4a2f-a0c9-4ac99af1ec74-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/1978b484-12f8-4a2f-a0c9-4ac99af1ec74-1536x1152.jpg 1536w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/1978b484-12f8-4a2f-a0c9-4ac99af1ec74.jpg 1600w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Un chilometro e settecento metri di strada sterrata. Duecentocinquanta metri di dislivello per giungere in quel borgo &#8220;da onde che se vedea du Zenzenighe e ades no se vez pi nia parch\u00e8 le pien de alber&#8221;. Poco pi\u00f9 di venti minuti per arrivare lass\u00f9 dove regna il silenzio.<br \/>\nQuando vado a camminare da solo da quelle parti, mi pongo le domande pi\u00f9 disparate mentre fatico in salita: chiss\u00e0 come vivevano in quelle case &#8220;co la caminaza&#8221;, come agivano quando qualcuno stava male ed occorreva un medico. E poi d&#8217;inverno, con il freddo di allora. E quando una donna era prossima al parto e fuori c&#8217;erano due metri di neve. Provo ad interrogare la case silenti, cerco di carpirne l&#8217;anima e la storia. A volte mi pongo domande difficili, forse pure brutali e sbagliate: ci sar\u00e0 stata felicit\u00e0 in quel vivere in questi villaggi aggrappati alla montagna oppure saranno stati soltanto duri sacrifici? Le domande ed i &#8220;perch\u00e9&#8221; si accavallano mentre osservo le piccole finestre con gli stipiti in pietra. E le case rispondono con un semplice e serio &#8220;era cos\u00ec&#8221; che un p\u00f2 mi spiazza. Poi qualche volta accade di parlare con chi le ha conosciute quelle vite, e le risposte alle mie domande sono identiche a quelle ottenute dalle case silenziose. Poco pi\u00f9 di venti minuti per arrivare al villaggio silente. Con i miei scarponi di marca in Goretex, i bastoncini e l&#8217;orologio cardiofrequenzimetro GPS eccetera che mi dice che attualmente sono abbastanza allenato. Chiss\u00e0 quanto tempo impiegavano per salire d&#8217;inverno muniti &#8220;de scarpe da fer&#8221;, mi chiedo: sicuramente meno di me. Che per me \u00e8 passeggiata per fare un p\u00f2 di gamba, ed invece per loro andare s\u00f9 e gi\u00f9 era la vita. Mentre cammino guardo gli alberi e il Pelsa. Ho ereditato il colore degli occhi di quegli avi che salivano e scendevano due volte al giorno per mungere le vacche e dar loro da bere e da mangiare. E un p\u00f2 mi emoziona pensare che quegli occhi uguali ai miei vedevano anch&#8217;essi il Pelsa. Tutto cambia nel tempo, le montagne no. Quelle sono sempre l\u00ec a ricordarci chi siamo e da dove veniamo. Oltre agli occhi ho ereditato pure la struttura fisica de &#8220;chi da Prademez&#8221;: e mentre sto per raggiungere le silenziose case, penso che sto salendo per scrollarmi di dosso la settimana in fabbrica e per tentare di mantenerlo in forma questo fisico asciutto. Ed \u00e8 in fondo un diletto. Loro, al contrario, salivano a Pradesora per lavorare la terra e governare gli animali. Ed era vita dura. Loro mangiavano &#8220;a metri zero&#8221;, ma il cibo non abbondava sicuramente. Noi, al giorno d&#8217;oggi, spesso mangiamo troppo e male. \u00c8 davvero cambiato tutto in meno di un secolo. Solo il Pelsa \u00e8 rimasto uguale. Lo ammiro mentre cammino in salita, chiss\u00e0 loro come lo guardavano. Se si emozionavano come accade a me quando vedo i boschi colorati d&#8217;autunno. Chiss\u00e0. Poi, arrivato al borgo, cerco Cencenighe fra gli alberi oggi troppo fitti. E mentre osservo sento il suono festoso delle campane che arriva fin qui. Chiudo gli occhi, ascolto i rintocchi e lo scorrere dell&#8217;acqua che non c&#8217;era. Poi li riapro e di fronte c&#8217;\u00e8 il Pelsa con le ultime chiazze di neve sotto il Mont&#8217;Alt. Ora non mi faccio pi\u00f9 domande, mi siedo sul &#8220;festil&#8221; e guardo i prati che un tempo erano in parte fertili campi e penso a chi c&#8217;era prima: ai primi di luglio era tempo di fieno, &#8220;de bate le faoz&#8221; con abilit\u00e0 e sapienza. Mi sembra di vederle lavorare quelle anime sotto al caldo sole d&#8217;estate: qualcuno falcia, altri &#8220;i restelea&#8221;: poi si concedono una pausa, si asciugano il sudore sulla fronte e mi raggiungono per dissetarsi al &#8220;festil&#8221;. Sorridono e poi, con tono sarcastico, mi dicono &#8220;bravo che hai impiegato solo ventuno minuti, ma noi ne impiegavamo diciotto co le scarpe da fer&#8221;. Ridiamo e poi ascolto i loro racconti di vita, di sacrifici e fatiche vissute di fronte alla grande montagna. Quei racconti che narrano di un vivere che non esiste pi\u00f9; &#8220;&#8230; le storie de la m\u00e8 val, dela m\u00e8 dent, dela m\u00e8 tera\u2026&#8221;\u2026Magiche Dolomiti!!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>*****<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ANIME AUDIO &nbsp; Un chilometro e settecento metri di strada sterrata. 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