{"id":227734,"date":"2021-08-14T11:15:24","date_gmt":"2021-08-14T09:15:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/?p=227734"},"modified":"2021-08-14T11:15:24","modified_gmt":"2021-08-14T09:15:24","slug":"veneto-il-lavoro-nero-produce-54-miliardi-di-pil-dove-ce-ne-di-piu-il-rischio-infortuni-e-piu-elevato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/veneto-il-lavoro-nero-produce-54-miliardi-di-pil-dove-ce-ne-di-piu-il-rischio-infortuni-e-piu-elevato\/","title":{"rendered":"VENETO: IL LAVORO NERO \u201cPRODUCE\u201d 5,4  MILIARDI DI PIL. DOVE CE N\u2019E\u2019 DI PIU\u2019, IL RISCHIO INFORTUNI E\u2019 PIU\u2019 ELEVATO"},"content":{"rendered":"<p><a class=\"dt-pswp-item\" href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/Schermata-2021-08-14-alle-11.13.59.png\" data-dt-img-description=\"\" data-large_image_width=\"958\" data-large_image_height=\"1716\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-227735\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/Schermata-2021-08-14-alle-11.13.59-167x300.png\" alt=\"\" width=\"167\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/Schermata-2021-08-14-alle-11.13.59-167x300.png 167w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/Schermata-2021-08-14-alle-11.13.59-572x1024.png 572w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/Schermata-2021-08-14-alle-11.13.59-768x1376.png 768w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/Schermata-2021-08-14-alle-11.13.59-858x1536.png 858w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/Schermata-2021-08-14-alle-11.13.59.png 958w\" sizes=\"auto, (max-width: 167px) 100vw, 167px\" \/><\/a>Il lavoro nero presente in Italia \u201cproduce\u201d ben 77,8 miliardi di euro di valore aggiunto. Il Veneto, comunque, \u00e8 una tra le regioni del Paese che ne conta di meno: \u201csolo\u201d 5,4 miliardi. Una piaga sociale ed economica, sottolinea l\u2019Ufficio studi della CGIA, che, a livello territoriale, presenta livelli molto diversificati. La Lombardia, ad esempio, sebbene conti oltre 504 mila lavoratori occupati irregolarmente, \u00e8 il territorio meno interessato da questo triste fenomeno: il tasso di irregolarit\u00e0 \u00e8 pari al 10,4 per cento, mentre l\u2019incidenza del valore aggiunto prodotto dal lavoro irregolare sul totale regionale \u00e8 pari al 3,6 per cento; il tasso pi\u00f9 basso presente nel Paese. Subito dopo scorgiamo proprio la nostra regione (con un\u2019incidenza del 3,7 per cento), la provincia Autonoma di Bolzano (3,8) e il Friuli Venezia Giulia (3,9). Complessivamente si stima che in Veneto ci siano 206.500 lavoratoti in nero che \u201cprovocano\u201d un tasso di irregolarit\u00e0 del 9 per cento. Per contro, la situazione pi\u00f9 critica si registra nel Mezzogiorno. In Calabria, ad esempio, a fronte di \u201csoli\u201d 135.900 lavoratori irregolari, il tasso di irregolarit\u00e0 \u00e8 del 22 per cento e l\u2019incidenza dell\u2019economia prodotta dal sommerso sul totale regionale ammonta al 9,8 per cento. Nessun\u2019altra realt\u00e0 territoriale presenta una performance cos\u00ec negativa.<\/p>\n<p>A livello nazionale, l\u2019Ufficio studi della CGIA stima in poco meno di 3,3 milioni di persone che quotidianamente per qualche ora o per l\u2019intera giornata si recano nei campi, nelle aziende, nei cantieri edili o nelle abitazioni degli italiani per esercitare un\u2019attivit\u00e0 lavorativa irregolare: il tasso di irregolarit\u00e0 \u00e8 al 12,8 per cento mentre il peso del valore aggiunto generato dall\u2019economia sommersa \u00e8 del 4,9 per cento (vedi Tab.1).<\/p>\n<p>Verosimilmente pi\u00f9 infortuni e morti dove c\u2019\u00e8 pi\u00f9 lavoro nero<br \/>\nSebbene non ci sia una correlazione lineare, \u00e8 evidente che nelle regioni dove c\u2019\u00e8 pi\u00f9 lavoro nero il rischio di avere un numero di infortuni e di morti sul lavoro \u00e8 pi\u00f9 elevato. Purtroppo, le statistiche ufficiali \u201cfaticano\u201d a dimostrare questo assunto; dove dilaga l\u2019economia sommersa, infatti, le persone che si infortunano o non denunciano l\u2019accaduto o, quando sono costrette a farlo, dichiarano il falso per non arrecare alcun danno ai caporali o a coloro che li hanno ingaggiati irregolarmente. Anche per questi motivi, la lotta contro gli infortuni e le morti sul lavoro va intensificata ovunque ma, a nostro avviso, andrebbe potenziata l\u2019attivit\u00e0 ispettiva soprattutto nelle aree e nei settori dove la presenza dell\u2019economia sommersa \u00e8 pi\u00f9 diffusa.<\/p>\n<p>Attenzione alla lettura dei dati sui controlli alle aziende<br \/>\nIn questi ultimi giorni l\u2019Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL) ha presentato alcuni dati sul tasso di irregolarit\u00e0 registrato in alcune province a seguito dell\u2019azione di contrasto eseguito dalla struttura contro il mancato rispetto delle norme di sicurezza nei luoghi di lavoro. I risultati emersi sono \u201craccapriccianti\u201d: mediamente l\u2019irregolarit\u00e0 ammonterebbe attorno all\u201980 per cento, arrivando cos\u00ec a dire che la quasi totalit\u00e0 delle imprese italiane non sono in regola rispetto alle disposizioni previste dalla legge in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro. Teniamo a precisare che queste conclusioni non corrispondono al vero. Nella stragrande maggioranza dei casi, infatti, l\u2019attivit\u00e0 ispettiva dell\u2019INL non avviene spontaneamente, ma \u00e8 \u201csollecitata\u201d dalle segnalazioni che giungono presso gli uffici di questa struttura da parte, ad esempio, delle aziende concorrenti, dei sindacati, dei lavoratori o, nel caso dei cantieri edili, anche dei cittadini. Pertanto, in queste \u201cuscite\u201d gli ispettori vanno a colpo sicuro, ottenendo cos\u00ec tassi di positivit\u00e0 elevatissimi.<\/p>\n<p>Il sommerso va contrastato, ma non sempre criminalizzato<br \/>\nLa presenza del lavoro nero non \u00e8 solo un problema di legalit\u00e0 e di erosione del gettito fiscale, ma provoca anche un grave danno economico alle tantissime attivit\u00e0 produttive e dei servizi, alle imprese artigianali e a quelle commerciali che, spesso, subiscono la concorrenza sleale di questi soggetti. Sebbene in Veneto il fenomeno presenti dimensioni abbastanza contenute, questi lavoratori \u201cinvisibili\u201d, infatti, non essendo sottoposti ai contributi previdenziali, a quelli assicurativi e a quelli fiscali, consentono alle imprese dove prestano servizio &#8211; o a loro stessi, se operano sul mercato come falsi lavoratori autonomi \u2013 di beneficiare di un costo del lavoro molto inferiore e, conseguentemente, di praticare un prezzo finale del prodotto\/servizio molto contenuto. Prestazioni, ovviamente, che chi rispetta le disposizioni previste dalla legge non \u00e8 in grado di offrire. Nel Sud, tuttavia, questo fenomeno rappresenta per molte persone l\u2019unica possibilit\u00e0 per portare a casa qualche soldo. Infatti, possiamo affermare che il sommerso \u00e8 anche un vero e proprio ammortizzatore sociale. Sia chiaro, nessuno vuole giustificare il lavoro nero legato a doppio filo con forme inaccettabili di caporalato, sfruttamento e mancanza di sicurezza nei luoghi di lavoro. Tuttavia, quando queste forme di irregolarit\u00e0 non sono legate ad attivit\u00e0 controllate dalle organizzazioni criminali o alle fattispecie appena richiamate, costituiscono, in momenti difficili, un paracadute per molte persone che altrimenti non saprebbero come conciliare il pranzo con la cena. In Italia, dicevamo, sono oltre tre milioni i soggetti &#8211; lavoratori dipendenti che fanno il secondo\/terzo lavoro, cassaintegrati, pensionati o disoccupati &#8211; che in attesa di tempi migliori sopravvivono \u201cgrazie\u201d ai proventi riconducibili da un\u2019attivit\u00e0 irregolare.<\/p>\n<p>Troppi contratti \u201canomali\u201d nell\u2019edilizia; il settore dove incorrono pi\u00f9 infortuni e morti sul lavoro<br \/>\nDei 935 Contratti collettivi nazionali di lavoro (Ccnl) presenti in Italia, 351 (il 37,5 per cento del totale) sono stati firmati da associazioni datoriali e sigle sindacali dei lavoratori dipendenti non appartenenti al CNEL. Un coacervo di organizzazioni che nella stragrande maggioranza dei casi non rappresentano quasi nessuno, ma consentono un\u2019alternativa a quelle imprese e a quei lavoratori subordinati che vogliono fare dumping economico, e non solo, aggirando i contratti siglati dalle sigle pi\u00f9 rappresentative e diffuse su tutto il territorio nazionale. Tra tutti i settori la situazione pi\u00f9 critica si riscontra nell\u2019edilizia. A fronte di 74 Ccnl depositati al CNEL, 37 (pari al 50 per cento del totale) sono stati sottoscritti da organizzazioni non iscritte alla struttura di viale Lubin. Ricordiamo che l\u2019attivit\u00e0 nei cantieri \u00e8, anche in Veneto, tra le pi\u00f9 a rischio per numero di infortuni e decessi nei luoghi di lavoro. Crediamo sia giunto il momento che il Parlamento ponga fine a questa \u201cderegulation\u201d che, a nostro avviso, ha anche delle implicazioni negative sull\u2019elevato numero di infortuni e decessi presenti in questo e in molti altri comparti produttivi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il lavoro nero presente in Italia \u201cproduce\u201d ben 77,8 miliardi di euro di valore aggiunto. Il Veneto, comunque, \u00e8 una tra le regioni del Paese che ne conta di meno: \u201csolo\u201d 5,4 miliardi. Una piaga sociale ed economica, sottolinea l\u2019Ufficio studi della CGIA, che, a livello territoriale, presenta livelli molto diversificati. 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