{"id":229545,"date":"2021-08-25T23:59:55","date_gmt":"2021-08-25T21:59:55","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/?p=229545"},"modified":"2021-08-26T05:46:54","modified_gmt":"2021-08-26T03:46:54","slug":"cima-gogna-comelico-sappada-ora-in-friuli-nel-libro-fotografico-un-saluto-dal-cadore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/cima-gogna-comelico-sappada-ora-in-friuli-nel-libro-fotografico-un-saluto-dal-cadore\/","title":{"rendered":"CIMA GOGNA, COMELICO, SAPPADA (ORA IN FRIULI) NEL LIBRO FOTOGRAFICO \u201cUN SALUTO DAL CADORE\u201d"},"content":{"rendered":"<p><strong>di\u00a0 RENATO BONA<\/strong><\/p>\n<p>Cima Gogna, il Comelico, in particolare Santo Stefano di Cadore, e Sappada (ora facente parte del Friuli) sono i \u201cprotagonisti\u201d di una nuova tappa del \u201cviaggio\u201d che stiamo compiendo guidati dal libro \u201cUn saluto dal Cadore\u201d con vecchie cartoline della raccolta Benito Pagnussat, testo e commento del giornalista di Perarolo, Fiorello Zangrando, edito nel 1981 da Bepi Pellegrinon con Nuovi Sentieri in collaborazione con Eronda graphic design studio, Monticelli di Padova per la foto selezione, e la bolognese Grafiche Tamari per la stampa. La vecchia cartolina a colori datata mercoled\u00ec 29 agosto 906, \u00e8 cos\u00ec illustrata da Zangrando: \u201cQui si facevano le abluzioni. Coi capitali auronzani si mise in piedi una specie di abitacolo moresco composito, buono per consentire l\u2019utilizzo delle acque minerali. Il turismo, si sa, \u00e8 fatto anche di terme. Altrimenti Cimagogna, laggi\u00f9, non sarebbe mai balzata alla ribalta\u201d. Segue la cartolina di P. Breveglieri relativa a \u201cI tre Ponti &#8211; Presso lo stabilimento Climatico Balneare di Gogna\u201d con questa dicitura: \u201cUna volta l\u2019ingegneria era anche questo, riuscire a incastrare due ponti. Per consentire il flusso ad un trivio. Per smistare il traffico dei transiti da sud a nord e viceversa e anche verso Vigo e compagnia. Adesso \u00e8 tutt\u2019altra cosa, ovviamente. Ma neanche questa soluzione\u2026\u201d. Terza foto proposta quella di Mariani intitolata \u201cCadore \u2013 La Gola del Piave\u201d con didascalia in cui si legge: \u201cDa Cimagogna la strada mena a destra seguendo il corso del Piave. E arranca con fatica, ed \u00e8 intagliata nella montagna. Strapiombi da una parte, roccia dall\u2019altra. Porta a paesi che spesso restano reclusi dal resto del mondo tanto e tanto tempo. Be\u2019, adesso \u00e8 meglio\u201d. Pure del bellunese P. Breveglieri la foto de \u201cI due Ponti presso S. Stefano di Cadore\u201d accanto alla quale \u00e8 scritto: \u201cMa arrivarci, a Santo Stefano e quindi in Comelico, non \u00e8 ancora molto agevole. Da Calalzo in su occorre pur sempre affidarsi ai mezzi tradizionali, quelle carrozze a cavalli che tanta storia anche loro hanno scritto. E poi la valle \u00e8 insidiosa, e per percorrerla occorrono mille accorgimenti\u201d. Segue la panoramica \u201cSanto Stefano di Cadore, in alto Costalissoio\u201d con la spiegazione: \u201cAdesso la strada che vi porta \u00e8 pi\u00f9 aperta. Santo Stefano respira meglio. Pare adagiato tranquillo sulla sponda del Piave. Il suo verde di carducciana memoria \u00e8 appena siglato dalle coltivazioni e dalle rare abitazioni. Ma Costalissoio occhieggia lass\u00f9, abitazioni che sembrano formiche\u201d. A Santo Stefano appare il \u201cGrand Hotel Aquila d\u2019Oro m. 1000\u201d con l\u2019autore del libro che scrive: \u201cBell\u2019esempio di contraddizione tra due realt\u00e0 (donna e uomo (maschilismo ol\u00e8) che vanno ad attingere l\u2019acqua alla fontana, e dietro un grande palazzo adibito ad albergo. Siamo a mille metri sul mare ed \u00e8 giusto, allora, che si intitoli all\u2019aquila d\u2019oro. L\u2019ospitalit\u00e0 che si fa industria\u201d. A proposito della \u201cPiazza di S. Stefano di Cadore\u201d, del Breveglieri, ecco Zangrando: \u201cCapitale del Comelico, Santo Stefano \u00e8 ancora, tutto sommato, un borgo abbastanza semplice. Soltanto la chiesa parrocchiale sembra dominare l\u2019assieme architettonico. Il resto \u00e8 composto di case buone e caratteristiche, ma prive di pregi particolari. Lo sviluppo, per\u00f2, batte alla porta\u201d. Altra cartolina a colori, datata 17.8.1889: \u201cCadore. S. Stefano colla Vallata di Candide\u201d per la quale si legge: \u201cMa Santo Stefano, proprio perch\u00e9 \u00e8 la capitale del Comelico, ha il dono di sapere e potere spaziare oltre i confini comunali. Come qui, quando il non mai abbastanza lodato Breveglieri lo coglie nel momento in cui guarda verso l\u2019alto, verso Candide. Anche se il \u2018maquillage\u2019 \u00e8 evidente\u201d. Ed ecco Campolongo, a quota 950, stesso fotografo e questa illustrazione: \u201cCampolongo fatto di poche case e di poche cose. Un fiume, il Piave, all\u2019apparenza disciplinato, le case distribuite con semplicit\u00e0 attorno alla chiesa. Attirano l\u2019attenzione quei ciuffi di alberi, sotto e sopra, che non si capisce bene come siano rimasti in piedi. Tra stenti e casualit\u00e0\u201d. Segue l\u2019immagine del \u201cPrimo ponte Fiume Piave\u201d di cui Fiorello Zangrando scrive: \u201cC\u2019\u00e8 poco da dire. La grande targa del primo ponte sul Piave immette perentoriamente Sappada in Cadore. L\u2019aggregazione \u00e8 tuttora controversa ma \u00e8 gi\u00e0 positivo che ci sia una testimonianza a favore della \u2018cadorinit\u00e0\u2019 di questo centro. Del resto, il Piave nasce proprio quass\u00f9\u201d. Proseguiamo con \u201cSappada-Veduta generale\u201d e il commento del giornalista: \u201cVista cos\u00ec dice poco. Ma quella di Sappada \u00e8 una gran bella valle, E\u2019 un\u2019isola tedesca colonizzata da agricoltori che vi capitarono per sottrarre alle angherie dei signori della vicina Sillian. Scelsero bene, mille anni fa. E per secoli hanno saputo amministrare bene le loro risorse\u201d. Tocca ora all\u2019immagine \u201cUn saluto da Sappada (Belluno) Gruss aus Bladen\u201d col commento: \u201cFin de si\u00e8cle, senza tanti fronzoli per\u00f2. La grande chiesa arcipretale, le borgate sparse senza disordine, ecco Sappada che conserva ancora una serie di tradizioni, di lingua e di costumi che sono patrimonio vivo della sua gente. Ma forse anche degli altri, di chi le si avvicina\u201d. Restiamo in zona per un\u2019immagine-documento intitolata: \u201cSappada &#8211; Belluno a. m 1300 &#8211; Borgata Bach dopo l\u2019incendio\u201d di cui si legge: \u201cErano tempi brutti quando un paese andava a fuoco come Bach. Provvidenze erano disposte con contagocce e senza leggi speciali. Quando resta lo scheletro di n paese sono problemi grossi da risolvere. Vuol dire reimpiegare ci\u00f2 che si era messo via per migliorare, e che ora sfuma\u201d. Segue \u201cBorgata Lerpa a Sappada nel Cadore\u201d con la spiegazione: \u201cTipico quadro agreste con le capre nel mezzo della strada, tanti muri a secco, steccati di recinzione che ritmavano una vicenda contadina d\u2019alta quota con diesis e bemolle saggiamente intrecciati. E\u2019 la porta che dal Cadore si apre verso la Carnia. Sappada che ha due occhi\u201d. Ma \u201cSappada &#8211; dice la didascalia della foto-cartolina di Breveglieri intitolata \u201cSappada &#8211; Cadore m. 1250\u201d &#8211; ha anche tutti i requisiti per presentarsi senza timore di riflusso come paese contadino, con tutte le masserie del caso, bestie e uomini compresi. I milleduecentocinquanta metri sono tanti, ma la vallata \u00e8 ampia e solatia, la terra feconda, la volont\u00e0 umana tenace\u201d. A seguire, l\u2019immagine dal titolo: \u201cCima (Sappada Cadore) a. m. 1300\u201d accompagnata da queste parole: \u201cQui, a Cima Sappada, siamo davvero ai limiti della geografia e dell\u2019economia seria dell\u2019area montana. Per fortuna che chi ci \u00e8 venuto ha alle spalle tante di quelle generazioni (diciamo 50, 10 per 20) che non lo blocca la paura del precario. Anzi, con la terra scende a patti\u201d. Siamo alla Borgata Cima Sappada con le abitazioni di legno e i poggioli di legno, e i tetti di legno, e il legno da ardere e da costruzione fuori sulla strada ad essicarsi, e magari qualche ciuffo di fiori di quelli che piacevano tanto a Pio Solero. E poi dicono da dove nasce l\u2019arte della pittura\u201d. Ed eccoci alla foto intitolata \u201cAlto Cadore &#8211; Casamazzagno m. 1315\u201d con illustrazione che dice. \u201cCasamazzagno e le sue case disposte in fila lungo la costa, tutte disciplinate. La vita che vi scorre forse \u00e8 abbastanza tranquilla, nonostante i rigori invernali segnalati dalla montagna scomoda. C\u2019\u00e8 terra da coltivare, sotto e sopra. Anch\u2019essa disposta secondo forme-razionali\u201d. Ci spostiamo di non molto e siamo a Dosoledo che qui &#8211; citando Zangrando &#8211; \u201cnon risplende particolarmente. Il cartolinista di turno si \u00e8 limitato a darne un\u2019idea d\u2019insieme. E invece il paese ha quella serie di fienili che guardano verso la valle e che, come diceva Giovanni Comisso sembrano casseri di velieri che navigano nell\u2019oceano\u201d. Tocca a Candide, di cui viene proposta un\u2019immagine datata del Municipio cui \u00e8 accostata la dicitura: \u201cUna volta era un centro importante. Magari lo \u00e8 ancora oggi. Certo che un palazzo vi era stato costruito, pare sulle fondamenta di una residenza estiva nientepopodimenoche dei Caminesi. Qui dimostra gi\u00e0 la sua potenza, con questo massiccio edificio in primo piano, che \u00e8 gi\u00e0 insegna\u201d. Ci avviamo alla conclusione del \u201cviaggio\u201d con Padola \u201cvista mentre si eleva verso i piani di Sant\u2019Antonio. La strada principale \u00e8 assai larga. Ma c\u2019\u00e8 una spiegazione. Questo paese \u00e8 stato tra i primi dell\u2019intera area, che ha avuto un piano regolatore come Dio comanda, elaborato da Giuseppe Segusini, uno che aveva le idee chiare\u201d. Restiamo sul posto per \u201cla \u2018stua\u2019 sul P\u00e0dola \u00e8 come un cidolo in formato ridotto. Serve a sbarrare il passo all\u2019acqua e a rendere logico l\u2019afflusso del legname. La costruzione avrebbe meritato migliore considerazione per la sua forma e la sua funzionalit\u00e0\u201d. Siamo al \u201cconfine italico di Monte Croce\u201d con dicitura: \u201cSiamo ancora ai tempi in cui la Pusteria apparteneva all\u2019imperiale regio dominio austro-ungarico. Il confine passava dunque a Monte Croce di Comelico. E l\u00ec, accanto alle vecchie costruzioni per uso contadino, gi\u00e0 c\u2019erano quelle per i turisti e magari per i militari\u201d. La penultima immagine che proponiamo ha la didascalia\u00ac: \u201cBella soddisfazione arrivare con la \u2018brownie\u2019 o qualcosa del genere ai 2717 del Passo della Sentinella dove, probabilmente, \u00e8 don Piero Zangrando che celebra la messa. Per ricordare quelli che da una parte e dall\u2019altra sono morti ammazzati per l\u2019interesse di altri\u201d. E chiudiamo con \u201cDanta del Comelico (a nord) Cadore m. 1410\u201d di cui \u00e8 scritto: \u201cDanta che \u00e8 diventata comune autonomo grazie ad un poema, chiamiamolo cos\u00ec, che a un potente del tempo dedic\u00f2 Antonio Doriguzzi Rossin. Della rispettabile altezza dei suoi 1429 metri sembra orgogliosa. E poi, quel campanile a forma di torre, con l\u2019orologio, non fa grado?\u201d.<\/p>\n\n\t\t\t<style type='text\/css'>\n\t\t\t\t#gallery-1 {\n\t\t\t\t\tmargin: auto;\n\t\t\t\t}\n\t\t\t\t#gallery-1 .gallery-item {\n\t\t\t\t\tfloat: left;\n\t\t\t\t\tmargin-top: 10px;\n\t\t\t\t\ttext-align: center;\n\t\t\t\t\twidth: 14%;\n\t\t\t\t}\n\t\t\t\t#gallery-1 img {\n\t\t\t\t\tborder: 2px solid #cfcfcf;\n\t\t\t\t}\n\t\t\t\t#gallery-1 .gallery-caption {\n\t\t\t\t\tmargin-left: 0;\n\t\t\t\t}\n\t\t\t\t\/* see gallery_shortcode() in wp-includes\/media.php *\/\n\t\t\t<\/style>\n\t\t<div id='gallery-1' class='dt-gallery-container gallery galleryid-229545 gallery-columns-7 gallery-size-thumbnail'><dl class='gallery-item'>\n\t\t\t\t<dt class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t\t<a class=\"rollover rollover-zoom dt-pswp-item\" title=\"239438022_259358909170021_734590790617004828_n\" data-dt-img-description=\"\" data-large_image_width=\"320\" 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