{"id":231925,"date":"2021-09-13T23:59:59","date_gmt":"2021-09-13T21:59:59","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/?p=231925"},"modified":"2021-09-13T11:35:46","modified_gmt":"2021-09-13T09:35:46","slug":"i-racconti-di-paolo-soppelsa-novantaduesima-puntata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/i-racconti-di-paolo-soppelsa-novantaduesima-puntata\/","title":{"rendered":"I RACCONTI DI PAOLO SOPPELSA NOVANTADUESIMA PUNTATA"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>RITORNO IN CITT\u00c0\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>AUDIO<\/strong><\/p>\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-231925-1\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/PAOLO-SOPPELSA-MM.mp3?_=1\" \/><a href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/PAOLO-SOPPELSA-MM.mp3\">https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/PAOLO-SOPPELSA-MM.mp3<\/a><\/audio>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/b97a9c82-d5b9-4715-8490-f0d82355d32d.jpg\" width=\"333\" height=\"250\" \/>Ero giunto ai piedi del Pelsa nel tardo pomeriggio di un venerd\u00ec di met\u00e0 luglio. Nuvole basse, quasi freddo e pioggia battente: un&#8217;atmosfera novembrina, e pareva l&#8217;estate del 1987, quella della prima vacanza in Cadore di Papa Giovanni Paolo II e dell&#8217;alluvione in Valtellina. La campana batteva le diciotto, il Biois era tinto di marrone come accade sempre quando \u00e8 nervoso ed io stavo ufficialmente iniziando le mie ferie estive. Tre settimane; un tempo lungo, certamente non come i quasi tre mesi di quelle lontane vacanze anni &#8217;80, ma sufficiente per, come cantava Guccini, &#8220;tuffarmi in una vita ritrovata, vera e vissuta&#8221;. Una ventina di giorni buoni per ritrovare luoghi e momenti in quel paese dove molto \u00e8 rimasto immutato o quasi. Il Biois ha sempre la stessa voce e di notte tiene compagnia come allora. E come allora, \u00e8 in grado &#8220;de te fa salt\u00e0 su dret de not&#8221; quando inizia a ruggire e &#8220;men\u00e0 fora sas&#8221;: \u00e8 accaduto una notte, proprio come accadde nell&#8217;estate del 1987. Pure le campane sono le stesse, ed anche il letto a castello dipinto di rosso ed i Topolino anni &#8217;70, buoni per sorridere un p\u00f2 prima di spegnere la luce e dormire. Tre settimane estive volutamente vissute un p\u00f2 come allora: magari senza le partite di calcio giocate sul sagrato, ma allietate da belle camminate buone per riscoprire luoghi appartati e per raccogliere nuove storie e memorie. Poi, come sempre accade, pure le ferie si avviano verso la fine, purtroppo. Le serate sempre pi\u00f9 fresche e le giornate leggermente pi\u00f9 brevi sembrano voler avvisare che questo tempo dolce \u00e8 ormai in scadenza. Finch\u00e9, implacabile, ecco arrivare la domenica in cui il dover partire \u00e8 solamente questione di ore.<br \/>\n<strong>\u2026dal diario: si parte\u2026<\/strong><br \/>\nLo zaino nel bagagliaio gi\u00e0 dal pomeriggio. Il cenare un p\u00f2 prima del solito e poi il partire verso Belluno. Prima seconda terza; partenza falsa. Prima dei &#8220;Carabinieri&#8221; metto la freccia e parcheggio nel piazzale. Mi concedo l&#8217;ultima passeggiata. Arrivo alla panchina di fronte alla centrale, poi torno indietro e faccio il giro &#8220;de Aoscan&#8221;. Giunto a pochi metri dalla macchina la campana grande inizia a suonare: mi piace pensare che mi voglia salutare. Ascolto lo sfumare dei suoi potenti rintocchi e poi parto, stavolta sul serio. La Strada Madre \u00e8 deserta stasera. Ad Agordo le cime di San Sebastiano mostrano il colore del tramonto, poi, dopo Le Campe, si accendono fari e pensieri e ricordi di quando &#8220;se tornea &#8216;n du&#8221;. Ma allora accadeva ai primi di settembre e non guidavo io. Superato il curvone prima del Peron ritrovo l&#8217;estate della quasi pianura. A Mussoi inizia la citt\u00e0: manco da oltre tre settimane e stasera Belluno mi sembra pi\u00f9 citt\u00e0 del solito. Qualcuno passeggia in maglietta e pantaloncini corti: \u00e8 proprio diverso il clima di quasi pianura. A Cence, di sera, uscivo a camminare con addosso la felpa. Proprio come durante l&#8217;estate del 1987. Arrivo a casa e inizia a piovere forte. Scarico zaino borse e scarponi e apro la porta. C&#8217;\u00e8 aria &#8220;di chiuso&#8221;, cos\u00ec spalanco tutte le finestre. Poi la doccia, un p\u00f2 di TV ed \u00e8 gi\u00e0 ora di andare a dormire che domani si ricomincia. Inizio la lettura di un libro che racconta storie di Cencenighe e alle undici decido di spegnere tutto e di tentare di dormire. Mi butto sul letto in modalit\u00e0 estate, ovvero &#8220;via par sora le cuerte&#8221;. C&#8217;\u00e8 silenzio, un profondo silenzio: sono in citt\u00e0 ma c&#8217;\u00e8 un silenzio che fa quasi male. Non c&#8217;\u00e8 il Biois stasera a farmi compagnia, e nemmeno la campana che batte le ore e pure le mezze ore. Non c&#8217;\u00e8 quella macchina che passa ogni tanto. Non c&#8217;\u00e8 nulla: soltanto il monologo del gatto rossiccio della vicina, che miagola con voce da basso dopo l&#8217;una, rompendo questo silenzio umido che non fa dormire. Il resto \u00e8 notte trascorsa ammirando i numeri rossi della radiosveglia anni &#8217;80 presa con i punti dell&#8217;Eurospar. Scorrono piano i minuti: poi, \u00e8 gi\u00e0 lunedi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>***<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; RITORNO IN CITT\u00c0\u00a0 AUDIO Ero giunto ai piedi del Pelsa nel tardo pomeriggio di un venerd\u00ec di met\u00e0 luglio. Nuvole basse, quasi freddo e pioggia battente: un&#8217;atmosfera novembrina, e pareva l&#8217;estate del 1987, quella della prima vacanza in Cadore di Papa Giovanni Paolo II e dell&#8217;alluvione in Valtellina. 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