{"id":235060,"date":"2021-10-04T13:30:56","date_gmt":"2021-10-04T11:30:56","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/?p=235060"},"modified":"2021-10-03T09:42:31","modified_gmt":"2021-10-03T07:42:31","slug":"i-racconti-di-paolo-soppelsa-novantacinquesima-puntata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/i-racconti-di-paolo-soppelsa-novantacinquesima-puntata\/","title":{"rendered":"I RACCONTI DI PAOLO SOPPELSA NOVANTACINQUESIMA PUNTATA"},"content":{"rendered":"<p><strong>BELLUNO<\/strong><\/p>\n<p><em><strong>AUDIO<\/strong><\/em><\/p>\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-235060-1\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/PAOLO-SOPPELSA-BELLUNO.mp3?_=1\" \/><a href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/PAOLO-SOPPELSA-BELLUNO.mp3\">https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/PAOLO-SOPPELSA-BELLUNO.mp3<\/a><\/audio>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/?attachment_id=235062\" rel=\"attachment wp-att-235062\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-235062 alignleft\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/b13055fc-7881-4bb8-bcac-7b4709a1f8a1-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/b13055fc-7881-4bb8-bcac-7b4709a1f8a1-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/b13055fc-7881-4bb8-bcac-7b4709a1f8a1-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/b13055fc-7881-4bb8-bcac-7b4709a1f8a1-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/b13055fc-7881-4bb8-bcac-7b4709a1f8a1-1536x1152.jpg 1536w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/b13055fc-7881-4bb8-bcac-7b4709a1f8a1.jpg 1600w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>\u00c8 terra strana Belluno Ovest: case anni &#8217;50 inglobate fra alti condomini anni &#8217;60 posti fra la ferrovia ed il Piave. Un variegato micromondo facente parte della piccola citt\u00e0, una quasi periferia distante appena un chilometro da Piazza Duomo. Terra di mezzo Belluno Ovest: volgendo lo sguardo verso Salce si poteva ammirare la libert\u00e0 dei giochi nei prati, dell&#8217;andare a radicchi e dello scorrazzare in bicicletta di fronte alla caserma Toigo. E poi, con il passare degli anni, conquistare metro dopo metro la mitica Stradina di Salce. Ad ovest c&#8217;era la libert\u00e0, il vivere nomade durante i lunghi pomeriggi di primavera e quelli pi\u00f9 corti dell&#8217;autunno. Ad est, invece, c&#8217;era il centro, il luogo della seriet\u00e0 e della compostezza. La terra degli uffici, delle scuole e delle chiese. &#8220;Don fin inte a Belun&#8221; diceva mamma in certe mattine infrasettimanali: e se andava bene era per andare ad acquistare il formaggio in Piazza Mazzini; se andava male, invece, era per attivit\u00e0 molto pi\u00f9 serie: come andare dal medico, forse a fare &#8220;le lastre&#8221; in qualche oscuro poliambulatorio; oppure a ritirare un cappotto al lavasecco o acquistare medicinali in farmacia. Quando accadeva di doversi recare dal medico la partenza avveniva pressoch\u00e9 all&#8217;alba. Un viaggiare a piedi per ben ottocento metri, passando quasi subito di fronte all&#8217;entrata del severo palazzo dell&#8217; I.N.A.M. E chiss\u00e0 cos&#8217;era questo I.N.A.M, che un p\u00f2 era uffici ed un p\u00f2 ospedale, con all&#8217;interno direttori austeri ed impiegati vestiti di grigio e medici ed infermiere con i classici camici bianchi. Era il regno dei moduli da compilare e prelievi con le terribili siringhe di vetro multiuso: che strano posto l&#8217;I.N.A.M!! Pochi minuti pi\u00f9 tardi si era gi\u00e0 nella sala d&#8217;attesa del medico: almeno un paio d&#8217;ore che trascorrevano lentissime, consumate guardando le figure di qualche rivista vecchia di mesi fra colpi di tosse e racconti di acciacchi vari degli anziani. Poi finalmente il giungere del proprio turno, la rapida visita e successivamente lo scendere le scale con la ricetta cartacea scritta con calligrafia solitamente illeggibile. Aprivamo con quasi timore la porta a vetri ed entravamo in quel luogo austero. Ricordo il rispettoso silenzio dei presenti ed i bisbigli con i farmacisti. Mentre attendevo il mio turno mi guardavo intorno. Non era una farmacia come quelle moderne, con i farmaci contenuti in allegre scatole colorate che ti invogliano all\u2019acquisto anche se stai bene. No, nella farmacia \u201cAll\u2019Ospedale\u201d era tutto bianco e grigio. Osservavo con timore le siringhe di vetro e le boccette con gli antibiotici. Leggevo i nomi post-moderni dei farmaci, che finivano immancabilmente con la lettera \u201cx\u201d. Ascoltavo l\u2019accartocciarsi della carta piegata velocemente dalle mani ossute di quelle farmaciste serie e dallo sguardo severo. E le consulenze fra di loro condite di imprecazioni sottovoce cercando di tradurre le calligrafie impossibili delle ricette. Poi, dopo aver pagato, finalmente potevamo uscire da quel luogo odorante di disinfettante e tornare a respirare l\u2019aria della Citt\u00e0 Splendente. Talvolta ci si concedeva un giro veloce sotto i portici di Piazza dei Martiri; c&#8217;erano vetrine da ammirare, bar in cui sbirciare e quel dialetto infarcito di &#8220;zo&#8221; da ascoltare: che strano quel dialetto &#8220;de Belun&#8221;, con quelle &#8220;z&#8221; di &#8220;zarlatan&#8221; che rendevano nobili pure le sgridate che gli anziani mi riservavano ogni pomeriggio. Rimbombavano austeri fra le mura in cemento dei cortili quei &#8220;zarlatan&#8221; urlati a piena voce: forse correre in bicicletta e giocare a calcio erano attivit\u00e0 che mal si conciliavano con la nobilt\u00e0 di quei veri bellunesi che parlavano un dialetto cos\u00ec diverso dal nostro. Mentre passeggiavo sotto i portici pensavo che, per fortuna, a Belluno Ovest c&#8217;erano i prati in cui si potevano inventare ogni giorno nuove avventure: a Belluno Est sarebbe stato impossibile, nonostante ci fosse il Parco Bologna con i giochi, la sabbia e la pista di pattinaggio. Era cosa seria Belluno Est: uomini eleganti entravano ed uscivano da un grande portone, &#8220;chesta l\u00e8 la banca&#8221; diceva mamma, e chiss\u00e0 se ci sarei entrato prima o poi. Pensavo alla mia &#8220;mosina&#8221; verde marchiata Cassa di Risparmio di Verona Vicenza e Belluno che tenevo sul comodino: forse, quando sarebbe stata colma di monetine, avrei potuto varcare con orgoglio quel serio portone, prima sicuramente no. Le nostre Colonne d&#8217;Ercole erano rappresentate dalle imponenti colonne del teatro Comunale, con la sue elegante scalinata e i due leoni di pietra che sorvegliavano l&#8217;entrata. Oltre il teatro l&#8217;ignoto. Per noi Belluno Est era luogo da visitare per necessit\u00e0, pressoch\u00e9 mai per diletto. Ci si andava perch\u00e9 serviva andarci, poi, a commissioni terminate ci si incamminava alla volta della nostra Belluno Ovest. Lasciavamo quel centro citt\u00e0 piacevole ma in alcuni angoli piuttosto austero: pure le campane del Duomo avevano un suono solenne, quasi pesante e severo. Non possedevano la squillante allegria di quelle di Cencenighe. A volte si saliva lungo via Loreto fiancheggiando un lato dell&#8217;Ospedale Civile che ormai era met\u00e0 ospedale. Erano gli ultimi anni dell&#8217;interregno sanitario, con met\u00e0 nosocomio situato nel nuovo complesso di Viale Europa e met\u00e0 nel decadente palazzo di via Caffi. All&#8217;orizzonte si intravedeva la bella stazione dove, se avevamo indovinato l&#8217;orario, potevamo assistere alla partenza o all&#8217;arrivo del treno bianco e azzurro. Poi, dopo il breve show ferroviario, il rientro vero e proprio. Il passaggio pedonale di fronte all&#8217;Istituto Sperti e l&#8217;odore di ammoniaca del lavasecco che andava a mescolarsi con quello dei fumi delle caldaie a olio combustibile dei condomini. Quattrocento metri e si era a casa, nella nostra Belluno Est al margine dei prati e vicini al labirintico Cimitero Urbano di Prade. Ora tutto era pi\u00f9 famigliare ed intimo: le case, i cortili, i prati che calavano verso il Piave. La seriet\u00e0 di Belluno Ovest in un lampo era gi\u00e0 divenuta ricordo: ora era ritornato il tempo dei giochi e della bicicletta che scorrazzava in cortile. Il tempo del &#8220;&#8230;mama, pose d\u00ec d\u00f9 sot a dug\u00e0\u2026? S\u00ec s\u00ec, ma vien s\u00f9 co le ora de magn\u00e0\u2026&#8221;. Scendevo nel grande cortile ed era gioia semplice e vera; un tempo breve, che sarebbe terminato al giungere dell&#8217;ennesimo &#8220;zarlatan&#8221; urlato da una delle finestre del pi\u00f9 alto condominio di Belluno Ovest.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>****<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>BELLUNO AUDIO &nbsp; \u00c8 terra strana Belluno Ovest: case anni &#8217;50 inglobate fra alti condomini anni &#8217;60 posti fra la ferrovia ed il Piave. Un variegato micromondo facente parte della piccola citt\u00e0, una quasi periferia distante appena un chilometro da Piazza Duomo. Terra di mezzo Belluno Ovest: volgendo lo sguardo verso Salce si poteva ammirare&hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":235062,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"categories":[49,112],"tags":[],"class_list":["post-235060","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-news-18","category-racconti-soppelsa","category-49","category-112","description-off"],"img_url":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/b13055fc-7881-4bb8-bcac-7b4709a1f8a1.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/235060","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=235060"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/235060\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/media\/235062"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=235060"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=235060"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=235060"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}