{"id":236191,"date":"2021-10-09T13:39:26","date_gmt":"2021-10-09T11:39:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/?p=236191"},"modified":"2021-10-09T13:39:26","modified_gmt":"2021-10-09T11:39:26","slug":"in-veneto-sempre-meno-artigiani-e-commercianti-a-rovigo-belluno-e-vicenza-le-situazioni-piu-critiche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/in-veneto-sempre-meno-artigiani-e-commercianti-a-rovigo-belluno-e-vicenza-le-situazioni-piu-critiche\/","title":{"rendered":"IN VENETO SEMPRE MENO ARTIGIANI E COMMERCIANTI.  A ROVIGO, BELLUNO E VICENZA LE SITUAZIONI PIU\u2019 CRITICHE"},"content":{"rendered":"<p><a class=\"dt-pswp-item\" href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/chiuso-1.jpeg\" data-dt-img-description=\"\" data-large_image_width=\"626\" data-large_image_height=\"361\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-236193\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/chiuso-1-300x173.jpeg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"173\" srcset=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/chiuso-1-300x173.jpeg 300w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/chiuso-1.jpeg 626w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>In quasi un decennio il Veneto ha perso 16.386 commercianti e oltre il doppio di artigiani: precisamente 33.945. In altre parole, tra il 2011 e la fine del 2020 il cosiddetto popolo delle partite Iva ha perso in queste 2 categorie complessivamente 50.331 iscritti. Una contrazione che ha riguardato tutte le province del nostre territorio. In termini percentuali, per quanto riguarda l\u2019artigianato le situazioni pi\u00f9 critiche si sono registrate a Rovigo (-22,6 per cento), a Verona (-22,5 per cento), a Vicenza (-17,8 per cento) e a Belluno (-16,9 per cento). Nel commercio, invece, le note pi\u00f9 negative hanno interessato Belluno, Rovigo (entrambe con -14,3 per cento) e Vicenza (-11,9 per cento). Attualmente in Veneto ci sono 158.402 artigiani e 166.645 commercianti. La denuncia \u00e8 sollevata dall\u2019Ufficio studi della CGIA.<\/p>\n<p><strong>Le cause di questa moria<\/strong><br \/>\nAi tradizionali problemi che da sempre assillano le micro imprese (tasse, burocrazia, mancanza di credito, etc.), le chiusure imposte per decreto e le limitazioni alla mobilit\u00e0 registrati in questo ultimo anno e mezzo sono state esiziali. Non dobbiamo nemmeno dimenticare il crollo dei consumi delle famiglie e il boom dell\u2019e-commerce: per tanti autonomi la situazione \u00e8 diventata insostenibile e l\u2019unica cosa da fare \u00e8 stata quella di chiudere l\u2019attivit\u00e0. Queste micro realt\u00e0, ricordiamo, vivono quasi esclusivamente di domanda interna, legata al territorio in cui operano. Solo nel 2020, nel Veneto i consumi delle famiglie sono scesi di quasi 13 miliardi di euro, soldi che in gran parte alimentavano i ricavi delle piccolissime attivit\u00e0 che, a seguito di questa contrazione, non sono pi\u00f9 riuscite a far quadrare i propri bilanci.<br \/>\nSenza negozi le citt\u00e0 non sono pi\u00f9 le stesse<br \/>\nCamminando lungo i centri storici e nei quartieri sia delle citt\u00e0 che dei piccoli paesi di periferia del nostro Veneto, \u00e8 in forte aumento il numero delle botteghe artigiane e dei piccoli negozi commerciali con la saracinesca costantemente abbassata e le luci all\u2019interno completamente spente. Meno visibile a occhio nudo, ma altrettanto preoccupante, sono le chiusure che hanno interessato anche i liberi professionisti, gli avvocati, i commercialisti e i consulenti che svolgevano la propria attivit\u00e0 in uffici\/studi ubicati all\u2019interno di un condominio. Insomma, le nostre citt\u00e0 stanno cambiando volto: con meno negozi e uffici sono poco frequentate, pi\u00f9 insicure e con livelli di degrado in aumento.<\/p>\n<p><strong>Subito un tavolo di crisi sul lavoro autonomo<\/strong><br \/>\nLa CGIA ritiene sia giunto il momento di aprire un tavolo di crisi permanente a livello regionale. Mai come in questo momento, infatti, \u00e8 necessario dare una risposta ad un mondo, quello autonomo, che sta vivendo una situazione particolarmente delicata. Intendiamoci, misure miracolistiche non ce ne sono. E non dobbiamo nemmeno dimenticare che in questo ultimo anno e mezzo oltre ai ristori (ancorch\u00e8 del tutto insufficienti), gli esecutivi che si sono succeduti hanno, tra le altre cose, approvato l\u2019Iscro, esteso l\u2019utilizzo dell\u2019assegno universale per i figli a carico anche agli autonomi ed \u00e8 stato introdotto il reddito di emergenza per chi \u00e8 ancora in attivit\u00e0. Tutte misure importanti, ma non sufficienti per arginare le difficolt\u00e0 emerse in questi mesi di pandemia.<\/p>\n<p><strong>Pi\u00f9 impresa nelle scuole<\/strong><br \/>\nE\u2019 altres\u00ec necessario coinvolgere il Ministero dell\u2019Istruzione e le sue articolazioni territoriali affinch\u00e8 attivi quanto prima una importante azione informativa\/formativa nei confronti degli studenti delle scuole medie superiori che li sensibilizzi in particolar modo su un punto; una volta terminato il percorso scolastico, nel mercato del lavoro ci si pu\u00f2 affermare anche come lavoratori autonomi. Prospettiva, quest\u2019ultima, che tra i giovani \u00e8 poco conosciuta. E\u2019 inoltre auspicabile, dove queste esperienze non sono radicate, aprire momenti di confronto tra le parti sociali (associazioni datoriali e sigle sindacali), le istituzioni locali (Comuni, Province, CCIAA, etc.) e il mondo della scuola con l\u2019obbiettivo di avvicinare il pi\u00f9 possibile la domanda all\u2019offerta di lavoro. Un problema, quello del mismatch occupazionale, che paradossalmente interessa anche quelle aree del Nordest che presentano livelli di disoccupazione giovanile molto elevati.<\/p>\n<p><strong>A rischio la coesione sociale del Veneto<\/strong><br \/>\nInutile ricordare che quando perdono il posto c\u2019\u00e8 una sostanziale differenza tra i lavoratori dipendenti e gli autonomi. Mentre i primi possono beneficiare di alcune importanti misure di sostegno al reddito (Cig, Naspi, etc.), i secondi, invece, non possono contare quasi su nulla. A loro rimane solo il fallimento di un\u2019esperienza lavorativa finita male e l\u2019angoscia di come reinventarsi il proprio futuro. La CGIA sostiene che i negozi di vicinato e le botteghe artigiane presenti anche nel Veneto hanno bisogno di sostegno perch\u00e9 garantiscono la coesione sociale del nostro sistema produttivo. Se spariscono le micro imprese, rischiamo di abbassare notevolmente la qualit\u00e0 del nostro made in Italy. Per questo \u00e8 indispensabile tagliare la burocrazia, rivedere il fisco, abbassando drasticamente il peso di imposte e contributi e approvare quanto prima la riforma degli ammortizzatori sociali che, in caso di chiusura dell\u2019attivit\u00e0, preveda delle misure di sostegno al reddito anche ai lavoratori autonomi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In quasi un decennio il Veneto ha perso 16.386 commercianti e oltre il doppio di artigiani: precisamente 33.945. 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