{"id":242613,"date":"2021-11-13T09:01:29","date_gmt":"2021-11-13T08:01:29","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/?p=242613"},"modified":"2021-11-14T11:16:28","modified_gmt":"2021-11-14T10:16:28","slug":"a-inizio-covid-abbiamo-13-mila-dipendenti-in-piu-ma-327-mila-autonomi-in-meno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/a-inizio-covid-abbiamo-13-mila-dipendenti-in-piu-ma-327-mila-autonomi-in-meno\/","title":{"rendered":"A INIZIO COVID ABBIAMO 13 MILA DIPENDENTI IN PIU\u2019, MA 327 MILA AUTONOMI IN MENO"},"content":{"rendered":"<p><a class=\"dt-pswp-item\" href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Schermata-2021-11-13-alle-08.58.51.png\" data-dt-img-description=\"\" data-large_image_width=\"1542\" data-large_image_height=\"692\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-242616\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Schermata-2021-11-13-alle-08.58.51-300x135.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"135\" srcset=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Schermata-2021-11-13-alle-08.58.51-300x135.png 300w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Schermata-2021-11-13-alle-08.58.51-1024x460.png 1024w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Schermata-2021-11-13-alle-08.58.51-768x345.png 768w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Schermata-2021-11-13-alle-08.58.51-1536x689.png 1536w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Schermata-2021-11-13-alle-08.58.51.png 1542w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>In questi ultimi 20 mesi la crisi occupazionale provocata dal Covid non ha colpito indistintamente tutti. A pagare il conto pi\u00f9 \u201csalato\u201d, purtroppo, sono stati i lavoratori indipendenti1, ovvero gli autonomi e le partite Iva, che dal febbraio 2020 (mese pre Covid), al settembre 2021 (ultimo dato disponibile fornito dall\u2019Istat), sono diminuiti di 327 mila unit\u00e0 (-6,3 per cento).<\/p>\n<p>Diversamente, i lavoratori dipendenti, anche se di poco, sono invece aumentati: sempre nello stesso arco temporale, lo stock complessivo degli impiegati e degli operai presenti in Italia \u00e8 salito di 13 mila unit\u00e0 (+0,1 per cento). Complessivamente, il gap occupazionale tra il febbraio 2020 e lo scorso mese di settembre rimane ancora negativo.<\/p>\n<p>Intendiamoci, nulla a che vedere con i picchi toccati nella primavera scorsa, comunque l\u2019 ultimo dato disponibile ci dice che lo stock degli occupati presenti nel Paese rispetto al dato pre pandemia \u00e8 pi\u00f9 basso di 314 mila unit\u00e0 (-1,4 per cento) (vedi Tab. 1). A dirlo \u00e8 l\u2019Ufficio studi della CGIA.<\/p>\n<p>Va comunque sottolineato che il risultato positivo registrato dai lavoratori dipendenti \u00e8 ascrivibile a un deciso aumento del numero dei lavoratori a tempo determinato; questi ultimi, tra febbraio 2020 e settembre di quest\u2019anno, sono cresciuti di +108 mila unit\u00e0; per contro, gli occupati a tempo indeterminato sono diminuiti di 95 mila (vedi Graf. 1).<\/p>\n<p><strong><a class=\"dt-pswp-item\" href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Schermata-2021-11-13-alle-08.59.20.png\" data-dt-img-description=\"\" data-large_image_width=\"1550\" data-large_image_height=\"628\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-242615\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Schermata-2021-11-13-alle-08.59.20-300x122.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"122\" srcset=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Schermata-2021-11-13-alle-08.59.20-300x122.png 300w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Schermata-2021-11-13-alle-08.59.20-1024x415.png 1024w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Schermata-2021-11-13-alle-08.59.20-768x311.png 768w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Schermata-2021-11-13-alle-08.59.20-1536x622.png 1536w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Schermata-2021-11-13-alle-08.59.20.png 1550w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Molti autonomi potrebbero essere tornati a fare i dipendenti<\/strong><br \/>\nSe analizziamo l\u2019andamento degli occupati per fasce di et\u00e0, riscontriamo che in questi ultimi 20 mesi \u00e8 in calo sia il numero presente nella coorte dei giovani (15-34 anni) sia quello riconducibile alla mezza et\u00e0 (35-49 anni): rispettivamente di 98 mila e di 371 mila unit\u00e0. Ad aumentare di numero, invece, \u00e8 stata la platea degli over 50 che in questa fase di pandemia \u00e8 cresciuta di 154 mila unit\u00e0 (vedi Tab. 2). Premesso che i dati Istat non consentono di decifrare l\u2019andamento dei flussi in entrata\/uscita registrati in questo arco temporale, questo incremento potrebbe essere ascrivibile al fatto che molti autonomi e altrettanti collaboratori familiari o soci di cooperative di una certa et\u00e0 abbiano chiuso la propria posizione Inps; successivamente sono rientrati nel mercato del lavoro come dipendenti, sfruttando l\u2019esperienza e la professionalit\u00e0 acquisita in tanti decenni di onorata carriera.<\/p>\n<p><strong><a class=\"dt-pswp-item\" href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Schermata-2021-11-13-alle-08.59.38.png\" data-dt-img-description=\"\" data-large_image_width=\"1568\" data-large_image_height=\"1170\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-242614\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Schermata-2021-11-13-alle-08.59.38-300x224.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"224\" srcset=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Schermata-2021-11-13-alle-08.59.38-300x224.png 300w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Schermata-2021-11-13-alle-08.59.38-1024x764.png 1024w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Schermata-2021-11-13-alle-08.59.38-768x573.png 768w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Schermata-2021-11-13-alle-08.59.38-1536x1146.png 1536w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Schermata-2021-11-13-alle-08.59.38.png 1568w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Soffrono ancora le citt\u00e0 d\u2019arte<\/strong><br \/>\nAd aver patito maggiormente gli effetti della crisi sono state le citt\u00e0 d\u2019arte. Anche in questi ultimi mesi di riapertura totale, in queste realt\u00e0 urbane le difficolt\u00e0 rimangono. L\u2019Ufficio studi della CGIA ricorda che stiamo parlando di citt\u00e0 che sono delle vere e proprie eccellenze nei settori della moda, del gioiello e dell\u2019artigianato di qualit\u00e0; tutti comparti che, in genere, costituiscono un\u2019importante attrazione turistica per il nostro Paese. Queste attivit\u00e0 di alta gamma beneficiano dei medesimi flussi turistici che sostengono le attivit\u00e0 ricettive, i pubblici esercizi e il trasporto pubblico locale (taxi e noleggio con conducente), con i quali spesso si sviluppano sinergie importanti.<\/p>\n<p>In citt\u00e0 come Firenze e Venezia, ad esempio, il giro d\u2019affari di queste attivit\u00e0 commerciali-artigianali dipende, in media, almeno per il 60-70 per cento dagli acquisti dei turisti stranieri, soprattutto di provenienza extra UE che in questi ultimi 2 anni sono mancati totalmente; pensiamo al crollo del turismo croceristico che ha messo a repentaglio migliaia e migliaia di posti di lavoro. Pertanto, \u00e8 necessario un intervento per \u201ctappare\u201d una crisi apparentemente infinita che sta gravemente compromettendo non solo le imprese della ricettivit\u00e0, del trasporto locale e dei servizi turistici, ma anche ristoranti, botteghe e negozi delle mete culturali e dei centri storici, rimasti ormai senza \u201cfiato\u201d. Imprese che devono essere sostenute pi\u00f9 a lungo, con contributi a fondo perduto, ammortizzatori sociali e credito di imposta per gli affitti.<\/p>\n<p><strong>Si istituiscano tavoli di crisi<\/strong><br \/>\nDa almeno sei mesi la CGIA chiede sia al Governo che ai governatori di aprire un tavolo di crisi permanente a livello nazionale e regionale. Mai come in questo momento, infatti, \u00e8 necessario dare una risposta ad un mondo, quello delle partite Iva, che sta vivendo una situazione particolarmente delicata. Intendiamoci, nessuno \u00e8 in grado di risolvere i problemi con un semplice tocco di bacchetta magica. Altres\u00ec, non dobbiamo nemmeno dimenticare che in questo ultimo anno e mezzo oltre ai ristori (ancorch\u00e9 del tutto insufficienti), gli esecutivi che si sono succeduti hanno, tra le altre cose, approvato l\u2019Iscro, esteso l\u2019utilizzo dell\u2019assegno universale per i figli a carico anche agli autonomi ed \u00e8 stato introdotto il reddito di emergenza per chi \u00e8 ancora in attivit\u00e0. Tutte misure importanti, ma insufficienti ad arginare le difficolt\u00e0 emerse in questi mesi di pandemia.<\/p>\n<p><strong>A rischio la coesione sociale<\/strong><br \/>\nE\u2019 importante ribadire che i negozi di vicinato e le tante botteghe artigiane presenti nel Paese hanno bisogno di sostegno perch\u00e9 garantiscono la coesione sociale anche del nostro sistema produttivo. Con meno serrande aperte le citt\u00e0 e i nostri quartieri sono meno vivibili, pi\u00f9 insicure; inoltre \u00e8 a rischio la qualit\u00e0 del nostro\u00a0made in Italy. E\u2019 altres\u00ec necessario coinvolgere il Ministero dell\u2019Istruzione affinch\u00e8 attivi quanto prima una importante azione informativa\/formativa nei confronti degli studenti delle scuole medie superiori che li sensibilizzi in particolar modo su un punto; una volta terminato il percorso scolastico,\u00a0 nel mercato del lavoro ci si pu\u00f2 affermare anche come lavoratori autonomi.<\/p>\n<p><strong>Le filiere pi\u00f9 colpite<\/strong><br \/>\nPur essendo ancora prematuro indicare con precisione le attivit\u00e0 che hanno subito maggiormente gli effetti negativi della crisi pandemica, i settori che ancora adesso rimangono in difficolt\u00e0 sono parecchi. Oltre alle imprese del tessile, abbigliamento e calzature, che nel manifatturiero continuano ad arrancare, perdurano le difficolt\u00e0 nei servizi, nel terziario e nel commercio al dettaglio. Sebbene da qualche mese siano state riaperte tutte le attivit\u00e0, secondo una prima stima dell\u2019Ufficio studi della CGIA le filiere ancora in difficolt\u00e0 che non includono il settore ricettivo sono:<\/p>\n<p>eventi (congressi, matrimoni, cerimonie, etc.);<br \/>\nfieristi (ambulanti, food street, etc.);<br \/>\ntrasporto persone (taxi, noleggio con conducente, trasporto marittimo);<br \/>\nsport e intrattenimento (parchi divertimento, spettacolo viaggiante, discoteche, etc.);<br \/>\nattivit\u00e0 culturali e spettacolo (cinema, teatri, musei);<br \/>\ncommercio al dettaglio (abbigliamento, calzature, cartolerie, librerie, etc.);<br \/>\nliberi professionisti.<\/p>\n<p><strong>Le cause di questa moria e il boom dell\u2019edilizia<\/strong><br \/>\nTradizionalmente le micro imprese soffrono un eccessivo carico di tasse, burocrazia e la cornica mancanza di liquidit\u00e0. Le chiusure imposte per decreto, le limitazioni alla mobilit\u00e0, il crollo dei consumi delle famiglie e il boom dell\u2019e-commerce registrati in questi 20 mesi hanno aggravato la situazione di tanti autonomi; per molti non c\u2019\u00e8 stata altra scelta se non quella di chiudere definitivamente l\u2019attivit\u00e0. Queste micro realt\u00e0, rammentiamo, vivono quasi esclusivamente di domanda interna, legata al territorio in cui operano. Ipotizzare un nuovo lockdown in vista del prossimo Natale sarebbe una sciagura che, salvo un drammatico peggioramento della situazione epidemiologica, deve essere assolutamente evitata. A differenza di tutti gli altri settori, l\u2019edilizia, invece, sta vivendo un momento di grande espansione. Grazie alla messa di bonus introdotti in questi ultimi anni (110 per cento, facciate, sisma, ristrutturazione e riqualificazione energetica), il comparto sta registrando numeri estremamente positivi che potrebbero per\u00f2 alimentare una bolla con conseguenze molto negative anche per i settori collegati (cemento, laterizi, ferro, acciaio, etc.). Tuttavia, rimane sempre valido il principio che quando si abbassano le tasse, la ripresa non tarda ad arrivare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In questi ultimi 20 mesi la crisi occupazionale provocata dal Covid non ha colpito indistintamente tutti. 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