{"id":246618,"date":"2021-12-04T13:45:37","date_gmt":"2021-12-04T12:45:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/?p=246618"},"modified":"2021-12-04T13:45:37","modified_gmt":"2021-12-04T12:45:37","slug":"vola-la-spesa-pubblica-questanno-sfonda-quota-mille-miliardi-di-euro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/vola-la-spesa-pubblica-questanno-sfonda-quota-mille-miliardi-di-euro\/","title":{"rendered":"VOLA LA SPESA PUBBLICA: QUEST\u2019ANNO \u201cSFONDA\u201d QUOTA MILLE MILIARDI DI EURO"},"content":{"rendered":"<p>Quest\u2019anno la spesa pubblica italiana \u201csfonda\u201d quota mille miliardi di euro. Per tenere aperti gli uffici, per pagare gli stipendi ai dipendenti pubblici, le pensioni e per erogare i servizi di natura pubblica (sanit\u00e0, sicurezza, scuola, trasporti, etc.), lo Stato spende per gli italiani quasi 3 miliardi di euro al giorno. A segnalarlo \u00e8 l\u2019Ufficio studi della CGIA.<\/p>\n<p>Una cifra gigantesca che, come era prevedibile, \u00e8 aumentata anche a seguito delle importanti misure messe in campo per il 2021 dai Governi Conte bis e Draghi. Provvedimenti che si sono resi indispensabili per fronteggiare gli effetti negativi imposti dalla crisi pandemica. Rispetto al 2020, infatti, quest\u2019anno le uscite complessive dello Stato sono aumentate di oltre 56 miliardi di euro (154,2 milioni al giorno in pi\u00f9 rispetto al 2020). Intendiamoci, una spesa pubblica importante, per mitigare gli effetti di una crisi economica e sociale mai vissuta negli ultimi 75 anni, non costituisce un problema, anzi. Nel momento della difficolt\u00e0 nessuno pu\u00f2 essere lasciato indietro e lo Stato ha l\u2019obbligo di mettere in campo tutte le misure necessarie per tutelare soprattutto le fasce sociali pi\u00f9 deboli.<\/p>\n<p><strong>Quest\u2019anno spendiamo 4 PNRR1<\/strong><br \/>\nI mille miliardi di spesa pubblica che usciranno nel 2021 dalle casse pubbliche sono un importo di oltre 4 volte superiore a quanto saremo chiamati a spendere nei prossimi 5 anni con i soldi messi a disposizione dal PNRR che, ricordiamo, ammontano a circa 235 miliardi di euro. Intendiamoci: nessuno mette in discussione l\u2019importanza e l\u2019utilit\u00e0 delle risorse straordinarie che saremo chiamati ad investire nei prossimi anni. Ci mancherebbe. Tuttavia, vorremmo che il dibattito che si \u00e8 aperto in questi ultimi mesi sulla necessit\u00e0 di spendere presto e bene queste risorse europee fosse sempre vivo. Una spesa, quella pubblica, che per quasi 900 miliardi \u00e8 di parte corrente e viene utilizzata, in particolar modo, per liquidare gli stipendi dei dipendenti del pubblico impiego, per consentire i consumi della macchina pubblica e per pagare le prestazioni sociali. L\u2019assalto alla diligenza che abbiamo assistito in questi giorni in Parlamento con la presentazione di migliaia e migliaia di emendamenti alla legge di Bilancio, non lascia presagire nulla di buono. Il pericolo che nel 2022 la spesa pubblica superi abbondantemente i mille miliardi toccati quest\u2019anno \u00e8 molto plausibile.<\/p>\n<p><strong>Meno tasse solo con tagli strutturali alla spesa<\/strong><br \/>\nNei prossimi anni il problema sar\u00e0 quello di ridurre progressivamente le uscite per consentire al Governo di reperire le risorse necessarie per realizzare, in particolar modo, una strutturale e significativa riduzione del carico fiscale su famiglie e imprese. Con un rapporto debito\/Pil che si aggira attorno al 154 per cento, questa riforma non potr\u00e0 essere finanziata in deficit. Anche perch\u00e9 l\u2019UE, molto probabilmente, non ce lo permetterebbe; alla luce del fatto che le disposizioni del Patto di Stabilit\u00e0, che comunque dovr\u00e0 essere revisionato, dovrebbero tornare operative dal 2023. Ovviamente, segnalano dalla CGIA, grazie anche alle risorse messe in campo dal PNRR, nei prossimi anni sar\u00e0 necessario produrre pi\u00f9 ricchezza e lavoro. Solo cos\u00ec riusciremo ad aumentare significativamente la platea degli occupati che ci consentir\u00e0 di spendere meno per sussidi, bonus, contributi a fondo perduto ed integrazioni al reddito. Non solo. Potremmo altres\u00ec beneficiare di maggiori entrate fiscali, grazie al versamento di nuova Irpef e di ulteriori contributi previdenziali.<\/p>\n<p><strong>Le politiche espansive spingono all\u2019ins\u00f9 l\u2019inflazione<\/strong><br \/>\nIl forte aumento dell\u2019inflazione registrato in questi ultimi mesi \u00e8 sicuramente imputabile all\u2019incremento dei prezzi delle materie prime (gas e petrolio in primis) ma, anche, dalle politiche espansive adottate dai singoli stati nazionali e dalla BCE. Tuttavia, sebbene nel biennio 2017-2018 la Banca Centrale Europea fosse arrivata ad acquistare fino a 80 miliardi di euro al mese di titoli di stato pubblici, ora ne acquista circa 15 al mese. Alla fine dello scorso ottobre con il Programma di acquisto dei titoli del Settore Pubblico (PSPP), la BCE ne ha cumulati 2.603 miliardi, di cui 433 miliardi di titoli italiani (16,7 per cento del totale). In altre parole \u00e8 stata realizzata una grandiosa iniezione di liquidit\u00e0 nel sistema economico europeo che non ha precedenti. Alla luce di ci\u00f2, \u00e8 evidente che se le banche centrali vorranno \u201craffreddare\u201d il caro prezzi, molto probabilmente dovranno ridurre l\u2019iniezione di liquidit\u00e0 immessa in questi ultimi anni. Per un Paese come l\u2019Italia che ha un debito pubblico gigantesco, questo scenario rischia di peggiorare ulteriormente il nostro quadro finanziario.<\/p>\n<p><strong>Tra le uscite spiccano le pensioni: deficit a 167,7 miliardi<\/strong><br \/>\nSecondo la Nota di Aggiornamento del Documento di Economia e Finanza 2021, la voce di spesa corrente pi\u00f9 significativa che registriamo quest\u2019anno nel nostro Paese \u00e8 quella pensionistica che ammonta a 287,6 miliardi di euro. Seguono i redditi da lavoro dipendente2 con 179,4 miliardi, i consumi intermedi3 con 161,9 miliardi, le altre prestazioni sociali con 116,3 miliardi e le altre spese correnti con 87,6 miliardi. Includendo anche gli interessi sul debito pubblico (pari a 60,5 miliardi), il totale spese correnti ammonta a 893,4 miliardi, di cui 129,4 per la spesa sanitaria. Se aggiungiamo anche le spese in conto capitale (ovvero gli investimenti), che per l\u2019anno in corso sono pari a 107,3 miliardi, la spesa finale ammonta a 1.000,7 miliardi. Per contro, le entrate totali quest\u2019anno raggiungeranno quota 832,9 miliardi: pertanto l\u2019indebitamento netto si attesta a -167,6 miliardi di euro (-9,4 per cento del Pil).<\/p>\n<p>1 Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza<br \/>\n2 Costo degli stipendi dei dipendenti pubblici<br \/>\n3 Sono gli acquisiti\/spese sostenute dalla Pubblica Amministrazione per il suo funzionamento<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quest\u2019anno la spesa pubblica italiana \u201csfonda\u201d quota mille miliardi di euro. Per tenere aperti gli uffici, per pagare gli stipendi ai dipendenti pubblici, le pensioni e per erogare i servizi di natura pubblica (sanit\u00e0, sicurezza, scuola, trasporti, etc.), lo Stato spende per gli italiani quasi 3 miliardi di euro al giorno. 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