{"id":253011,"date":"2022-01-10T13:30:06","date_gmt":"2022-01-10T12:30:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/?p=253011"},"modified":"2022-01-09T11:05:20","modified_gmt":"2022-01-09T10:05:20","slug":"i-racconti-di-paolo-soppelsa-puntata-108","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/i-racconti-di-paolo-soppelsa-puntata-108\/","title":{"rendered":"I RACCONTI DI PAOLO SOPPELSA &#8211; PUNTATA 108"},"content":{"rendered":"<p><strong>LA SERA DEI PAVARUI<\/strong><\/p>\n<p><em><strong>AUDIO<\/strong><\/em><\/p>\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-253011-1\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/PAOLO-SOPPELSA-LA-SERA-DEI-PAVARUI.mp3?_=1\" \/><a href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/PAOLO-SOPPELSA-LA-SERA-DEI-PAVARUI.mp3\">https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/PAOLO-SOPPELSA-LA-SERA-DEI-PAVARUI.mp3<\/a><\/audio>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/?attachment_id=253013\" rel=\"attachment wp-att-253013\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-253013 alignleft\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/75318a81-47e8-468e-bf81-326179ca6d59-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/75318a81-47e8-468e-bf81-326179ca6d59-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/75318a81-47e8-468e-bf81-326179ca6d59-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/75318a81-47e8-468e-bf81-326179ca6d59.jpg 960w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>L&#8217;inverno 2005\/2006 fu inverno serio, di quelli vecchio stampo. Uno degli ultimi in cui in Valbelluna nevic\u00f2 come ai tempi d&#8217;oro ed era un sogno passeggiare in una Belluno carica di neve come quando ero bambino. Il 5 gennaio del 2006 c&#8217;era un gran freddo e quel pomeriggio, poco prima che venisse buio, partii insieme pap\u00e0 in direzione Cencenighe. La sera della Befana in Agordino \u00e8 sera speciale: quando c&#8217;\u00e8 neve si pu\u00f2 assistere allo spettacolo dei Pavarui. Sarebbe stato interessante tentare qualche fotografia notturna per immortalare questo evento sempre affascinante. Scintillava la neve alla luce dei fari lungo la 203, l&#8217;asfalto era coperto da lastroni di ghiaccio ed occorreva un p\u00f2 di sana prudenza. Arrivammo a Cencenighe all&#8217;imbrunire. Pap\u00e0 non mi segu\u00ec nel mio reportage fotografico: prefer\u00ec andarsene al caldo, ed in fondo aveva pure ragione. C&#8217;erano 12\u00b0sottozero e pensare di stare oltre un&#8217;ora immobile a scattare foto era idea alquanto malsana. Ma ero giovane e determinato, e pure &#8220;professional&#8221; in quel tardo pomeriggio di gelo; munito di mitica Olympus C-5000 che tante foto ha scattato in montagna e perfino di cavalletto, ero pronto per consegnare ai posteri la fredda edizione dei Pavarui di met\u00e0 anni 2000. Parcheggiai la Sporting a Veronetta e salii fino al terzo tornante della strada che sale a Martin; piazzai perfettamente in bolla il cavalletto, recuperai la batteria della Olympus dalla tasca pi\u00f9 interna della giacca e, come un consumato professionista, scattai le prime foto di prova. &#8220;Cence&#8221; era un sogno di ghiaccio: si spegneva il giorno e si accendevano le luminarie di Natale che facevano luccicare la neve. Ed io, mezzo ibernato, scattavo foto aspettando l&#8217;accendersi dei Pavarui. All&#8217;accensione dei fal\u00f2 Cencenighe si tramut\u00f2 in una sorta di grandioso presepe illuminato. Come di consueto, le torce rosse erano presenti sulle cime che sovrastano il paese. Pensai al freddo che stavo patendo io, che era poco rispetto a quello che sentivano loro lass\u00f9. Ci stavano regalando un grande show, e mentalmente li ringraziai. Quando fu del tutto buio mi spostai sulla Provinciale di San Tomaso, dove faceva ancora pi\u00f9 freddo. Piazzai nuovamente il cavalletto in strada e scattai fino a riempire la memoria della scheda. Che allora la fotografia digitale era ancora un p\u00f2 agli albori e non c&#8217;erano migliaia di scatti a disposizione come oggi. Oppure c&#8217;erano, ma occorreva spendere. Poi i Pavarui si spensero e mezzo congelato e felice recuperai pap\u00e0. Mangiamo un boccone al volo in un bar e poi via verso Alleghe a prendere un&#8217;altra rata di gelo. Destinazione Stadio del Ghiaccio Alvise De Toni. Era ancora in restauro il palaghiaccio, ed ai lati era ancora aperto. Il termometro in Zunaia segnava un bel -14\u00b0 ed era necessario imbacuccarsi per bene. Calzini da montagna al ginocchio, jeans pesanti, canottiera di lana e maglia tecnica, pile, giacca a vento e per terminare, sciarpa guanti e berretto. E pure gli scarponi da montagna. Cos\u00ec, in versione palombari, assistemmo ad un combattuto Alleghe vs Renon con pausa t\u00e8 caldo a 240\u00b0 fra secondo e terzo tempo. Appena prima di perdere la sensibilit\u00e0 degli arti inferiori arriv\u00f2 il suono della sirena, L&#8217;Alleghe aveva vinto e noi, assiderati e felici, uscimmo dall&#8217;Alvise De Toni per riprendere la strada di casa. Il termometro della cabinovia stavolta segnava -16\u00b0, la chiusura centralizzata della Sporting era impazzita e le serrature erano congelate. E menomale che in tasca avevo la provvidenziale bottiglietta di apposito liquido deghiacciante. La cinquina, dopo un paio di rantoli, si mise svogliatamente in moto e partimmo con i vetri ghiacciati all&#8217;interno. Il lago era un blocco di ghiaccio e la strada brillava alla luce dei lampioni. Giunti ad Avoscan ci guardammo, ma nessuno dei due voleva pronunciare la fatidica frase: fui io a parlare per primo &#8220;&#8230;mah\u2026quasi quasi me fermaria a Cence da calche banda a beve valk de caldo\u2026&#8221;. A met\u00e0 frase arriv\u00f2 un perentorio &#8220;&#8230;fermete ala coprativa\u2026&#8221;. E fu l&#8217;unica, sera in anni ed anni di partite, che ci fermammo causa freddo per riscaldarci. Ci rianimammo accanto al termosifone del bar di Via Roma e verso mezzanotte arrivarono &#8220;&#8230;chei dei Pavarui\u2026&#8221; che erano saliti ad accendere i fuochi sulla Cima di Pape. Entarono allegri nel bar, anch&#8217;essi ibernati e felici. Stavolta li ringraziai di persona per il grande show che ci avevano donato mentre tentavano di riscaldarsi a suon di brul\u00e8. Dopo una mezz&#8217;oretta ripartimmo verso la piccola citt\u00e0 con il riscaldamento della macchina che diede i primi cenni di vita solo nei pressi di La Stanga. Ritrovammo una Belluno immersa nel sonno e ricoperta da tanta neve. Ed anche se i gradi erano -10\u00b0 pareva caldo. Andava cos\u00ec in quegli inverni divertenti. Inverni di neve, di ghiaccio e di hockey. E, per una sera all&#8217;anno, anche di Pavarui\u2026Magiche Dolomiti!!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>*****<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LA SERA DEI PAVARUI AUDIO &nbsp; L&#8217;inverno 2005\/2006 fu inverno serio, di quelli vecchio stampo. Uno degli ultimi in cui in Valbelluna nevic\u00f2 come ai tempi d&#8217;oro ed era un sogno passeggiare in una Belluno carica di neve come quando ero bambino. 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