{"id":260599,"date":"2022-02-21T13:30:27","date_gmt":"2022-02-21T12:30:27","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/?p=260599"},"modified":"2022-02-20T13:09:02","modified_gmt":"2022-02-20T12:09:02","slug":"i-racconti-di-paolo-soppelsa-puntata-114","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/i-racconti-di-paolo-soppelsa-puntata-114\/","title":{"rendered":"I RACCONTI DI PAOLO SOPPELSA &#8211; PUNTATA 114"},"content":{"rendered":"<p><strong>UN CANE \u00c8 PER SEMPRE<\/strong><\/p>\n<p><em><strong>AUDIO<\/strong><\/em><\/p>\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-260599-1\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/PAOLO-SOPPELSA-UN-CANE-E-PER-SEMPRE.mp3?_=1\" \/><a href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/PAOLO-SOPPELSA-UN-CANE-E-PER-SEMPRE.mp3\">https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/PAOLO-SOPPELSA-UN-CANE-E-PER-SEMPRE.mp3<\/a><\/audio>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a class=\"dt-pswp-item\" href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/91a23681-00ed-4e1b-8d06-fde026e67bc8.jpg\" data-dt-img-description=\"\" data-large_image_width=\"960\" data-large_image_height=\"637\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-260601 alignleft\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/91a23681-00ed-4e1b-8d06-fde026e67bc8-300x199.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"199\" srcset=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/91a23681-00ed-4e1b-8d06-fde026e67bc8-300x199.jpg 300w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/91a23681-00ed-4e1b-8d06-fde026e67bc8-768x510.jpg 768w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/91a23681-00ed-4e1b-8d06-fde026e67bc8.jpg 960w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Eri approdato a casa nostra nell&#8217;autunno del 1986, portandoti in dote un guinzaglio rosso e un tappetino azzurro. Nove chili di bastardino, un incrocio di razze che mandava in difficolt\u00e0 perfino il veterinario. Un cane nero marrone e bianco, con tanto di sopracciglia, zampe anteriori valghe e un abbaiare possente, simile a quello di un pastore tedesco. Ti avevano chiamato Al\u00ec, e ti conoscevamo perch\u00e9 abitavi cinque piani sopra di noi. Poi, quell&#8217;autunno, un semplice favore ai proprietari; il classico &#8220;lo ospitiamo noi per qualche giorno&#8221; che poi divent\u00f2 &#8220;per sempre&#8221;. Un &#8220;qualche giorno&#8221; durato undici anni. Eravamo quasi coetanei, io nove anni, tu due o tre di meno; eri riuscito ad ambientarti in fretta in casa, abbandonando pressoch\u00e9 subito il tappetino azzurro e prendendo possesso del ben pi\u00f9 comodo divano verde presente in cucina. Siamo diventati subito amici ed il mio primo girovagare di sera per il quartiere \u00e8 stato in tua compagnia; caldo o freddo, sereno o pioggia oppure neve, noi uscivamo alle otto precise. Ed eri furbo, perch\u00e9 nelle serate di bel tempo la tiravi lunga prima di fare i tuoi bisogni; se invece pioveva ti sbrigavi in fretta e poi mi tiravi verso casa perch\u00e9 non gradivi la pioggia. Poi per\u00f2 ti divertivi un mondo quando ti asciugavo col phon, e mi divertivo pure io nel vederti felice con la pancia all&#8217;aria. Eri la mia sveglia del mattino e ti mettevi di vedetta sul terrazzo aspettando il mio ritorno da scuola. E poi, a pranzo, ti appollaiavi sotto il tavolo sdraiandoti alternativamente sui piedi di tutti i quattro commensali, in perfetto regime di &#8220;par condicio&#8221;. Eri cane saggio e serio, ed il &#8220;qua la zampa&#8221; a comando era una sola volta al giorno; alla seconda richiesta era sguardo da &#8220;non ho voglia di essere preso in giro&#8221;. Seriet\u00e0 che puntualmente perdevi quando qualcuno nominava &#8220;Ophelia&#8221;, ovvero il nome della barboncina tua eterna fidanzata. Spalancavi gli occhi e ti prendeva un&#8217;agitazione pari a quella che provavi al sentir pronunciare la parola &#8220;guinzaglio&#8221;, che era preludio ad una bella passeggiata. Eri pure un amante delle autovetture, probabilmente perch\u00e9 avevi imparato che &#8220;viaggio in macchina uguale si va a Cencenighe, dove sar\u00f2 trattato come un re!!&#8221;. Ed infatti, sotto al Pelsa, eri veramente trattato come un monarca; la mascotte del vicinato, coccolato e vezzeggiato da tutti. E poi le nostre sere d&#8217;autunno, quando era la campana grande ad annunciare la passeggiata serale. C&#8217;era sempre vento e spesso la &#8220;brosa su &#8216;n sagr\u00e0&#8221;, e il nostro giro era &#8220;inte par Vila&#8221; o &#8220;d\u00f9 fin al parco&#8221;. Poi tornavamo infreddoliti e via insieme sul divano a guardare la TV. E poi le notti, quando ti sentivo muovere, ascoltando il caratteristico ticchettio delle tue unghie sul pavimento di larice. Un cane robusto, mai un acciacco nonostante l&#8217;et\u00e0 che iniziava ad essere avanzata. Io crescevo e tu sembravi sempre uguale, con il pelo nero e ispido sulla schiena e quello invece morbido e liscio sulla testa. Passavano gli anni e pareva che la nostra amicizia potesse durare per sempre; ed invece il peso dell&#8217;et\u00e0 si fece vivo una sera in cui eravamo in passeggiata lungo via Feltre. C&#8217;\u00e8 ancora il muretto dove ti divertivi a salire con un balzo, ma quella sera, dopo due tentativi falliti, hai rinunciato guardandomi poi con due occhi increduli e un po&#8217; tristi. Poi arriv\u00f2 l&#8217;autunno del 1996 ed eri sempre pi\u00f9 stanco. S\u00ec, uscivamo ancora a camminare la sera, ti piaceva sempre andare in giro in macchina ma, giorno dopo giorno, l&#8217;et\u00e0 diventava un peso sempre pi\u00f9 pesante da portare. Quel mattino del giorno di San Valentino ti ho accarezzato come facevo sempre prima di uscire di casa. Eri nella cesta di vimini, quella con la coperta imbottita verde; sveglio, seguivi con gli occhi il mio prepararmi per andare a lavorare. Ti ho accarezzato la testa e tu hai mosso un po&#8217; la coda; poi ho spento la luce e sono uscito. Quella carezza \u00e8 stata l&#8217;ultima, nel pomeriggio, quando sono rientrato, non c&#8217;eri pi\u00f9. Il giorno della festa degli innamorati termin\u00f2 il lungo percorso di vita che ci ha visti camminare insieme per oltre dieci anni. Ero bambino quando sei arrivato ed ero uomo quando te ne sei andato. Da quel giorno di met\u00e0 febbraio la casa fu pi\u00f9 vuota ma, nel mio cuore e nei miei ricordi sei sempre presente; perch\u00e9 un cane \u00e8 per sempre.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>*****<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>UN CANE \u00c8 PER SEMPRE AUDIO &nbsp; Eri approdato a casa nostra nell&#8217;autunno del 1986, portandoti in dote un guinzaglio rosso e un tappetino azzurro. 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