{"id":268595,"date":"2022-04-04T13:30:52","date_gmt":"2022-04-04T11:30:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/?p=268595"},"modified":"2022-04-03T11:20:20","modified_gmt":"2022-04-03T09:20:20","slug":"i-racconti-di-paolo-soppelsa-puntata-120","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/i-racconti-di-paolo-soppelsa-puntata-120\/","title":{"rendered":"I RACCONTI DI PAOLO SOPPELSA &#8211; PUNTATA 120"},"content":{"rendered":"<p><strong>PENSIERI DI MONTAGNA<\/strong><\/p>\n<p><em><strong>AUDIO<\/strong><\/em><\/p>\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-268595-1\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/PAOLO-SOPPELSA-PENSIERI-DI-MONTAGNA.mp3?_=1\" \/><a href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/PAOLO-SOPPELSA-PENSIERI-DI-MONTAGNA.mp3\">https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/PAOLO-SOPPELSA-PENSIERI-DI-MONTAGNA.mp3<\/a><\/audio>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a class=\"dt-pswp-item\" href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/e7af707b-0083-49a5-b2f6-16869582fb9e.jpg\" data-dt-img-description=\"\" data-large_image_width=\"1600\" data-large_image_height=\"1200\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-thumbnail wp-image-268597 alignleft\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/e7af707b-0083-49a5-b2f6-16869582fb9e-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a>C&#8217;\u00e8 stato un tempo in cui il mio andare in montagna era salire in auto e partire di buon&#8217;ora, salire una cima, scenderla e poi ritornare a casa. Era bello, c&#8217;era soddisfazione, ma sentivo che non era tutto. Era quasi come se quel raggiungere vette e valicare forcelle fosse solamente un collezionare una quota, un aggiungere all&#8217;elenco riportato su un quaderno il nome di un&#8217;altra montagna da raccontare il luned\u00ec ai colleghi, perch\u00e9 a quel tempo i social non erano ancora in voga come oggi e le foto rimanevano solamente nell&#8217;hard disk del PC. Sentivo che la montagna non poteva essere soltanto un conoscere altitudini, numeri dei sentieri e dislivelli; passavano gli anni e questo modo di andare mi appariva sempre pi\u00f9 come uno sterile esercizio fisico fine a se stesso. A volte avevo l&#8217;impressione di essere una sorta di turista in escursione a casa mia; guardavo senza vedere, camminavo in fretta senza cercare. C&#8217;ero nato e ci stavo vivendo ai piedi di queste splendide montagne, ma mi sembrava di non viverle appieno. Poi con il tempo ho capito; era il mio vissuto a bussare, era quell&#8217;esperienza di intere estati e fine settimana vissuti di fronte e sotto il Pelsa, a farmi finalmente osservare con occhi nuovi questo mondo che era il mio mondo. No, non poteva essere solamente salire una cima o scrivere una frase o un nome e una data sul libro di un rifugio. No, la montagna era soprattutto quel modo di vivere che mi avevano fatto conoscere quelli che c&#8217;erano prima; la montagna era s\u00ec le cime dove ogni tanto salire per diletto, ma era soprattutto i paesi, le frazioni sparse, i tabi\u00e0 sempre pi\u00f9 vuoti, i prati che si stavano trasformando in bosco e i dialetti che nel corso degli anni vedevano scomparire troppi vocaboli. La montagna erano i torrenti, il cui perenne scorrere crea la musica dolce che accompagna le notti, ma \u00e8 pure il rombo imponente dell&#8217;acqua che intimorisce durante le brentane autunnali. La montagna \u00e8 i lunghi e silenziosi inverni, con le stufe a legna roventi, perch\u00e9 lass\u00f9 il metano non \u00e8 ancora arrivato, e le &#8220;pile de legne&#8221;, costruite perfettamente a piombo, che a primavera languono. La montagna \u00e8 la neve da spalare la mattina al buio per poter uscire di casa, \u00e8 il disseppellire la macchina che serve per andare a lavorare, perch\u00e9 nelle frazioni alte e non solo, i mezzi pubblici non possono arrivare; \u00e8 anche l&#8217;unica strada chiusa causa incendio, che costringe a tragitti raddoppiati per raggiungere la scuola o il luogo di lavoro. Il mio vissuto mi stava facendo notare che la montagna non \u00e8 soltanto il giorno di sole, perfetto per andare a camminare e se piove o minaccia di piovere si resta a casa o si va al centro commerciale; \u00e8 anche e soprattutto i giorni di pioggia e silenzi, le giornate che passano lente; e solitamente queste sono le classiche giornate delle cosiddette &#8220;stagioni morte&#8221;; che poi in montagna, per chi la vive stabilmente, non esiste la &#8220;stagione morta&#8221;, perch\u00e9 da fare ce n&#8217;\u00e8 sempre, in quanto ogni stagione \u00e8 figlia della precedente e madre della successiva e occorre il &#8220;saper fare&#8221; che hanno insegnato i vecchi; anche se oggi c&#8217;\u00e8 lo spaccalegna e il &#8220;manarin&#8221; lo si usa meno di un tempo. La montagna \u00e8 la sua gente che ancora la abita e la presidia nonostante le fatiche e i sacrifici economici. Perch\u00e9 vivere in montagna \u00e8 costoso; il privilegio di ammirare la parete nord del Civetta o l&#8217;imponente sagoma del Pelmo richiede un prezzo anche salato da pagare. Andare in montagna senza almeno immaginare di viverla, \u00e8 un andare a met\u00e0; \u00e8 soltanto un conoscere nomi di vette e vallate che diventano utili soltanto come didascalia in calce alla foto da pubblicare su Instagram. \u00c8 importante il chiedersi il perch\u00e9 quella cima si chiama cos\u00ec o l&#8217;origine di quel cognome particolare. \u00c8 utile ragionare sul perch\u00e9 le travi dei tabi\u00e0 sono in legno di larice e perch\u00e9 gli orti sono recintati con palizzate alte tre metri. Questa nel tempo \u00e8 diventata la &#8220;mia&#8221; montagna; stava l\u00ec nascosta dietro i miei vent&#8217;anni, poi, anno dopo anno, stagione dopo stagione, si \u00e8 svelata e si sta tuttora svelando, insegnandomi ogni giorno qualcosa di nuovo e bello\u2026Magiche Dolomiti!!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>******<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>PENSIERI DI MONTAGNA AUDIO &nbsp; C&#8217;\u00e8 stato un tempo in cui il mio andare in montagna era salire in auto e partire di buon&#8217;ora, salire una cima, scenderla e poi ritornare a casa. Era bello, c&#8217;era soddisfazione, ma sentivo che non era tutto. 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