{"id":275854,"date":"2022-05-16T13:30:38","date_gmt":"2022-05-16T11:30:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/?p=275854"},"modified":"2022-05-15T14:51:12","modified_gmt":"2022-05-15T12:51:12","slug":"i-racconti-di-paolo-soppelsa-puntata-126","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/i-racconti-di-paolo-soppelsa-puntata-126\/","title":{"rendered":"I RACCONTI DI PAOLO SOPPELSA &#8211; PUNTATA 126"},"content":{"rendered":"<p><strong>IL LARICE<\/strong><\/p>\n<p><em><strong>AUDIO<\/strong><\/em><\/p>\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-275854-1\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/PAOLO-SOPPELSA-IL-LARICE.mp3?_=1\" \/><a href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/PAOLO-SOPPELSA-IL-LARICE.mp3\">https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/PAOLO-SOPPELSA-IL-LARICE.mp3<\/a><\/audio>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a class=\"dt-pswp-item\" href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/e3cca4ba-3c06-4838-9101-1706ae5d3edd.jpg\" data-dt-img-description=\"\" data-large_image_width=\"1080\" data-large_image_height=\"810\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-thumbnail wp-image-275856 alignleft\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/e3cca4ba-3c06-4838-9101-1706ae5d3edd-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a>L&#8217;ho osservato un giorno d&#8217;inizio primavera mentre camminavo sull&#8217;orlo del grande salto, il solitario larice. Il re dell&#8217;autunno che ad ottobre si veste d&#8217;oro, \u00e8 cresciuto su di un micro terrazzino di roccia in pieno strapiombo; sotto di lui il vuoto, sopra il cielo. Il solitario guardiano &#8220;dela m\u00e8 val&#8221; ha la corteccia rugosa e vissuta, indurita dal suo difficile passato. Chiss\u00e0 quante volte si \u00e8 risvegliato a met\u00e0 aprile e chiss\u00e0 quante volte ancora si \u00e8 addormentato a fine novembre. Un vivere difficile ed affascinante il suo; con le radici ben salde conficcate nelle fessure della roccia e con il privilegio di poter ammirare tutto il grandioso panorama che gli si apre di fronte. Misterioso e inavvicinabile, forte e saggio; nemmeno il terribile vento di Vaia \u00e8 riuscito a spezzarlo; l&#8217;ho trovato cos\u00ec in quel pomeriggio di fine marzo, come in quell&#8217;umido sabato mattina dopo la tempesta, impassibile e fiero come un capitano sulla prua del suo vascello. Gli alberi parlano e raccontano nella loro lingua, ed io quando vado a camminare in montagna, li sto ad ascoltare. Sono un dilettante del legno, un alunno di quel maestro chiamato bosco che sempre trova il tempo e la pazienza per insegnarmi qualcosa di nuovo. Il larice \u00e8 il mio albero preferito, amo il suo innalzarsi dritto verso il cielo, mi commuove il suo colorarsi d&#8217;oro a fine ottobre e ogni anno saluto il suo risveglio dal lungo sonno invernale che avviene intorno alla met\u00e0 di aprile. Quando capita di salire in montagna il larice \u00e8 l&#8217;ultimo albero che si incontra, poi saranno solamente roccia ed erba magra. \u00c8 lass\u00f9, dove l&#8217;aria \u00e8 pi\u00f9 fina, che crescono i larici &#8220;da opera&#8221;; &#8220;chei cresui sul magher&#8221;, che dopo tagliati, se vai ad osservare &#8220;le cresude&#8221;, diventi strabico e perdi il conto dei suoi anni d&#8217;et\u00e0. \u00c8 legno che sar\u00e0 eterno, e le travi degli antichi tabi\u00e0 ne sono la testimonianza eloquente. \u00c8 albero robusto che il vento fatica a sconfiggere; pu\u00f2 farlo crescere &#8220;conaster&#8221;, difficilmente riesce ad atterrarlo. Solamente &#8220;quel vento&#8221; c&#8217;\u00e8 riuscito, ma solo in quelle determinate zone dove si \u00e8 sfiorata l&#8217;apocalisse. Quelle &#8220;cresude&#8221; raccontano le loro vite; ci indicano se hanno avuto &#8220;cibo&#8221; in abbondanza oppure se hanno patito un po&#8217; la fame. A pochi metri dal solitario re che vive sulla verticale parete, vivono altri larici; quelli un po&#8217; viziati; cresciuti su quel prato pianeggiante che un tempo era pascolo, &#8220;fora dal vent&#8221; e nutriti abbondantemente; e tutto questo benessere \u00e8 stata pure la loro condanna. Erano nati sul comodo, su un terreno dove l&#8217;acqua non manca. Ma \u00e8 stato un benessere effimero; alcuni di loro sono caduti all&#8217;inizio del 2021, al tempo della grande neve, alla ancora giovane et\u00e0 di circa cinquant&#8217;anni. Quel terreno cos\u00ec generoso, dopo averli nutriti in modo esagerato, alla fine li ha traditi; il loro fittone, ovvero la radice principale, non era scesa nel terreno roccioso di certi costoni; ha trovato quel morbido che non li ha fatti faticare in giovent\u00f9 ma che alla fine li ha imbrogliati. Ora i larici, tre fratelli uniti dalla stessa sorte, si sono tramutati in pezzi da novantadue centimetri che raccontano il loro mezzo secolo di vita vissuta ammirando &#8220;la m\u00e8 val&#8221;; ed io ascolto con attenzione il loro narrare, e lo ascolter\u00f2 anche quando avverr\u00e0 con voce di fuoco. E prover\u00f2 affetto per loro quando torner\u00f2 a sognare sotto il Pelsa in quelle nuove e fredde sere d&#8217;inverno.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>*****<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>IL LARICE AUDIO &nbsp; L&#8217;ho osservato un giorno d&#8217;inizio primavera mentre camminavo sull&#8217;orlo del grande salto, il solitario larice. Il re dell&#8217;autunno che ad ottobre si veste d&#8217;oro, \u00e8 cresciuto su di un micro terrazzino di roccia in pieno strapiombo; sotto di lui il vuoto, sopra il cielo. 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