{"id":279736,"date":"2022-06-06T13:30:02","date_gmt":"2022-06-06T11:30:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/?p=279736"},"modified":"2022-06-05T11:01:07","modified_gmt":"2022-06-05T09:01:07","slug":"i-racconti-di-paolo-soppelsa-puntata-129","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/i-racconti-di-paolo-soppelsa-puntata-129\/","title":{"rendered":"I RACCONTI DI PAOLO SOPPELSA &#8211; PUNTATA 129"},"content":{"rendered":"<p><strong>LA RINUNCIA<\/strong><\/p>\n<p><em><strong>AUDIO<\/strong><\/em><\/p>\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-279736-1\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/PAOLO-SOPPELSA-LA-RINUNCIA.mp3?_=1\" \/><a href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/PAOLO-SOPPELSA-LA-RINUNCIA.mp3\">https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/PAOLO-SOPPELSA-LA-RINUNCIA.mp3<\/a><\/audio>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a class=\"dt-pswp-item\" href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/edd3a577-2fe8-4236-bd4e-1dffc7679004.jpg\" data-dt-img-description=\"\" data-large_image_width=\"1600\" data-large_image_height=\"1200\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-thumbnail wp-image-279738 alignleft\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/edd3a577-2fe8-4236-bd4e-1dffc7679004-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a>Era la fine di maggio dell&#8217;anno di grazia 2005 e quel giorno decidemmo di salire al bivacco Bedin, seguendo il classico itinerario che si inerpica lungo il versante cencenighese delle Pale di San Lucano. In verit\u00e0 qualche dubbio mi era sorto nei giorni precedenti, in quanto il lato nord delle Pale si presentava carico di neve nonostante la stagione avanzata. Per\u00f2 noi eravamo giovani, allenati e soprattutto pieni di entusiasmo; e poi io, d&#8217;estate, avevo gi\u00e0 percorso altre volte quei milletrecento metri di dislivello e conoscevo il tracciato a memoria. Cos\u00ec partimmo molto presto da Pradimezzo e dopo circa un&#8217;ora e mezza fummo a Malga Ambrusogn. La giornata era un p\u00f2 uggiosa ed una malinconica luce grigia illuminava le montagne circostanti. Qualche minuto di pausa e poi cominciammo a salire verso la forcella della Besausega. Dopo cento metri trovammo l&#8217;inverno. Un mondo di neve ci accolse e noi ci sentivamo un p\u00f2 come gli alpinisti veri. Faceva pure freddo, giusto per aggiungere un p\u00f2 di pathos all&#8217;avventura che stavamo per intraprendere. Il sentiero estivo ovviamente era sepolto dalla tanta neve, cos\u00ec optammo per la salita &#8220;dritta per dritta&#8221; puntando alla forcella. C&#8217;era vento, ma io avevo il pile comprato al mercato: teneva un caldo puramente psicologico ed eravamo entrambi pure senza guanti, perch\u00e9 a fine maggio, di solito, \u00e8 praticamente estate. E ovviamente mancavano pure ramponi e bastoncini, che allora nemmeno li possedevo i bastoncini che &#8220;&#8230;a cosa vuoi che servano\u2026&#8221;: e poi, poco tempo dopo, una volta provati, non li ho pi\u00f9 abbandonati. Nonostante la totale mancanza di qualsivoglia mezzo tecnico utile alla progressione in sicurezza, raggiungemmo tranquillamente la forcella. La consueta e strepitosa visione dell&#8217;Agner ci accolse nonostante il cielo grigio sciagura. Mangiai una squisita cioccolata con il riso soffiato e poi la faccenda si fece pi\u00f9 seria. Eravamo giovani ed entusiasti, ma non sprovveduti oltre il lecito. Il bellissimo sentiero che solitamente in poco meno di mezz&#8217;ora conduce agevolmente al magico bivacco, quel giorno era pericoloso da percorrere. Il versante sud delle Pale si trovava in pieno disgelo ed era un fischiare di sassi che precipitavano lungo le verticali pareti del boral. Oltre ai sassi, pure qualche &#8220;slavinot&#8221; che si staccava dai costoni sopra il sentiero, che in parecchi punti era interrotto da lingue di neve. Quelli bravi sarebbero passati senza particolari problemi, noi invece, che in quei momenti ci sentimmo meno bravi, non ce la sentimmo di prenderci dei rischi che ritenevamo inutile correre. Certo un p\u00f2 dispiaceva fermarsi a venticinque minuti dalla m\u00e8ta, ma, ci dicemmo con la massima tranquillit\u00e0, che le montagne e i bivacchi sanno aspettare. Cos\u00ec, per rifarci della delusione, che poi delusione non era, decidemmo di divertirci in discesa: estratto il poncho dallo zaino, che il poncho almeno ce l&#8217;avevo, lo misi sotto il sedere a m\u00f2 di slitta e poi partenza lungo la Besausega. In pochi e divertenti minuti compimmo il tragitto che in salita aveva richiesto pi\u00f9 di un&#8217;ora, poi, arrivati al piano, la corsa fin\u00ec ed inizi\u00f3 il calvario. Fino a poco prima della malga fu un camminare sprofondando fino all&#8217;inguine, e talvolta oltre, ogni cinque o sei passi. A volte dovevamo letteralmente estrarci l&#8217;un l&#8217;altro dalla buca formatasi sotto il nostri piedi. Era il giusto prezzo da pagare per il divertimento fin l\u00ec goduto senza alcun minimo inconveniente. Superata la malga fu facile discesa nonostante gli scarponi fradici e i piedi altrettanto fradici. Arrivammo a Pradimezzo bagnati ed entusiasti di ci\u00f2 che avevamo visto e vissuto e pure della nostra prudenza. Terminava cos\u00ec un&#8217;altra giornata da ricordare; una giornata in cui la montagna mi insegn\u00f2 che occorreva un po&#8217; di coraggio per proseguire il cammino, e pure il coraggio di rinunciare; perch\u00e9 a volte, soltanto la rinuncia regala la possibilit\u00e0 di ritornare\u2026Magiche Dolomiti!!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>*****<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LA RINUNCIA AUDIO &nbsp; Era la fine di maggio dell&#8217;anno di grazia 2005 e quel giorno decidemmo di salire al bivacco Bedin, seguendo il classico itinerario che si inerpica lungo il versante cencenighese delle Pale di San Lucano. 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