{"id":294924,"date":"2022-08-29T13:30:57","date_gmt":"2022-08-29T11:30:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/?p=294924"},"modified":"2022-08-28T11:40:41","modified_gmt":"2022-08-28T09:40:41","slug":"i-racconti-di-paolo-soppelsa-puntata-140-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/i-racconti-di-paolo-soppelsa-puntata-140-2\/","title":{"rendered":"I RACCONTI DI PAOLO SOPPELSA &#8211; PUNTATA 140"},"content":{"rendered":"<p><strong>IL RITORNO<\/strong><\/p>\n<p><strong>AUDIO<\/strong><\/p>\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-294924-1\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/PAOLO-SOPPELSA-IL-RITORNO.mp3?_=1\" \/><a href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/PAOLO-SOPPELSA-IL-RITORNO.mp3\">https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/PAOLO-SOPPELSA-IL-RITORNO.mp3<\/a><\/audio>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a class=\"dt-pswp-item\" href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/f43072e9-a6a4-4e59-98af-4afd473ac8d2.jpg\" data-dt-img-description=\"\" data-large_image_width=\"1080\" data-large_image_height=\"810\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-thumbnail wp-image-294926 alignleft\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/f43072e9-a6a4-4e59-98af-4afd473ac8d2-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a>La partenza da Cencenighe in direzione Belluno era fissata per le sette del luned\u00ec mattina. Il bagagliaio della Ritmo riempito la sera precedente di valigie e malinconia, con la campana grande che annunciava l&#8217;inizio di un nuovo giorno e pure il nostro partire; vacanze estive terminate e una manciata di giorni all&#8217;inizio della scuola. Un bel momento tutto da vivere. Sotto casa ci aspettava un clima fresco d&#8217;inizio settembre, con il sole che ancora dormiva dietro il Pelsa e la poca voglia di andare. Traffico scarso lungo la Strada Madre, che le valli si erano svuotate e i turisti ormai erano ritornati a vivere le proprie routine cittadine. Trentacinque minuti pi\u00f9 tardi l&#8217;arrivo in citt\u00e0, con pap\u00e0 che faceva immediatamente rotta verso il lavoro ed io che invece aprivo casa insieme alla mamma. A Belluno era ancora estate, con il sole gi\u00e0 alto alle otto e una calura che chiamava in fretta i pantaloncini corti. Aria di chiuso in casa e il primo pane da andare a comprare, poi un paio di telefilm e successivamente l&#8217;uscire ad annusare la situazione nel quartiere. Osservavo i cortili ora quasi pieni di auto parcheggiate, e pensavo che quasi tutti avevano fatto ritorno in patria; e chiss\u00e0, probabilmente avrei trovato qualche amico con cui giocare la prima partita settembrina di calcio. E correva veloce la Graziella rossa uscendo dal cortile, iniziando una metodica perlustrazione di strade e piazzali, di cortili e di prati. Qualche roulotte era ritornata al proprio posto abituale, quasi tutte le persiane erano alzate e l&#8217;aria sapeva d&#8217;inizio settembre mentre tentavo di udire qualche voce amica. Ed ecco che, finalmente, da uno dei cortili del quartiere, delle grida conosciute mischiate a potenti rumori metallici causati dalle pallonate contro i portoni dei garage, annunciavano la ritrovata compagnia di giochi. Un semplice ciao e poi, dopo l&#8217;ennesimo &#8220;fare le squadre&#8221;, via a giocare, cercando di assaporare quel tempo prezioso di vacanze ormai al termine. E quel caldo d&#8217;inizio settembre, in certi momenti regalava ancora la spensieratezza dell&#8217;estate e nei momenti di pausa fra una partita e l&#8217;altra, ognuno raccontava la propria vacanza. Qualcuno era stato un mese al mare, altri invece solamente una settimana. E poi il resto del tempo l&#8217;avevano trascorso nella piccola citt\u00e0 tranne nei fine settimana, in occasione delle classiche gite fuoriporta. E mentre ascoltavo il raccontare di quella Belluno d&#8217;estate, mi girava in testa la canzone, cantata da Celentano, che si intitola &#8220;Azzurro&#8221;; dove il protagonista trascorreva la stagione del solleone in una citt\u00e0 semivuota, dove non c&#8217;era nemmeno un prete per chiacchierare. La immaginavo cos\u00ec la Belluno estiva, e in effetti si presentava davvero cos\u00ec allora, e ne avevo conferma in quelle rare occasioni in cui si scendeva dall&#8217;agordino e si trascorreva un giorno in quella citt\u00e0 troppo calda e troppo vuota di amici. Ora invece i compagni di giochi e di vita erano tutti presenti, e prima di cena ci si salutava dandosi appuntamento per il mattino successivo. Alla sera ormai non si usciva pi\u00f9 causa il deciso accorciarsi delle giornate, ed era un&#8217;altra campana, quella dal suono malinconico e lontano della chiesa di San Gervasio, a suonare l&#8217;Ave Maria spargendo i suoi acuti rintocchi nel buio di viale Europa. Cinque o sei giorni vissuti cos\u00ec, nell&#8217;illusione che quel tempo sospeso di inizio settembre potesse durare pi\u00f9 a lungo. E invece, ineluttabile arrivava il momento in cui la cartella lasciata ai piedi del letto, si sarebbe riempita di quaderni delle Regioni d&#8217;Italia e di scatole di pennarelli nuovi. E poi il sussidiario, il libro di lettura e la merendina che finiva sempre schiacciata ma che sarebbe stata ugualmente una bont\u00e0 da assaporare a met\u00e0 mattina. Una notte insonne e poi il camminare lungo via Feltre con il grembiule super stirato e la &#8220;sportola&#8221; con le pantofole nuove. Ed improvvisamente lo si percepiva nell&#8217;aria quell&#8217;autunno che ormai era certezza e che avrebbe rimpiazzato un&#8217;estate che sarebbe stata ricordata per sempre. Nel grande cortile delle scuole Gabelli ecco il ritrovare i vecchi compagni di classe; due calci alla pallina da tennis mentre si attendeva il suono della prima campana e poi il via ufficiale al nuovo anno scolastico. L&#8217;appello e il classico tema &#8220;Racconta le tue vacanze estive&#8221;; e quattro pagine di quaderno avrebbero raccontato del mio vivere d&#8217;estate all&#8217;ombra del Pelsa, dove la campana batteva le ore anche di notte.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>*****<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>IL RITORNO AUDIO &nbsp; La partenza da Cencenighe in direzione Belluno era fissata per le sette del luned\u00ec mattina. 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