{"id":296792,"date":"2022-09-12T13:30:30","date_gmt":"2022-09-12T11:30:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/?p=296792"},"modified":"2022-09-18T19:19:12","modified_gmt":"2022-09-18T17:19:12","slug":"i-racconti-di-paolo-soppelsa-puntata-142","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/i-racconti-di-paolo-soppelsa-puntata-142\/","title":{"rendered":"I RACCONTI DI PAOLO SOPPELSA &#8211; PUNTATA 142"},"content":{"rendered":"<p><strong>LA STRADA<\/strong><\/p>\n<p><em><strong>AUDIO<\/strong><\/em><\/p>\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-296792-1\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/PAOLO-SOPPELSA-LA-STRADA.mp3?_=1\" \/><a href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/PAOLO-SOPPELSA-LA-STRADA.mp3\">https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/PAOLO-SOPPELSA-LA-STRADA.mp3<\/a><\/audio>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a class=\"dt-pswp-item\" href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/5dae1322-dc4b-4e07-be15-1d748258d2fe.jpg\" data-dt-img-description=\"\" data-large_image_width=\"1080\" data-large_image_height=\"810\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-thumbnail wp-image-296794 alignleft\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/5dae1322-dc4b-4e07-be15-1d748258d2fe-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a>Faceva freddo quel pomeriggio quando mi sono incamminato lungo un tratto dell&#8217;originale Strada Madre. Erano all&#8217;incirca quindici anni che non passavo da quelle parti, precisamente dal maggio del 2007 quando venne inaugurata la galleria di Listolade. Ero curioso di ritornare su quel nastro d&#8217;asfalto dove ho sfrecciato per un paio di anni con la Panda 750 CL bianca e poi, per nove anni, con la Cinquecento Sporting blu che per qualcuno era viola. Andavo veloce allora, in quella grigia domenica di febbraio, invece, andavo a passo d&#8217;uomo nel vero senso della parola. La ricordavo pi\u00f9 tortuosa la &#8220;strada bassa&#8221;, quella che corre a lato del Cordevole e che unisce Cencenighe a Listolade. Camminavo cercando di carpire lo spirito di questa strada dismessa ma non abbandonata; ho sempre pensato che ogni strada abbia un&#8217;anima, e questa, secondo me, ha un&#8217;anima offesa e giustamente arrabbiata. Spazzata via in diversi punti durante l&#8217;alluvione del 4 novembre del &#8217;66 dalla furia del Cordevole, poi ripristinata e utilizzata ancora per qualche anno e successivamente sostituita dalla nuova &#8220;strada alta&#8221;; che ebbe vita breve e travagliata. La vera ex Strada Statale 203 Agordina che corre in riva al &#8220;Cordeol&#8221; non \u00e8 stata la strada della mia infanzia; a quei tempi giaceva abbandonata nel degrado pi\u00f9 totale. La guardavo dall&#8217;alto quando si transitava sotto gli strapiombi del Pelsa, e immaginavo dormisse. Chiss\u00e0 come sarebbe stato passare di l\u00e0, mi chiedevo; ebbi la risposta a diciotto anni, appena presa la patente. La &#8220;strada bassa&#8221; venne richiamata di corsa in servizio e lei rispose subito &#8220;presente&#8221;, ma secondo me di malavoglia. Sembrava ghignare, allora, quel tratto di storica Strada Madre; &#8220;mi avevate abbandonato, bravi, per\u00f2 adesso vi servo ancora&#8221;. E forse rideva con perfidia pensando alla moderna strada che scorreva sopra i possenti muraglioni di calcestruzzo; &#8220;di sopra&#8221; era cadere di massi e scendere di &#8220;levine&#8221;, e poco pi\u00f9 di vent&#8217;anni dur\u00f2 la vita della &#8220;strada dimenticata&#8221;. C&#8217;era una luce stanca d&#8217;inverno e ombre che si allungavano fra le Pale e il Pelsa, e mentre camminavo ricordavo di quando sfrecciavo a razzo a fianco del Cordevole, e un paio di curve erano da terza marcia. Giunto a Listolade ho ritrovato il sole ed ho invertito il mio camminare; ripercorrevo i miei passi a ritroso ammirando la sud della Marmolada sullo sfondo e gli interessanti muri a secco costruiti con perizia chiss\u00e0 quanti anni fa e ancora in perfette condizioni. C&#8217;era silenzio, le ombre andavano allungandosi e l&#8217;asfalto posato di fresco iniziava a ghiacciare l\u00ec dove i raggi del sole, d&#8217;inverno, faticano ad arrivare. Camminavo e talvolta guardavo verso l&#8217;alto, esplorando con lo sguardo le verticali pareti di roccia che a Mezcanal sembrano quasi volersi toccare. Da una parte il bosco che mostra le cicatrici causate dal grande incendio che si innesc\u00f2 nei pressi del &#8220;levinal&#8221; in quel caldo pomeriggio del 24 ottobre del 2018; in basso le ferite ancora visibili causate dal Cordevole appena cinque giorni pi\u00f9 tardi. Nel versante opposto, invece, in alto a qualche decina di metri da me, il fantasma d&#8217;asfalto della strada dimenticata, quella con la galleria paramassi e la finestra della galleria dell&#8217;ENEL che catturava la mia attenzione di bambino. Ormai il pomeriggio si stava per spegnere, e quando sono arrivato a Morbiach, dove la valle si allarga e si ritrova il brusio delle auto che corrono lungo la regionale, ho ritrovato la macchina parcheggiata vicino al caratteristico tabellone in legno anni &#8217;80, quello con la scritta Benvenuti a Cencenighe oramai sbiadita. I lampioni erano accesi e sembravano avvisarmi che era il tempo di ritornare nella piccola citt\u00e0; era tempo di andare, di salutare la vecchia strada dormiente e di inoltrarmi in un&#8217;altra lunga serata di un febbraio ancora lungo da far passare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>******<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LA STRADA AUDIO &nbsp; Faceva freddo quel pomeriggio quando mi sono incamminato lungo un tratto dell&#8217;originale Strada Madre. Erano all&#8217;incirca quindici anni che non passavo da quelle parti, precisamente dal maggio del 2007 quando venne inaugurata la galleria di Listolade. 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