{"id":314175,"date":"2022-12-31T05:37:08","date_gmt":"2022-12-31T04:37:08","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/?p=314175"},"modified":"2022-12-31T05:58:23","modified_gmt":"2022-12-31T04:58:23","slug":"veneto-paghiamo-piu-stipendi-che-pensioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/veneto-paghiamo-piu-stipendi-che-pensioni\/","title":{"rendered":"VENETO: PAGHIAMO PIU\u2019 STIPENDI CHE PENSIONI"},"content":{"rendered":"<p><a class=\"dt-pswp-item\" href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/Schermata-2022-12-30-alle-10.07.43.png\" data-dt-img-description=\"\" data-large_image_width=\"898\" data-large_image_height=\"1580\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-314181\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/Schermata-2022-12-30-alle-10.07.43-171x300.png\" alt=\"\" width=\"171\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/Schermata-2022-12-30-alle-10.07.43-171x300.png 171w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/Schermata-2022-12-30-alle-10.07.43-582x1024.png 582w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/Schermata-2022-12-30-alle-10.07.43-768x1351.png 768w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/Schermata-2022-12-30-alle-10.07.43-873x1536.png 873w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/Schermata-2022-12-30-alle-10.07.43.png 898w\" sizes=\"auto, (max-width: 171px) 100vw, 171px\" \/><\/a>Anche se di sole 291 mila unit\u00e0, il numero delle pensioni erogate ai veneti (per un totale di un milione 789 mila assegni) \u00e8 inferiore alla platea costituita dai lavoratori autonomi e dai dipendenti occupati nelle fabbriche, negli uffici e nei negozi della nostra regione (due milioni e 81 mila addetti). A livello nazionale solo la Lombardia presenta una situazione pi\u00f9 virtuosa della nostra, con un saldo positivo pari a 658 mila unit\u00e0. I dati sono riferiti all\u20191 gennaio 2022.<\/p>\n<p>Il dato medio nazionale, invece, \u00e8 purtroppo negativo e pari a -205 mila unit\u00e0. Tra tutte le ripartizioni geografiche, la situazione pi\u00f9 \u201csquilibrata\u201d si presenta nel Mezzogiorno. Se nel Centronord &#8211; con le eccezioni di Liguria, Umbria e Marche &#8211; i lavoratori attivi, anche se di poco, sono pi\u00f9 numerosi delle pensioni erogate dall\u2019Inps e dagli altri istituti previdenziali, nel Sud il sorpasso \u00e8 gi\u00e0 avvenuto: queste ultime, infatti, superano i primi di un milione e 244 mila unit\u00e0 (vedi Tab.1). A dirlo \u00e8 l\u2019Ufficio studi della CGIA.<\/p>\n<p><strong>Le ragioni del divario<\/strong><br \/>\nQuesto scenario, caratterizzato da un progressivo calo degli occupati e da un corrispondente aumento del numero degli assegni pensionistici erogati, va ricercato nella forte denatalit\u00e0 che, da almeno 30 anni, sta caratterizzando il nostro Paese. Il calo demografico, infatti, ha concorso a ridurre la popolazione in et\u00e0 lavorativa e ad aumentare l\u2019incidenza degli over 65 sulla popolazione complessiva. Si segnala che tra il 2014 e il 2022 la popolazione veneta nella fascia di et\u00e0 pi\u00f9 produttiva (25-44 anni) \u00e8 diminuita di oltre 51 mila unit\u00e0 (-1 per cento). Per quanto concerne il risultato \u201canomalo\u201d del Sud, va segnalato che, rispetto alle altre ripartizioni geografiche d\u2019Italia, il numero degli occupati \u00e8 sensibilmente inferiore. Va infine evidenziato che il risultato che emerge da questa analisi \u00e8 sicuramente sottodimensionato; ricordiamo, infatti, che in Veneto ci sono poco pi\u00f9 di 173 mila occupati che dopo essere andati in pensione continuano, su base volontaria, a esercitare ancora l\u2019attivit\u00e0 lavorativa in piena regola.<\/p>\n<p><strong>Immobiliare, trasporti, moda e HoReCa i settori pi\u00f9 penalizzati<\/strong><br \/>\nUn Paese che registra una popolazione sempre pi\u00f9 anziana potrebbe avere nei prossimi decenni seri problemi a far quadrare i conti pubblici; in particolar modo a causa dell\u2019aumento della spesa pensionistica, di quella farmaceutica e di quella legata alle attivit\u00e0 di cura\/assistenza alla persona. Va altres\u00ec segnalato che con una presenza di over 65 molto diffusa, alcuni importanti settori economici potrebbero subire dei contraccolpi negativi. Con una propensione alla spesa molto pi\u00f9 contenuta della popolazione pi\u00f9 giovane, una societ\u00e0 costituita prevalentemente da anziani rischia di ridimensionare il giro d\u2019affari del mercato immobiliare, dei trasporti, della moda e del settore ricettivo (HoReCa). Per contro, invece, le banche potrebbero contare su alcuni effetti positivi; con una maggiore predisposizione al risparmio, le persone pi\u00f9 anziane dovrebbero aumentare la dimensione economica dei propri depositi, facendo cos\u00ec \u201cfelici\u201d molti istituti di credito.<\/p>\n<p><strong><a class=\"dt-pswp-item\" href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/Schermata-2022-12-30-alle-10.08.03.png\" data-dt-img-description=\"\" data-large_image_width=\"984\" data-large_image_height=\"898\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-314180\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/Schermata-2022-12-30-alle-10.08.03-300x274.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"274\" srcset=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/Schermata-2022-12-30-alle-10.08.03-300x274.png 300w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/Schermata-2022-12-30-alle-10.08.03-768x701.png 768w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/Schermata-2022-12-30-alle-10.08.03.png 984w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Si fatica a trovare personale<\/strong><br \/>\nIl progressivo invecchiamento della popolazione italiana sta provocando anche un altro grosso problema. Da tempo, ormai, gli imprenditori, non solo veneti, denunciano la difficolt\u00e0 di trovare sul mercato del lavoro personale altamente qualificato e\/o figure professionali di basso livello. Se per i primi le difficolt\u00e0 di reperimento sono strutturali a causa del disallineamento che si \u00e8 creato tra la scuola e il mondo del lavoro, per le seconde, invece, sono posti di lavoro che spesso i nostri giovani, peraltro sempre meno numerosi, rifiutano di occupare e solo in parte vengono \u201ccoperti\u201d dagli stranieri. Una situazione che con la congiuntura economica negativa alle porte potrebbe essere destinata a rientrare, sebbene in prospettiva futura la difficolt\u00e0 di incrociare la domanda e l\u2019offerta di lavoro rimarr\u00e0 una questione non facile da risolvere.<\/p>\n<p><strong>Cosa fare?<\/strong><br \/>\nPer contrastare il calo delle nascite e il conseguente invecchiamento della popolazione \u00e8 necessario mettere a punto una serie di interventi di medio-lungo periodo. Come ha avuto modo di sottolineare anche la Banca d\u2019Italia, \u00e8 indispensabile, in particolar modo, potenziare le politiche mirate alla crescita demografica (es. aiuti alle giovani mamme, alle famiglie, ai minori, etc.), allungare la vita lavorativa (almeno per le persone che svolgono un\u2019attivit\u00e0 impiegatizia o intellettuale), incrementare la partecipazione femminile nel mercato del lavoro e, infine, innalzare il livello di istruzione della forza lavoro che in Italia \u00e8 ancora tra i pi\u00f9 bassi di tutta l\u2019UE.<\/p>\n<p><strong>A Verona e Treviso le situazioni pi\u00f9 virtuose. Male a Belluno e Rovigo<\/strong><br \/>\nA livello territoriale tutte le regioni del Mezzogiorno presentano un numero di occupati inferiore al numero degli assegni pensionistici erogati. Nel Centro-Nord, invece, solo Marche (-36 mila), Umbria (- 47 mila) e Liguria (-71 mila) presentano una situazione di criticit\u00e0. Per contro, tutte le altre sono di segno opposto: le situazioni pi\u00f9 \u201cvirtuose\u201d \u2013 vale a dire dove i lavoratori attivi sono nettamente superiori alle pensioni erogate &#8211; si scorgono in Emilia Romagna (+191 mila), Veneto (+291 mila) e Lombardia (+ 658 mila). A livello provinciale, infine, Belluno (- mille) e Rovigo (- 9 mila) sono in controtendenza rispetto alle altre realt\u00e0 venete. A Venezia, infatti, il saldo \u00e8 pari a +40 mila, a Padova +47 mila, a Vicenza +59 mila e a Verona +77 mila. La situazione pi\u00f9 \u201cvirtuosa\u201d a livello veneto si registra a Treviso. Nella Marca il saldo \u00e8 pari a +78 mila (vedi Tab. 2).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Anche se di sole 291 mila unit\u00e0, il numero delle pensioni erogate ai veneti (per un totale di un milione 789 mila assegni) \u00e8 inferiore alla platea costituita dai lavoratori autonomi e dai dipendenti occupati nelle fabbriche, negli uffici e nei negozi della nostra regione (due milioni e 81 mila addetti). 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