{"id":330667,"date":"2023-04-08T11:31:11","date_gmt":"2023-04-08T09:31:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/?p=330667"},"modified":"2023-04-08T11:31:11","modified_gmt":"2023-04-08T09:31:11","slug":"col-pnrr-spesa-annua-45-volte-superiore-a-quella-dei-fondi-ue-che-fatichiamo-a-spendere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/col-pnrr-spesa-annua-45-volte-superiore-a-quella-dei-fondi-ue-che-fatichiamo-a-spendere\/","title":{"rendered":"COL PNRR SPESA ANNUA 4,5 VOLTE SUPERIORE A QUELLA DEI FONDI UE CHE FATICHIAMO A SPENDERE"},"content":{"rendered":"<p><a class=\"dt-pswp-item\" href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/Schermata-2023-04-08-alle-11.29.30.png\" data-dt-img-description=\"\" data-large_image_width=\"828\" data-large_image_height=\"576\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-330669\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/Schermata-2023-04-08-alle-11.29.30-300x209.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"209\" srcset=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/Schermata-2023-04-08-alle-11.29.30-300x209.png 300w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/Schermata-2023-04-08-alle-11.29.30-768x534.png 768w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/Schermata-2023-04-08-alle-11.29.30.png 828w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Sorpresi che, molto probabilmente, non riusciremo a spendere tutti i soldi previsti dal PNRR? L\u2019Ufficio studi CGIA non lo \u00e8 e questa \u201cconsapevolezza\u201d trae origine da un assunto: la storica difficolt\u00e0 del nostro Paese a utilizzare tutti i soldi che ci giungono da Bruxelles. In riferimento ai fondi di coesione, ad esempio, non sono pochi quelli riferiti al settennio 2014-2020 che, entro la fine di quest\u2019anno, rischiamo di perdere, sebbene la spesa ipotetica annuale necessaria per mettere a terra tutte le risorse disponibili ammonti solo a 9 miliardi di euro. Affrontando con lo stesso approccio appena illustrato anche il PNRR, tra il 2023 e il 2026 dobbiamo spendere mediamente 42 miliardi di euro all\u2019anno per poter realizzare tutti i progetti previsti dal piano. Una cifra, quest\u2019ultima, 4,5 volte superiore alla precedente. E\u2019 evidente che raggiungere questo obbiettivo sar\u00e0 quasi impossibile.<\/p>\n<p><strong>Il confronto<\/strong><br \/>\nEntriamo nel merito. Dei 64,8 miliardi di euro di fondi europei di coesione messi a disposizione dell\u2019Italia nel periodo 2014-2020, di cui 17 di cofinanziamento nazionale, poco meno della met\u00e0 (29,8) dobbiamo ancora spenderli. Se non lo faremo entro la fine di quest\u2019anno, la parte non utilizzata dovr\u00e0 essere restituita. Questa \u00e8 l\u2019ennesima dimostrazione che il nostro Paese fatica moltissimo a spendere entro i termini stabiliti i soldi che ci vengono messi a disposizione dall\u2019UE. Se, invece, riusciremo a farlo, in linea puramente teorica \u00e8 come se ogni anno di questo settennio avessimo speso 9 miliardi di euro. Con il PNRR, invece, tra il 2021 e il 2026 dovremo investirne 191,5, pari a una spesa media che ne consenta l\u2019utilizzo complessivo di 42 miliardi di euro l\u2019anno nel periodo 2023-2026. Ebbene, se, come dicevamo pi\u00f9 sopra, stiamo arrancando nel metterne a terra 9 di fondi UE all\u2019anno, come faremo a spenderne addirittura 42 col PNRR, ovvero 4,5 volte tanto?<\/p>\n<p><strong>In Italia le opere durano un\u2019eternit\u00e0<\/strong><br \/>\nSecondo la Banca d\u2019Italia, a fronte di un investimento mediano di 300 mila euro, nel nostro Paese la durata mediana per la realizzazione di un\u2019opera \u00e8 pari a 4 anni e 10 mesi. La fase di progettazione dura poco pi\u00f9 di 2 anni (pari al 40 per cento della durata complessiva), l\u2019affidamento dei lavori dura 6 mesi e sono necessari oltre 2 anni per l\u2019esecuzione e il collaudo. Per un investimento di cinque milioni di euro, invece, il tempo di realizzazione \u00e8 di ben 11 anni. Auspicando che il nuovo codice degli appalti e le riforme che interesseranno la nostra Pubblica Amministrazione riducano in misura significativa queste tempistiche, appare comunque evidente che difficilmente entro i prossimi 44 mesi riusciremo a mettere a terra tutti i progetti previsti dal PNRR.<\/p>\n<p><strong>Ritardi anche per le Olimpiadi Milano-Cortina 2026: il 20% delle opere non verr\u00e0 ultimato in tempo<\/strong><br \/>\nNella cabina di regia tenutasi a Venezia il 27 febbraio scorso presso Palazzo Balbi, sede della Giunta regionale, \u00e8 emerso che il 20 per cento delle opere previste inizialmente non verr\u00e0 ultimato prima dell\u2019inizio dei Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina (febbraio 2026). In Veneto, ad esempio, difficilmente sar\u00e0 ultimata la variante di Cortina e, probabilmente, anche quella di Longarone (BL). In Lombardia, invece, a rischio sono la variante di Trescore \u2013 Entratico (BG) e quella di Vercurago (LC), lungo la nuova strada Lecco-Bergamo. Insomma, nel nostra Paese rispettare il cronoprogramma per la realizzazione delle grandi infrastrutture \u00e8 un\u2019operazione sempre molto difficile. Inoltre, gli aumenti dei costi delle materie prime e dell\u2019inflazione hanno peggiorato la situazione; spesso il ritardo accumulato in questi ultimi 2 anni \u00e8 riconducibile anche a questi rincari che non hanno permesso l\u2019assegnazione dei lavori o lo stato di avanzamento degli stessi e quindi l\u2019avvio o l\u2019ultimazione dei cantieri nei tempi prestabiliti.<\/p>\n<p><strong>PNRR: tanti investimenti, ma reddittivit\u00e0 bassa<\/strong><br \/>\nIl nostro PNRR \u00e8 costituito da 235,6 miliardi di euro, di cui 191,5 riconducibili al Recovery Found, 30,6 a un fondo complementare e gli altri 13,5 miliardi di euro al REACT-EU. Di questi 235,6 miliardi, 52,6 verranno investiti per \u201cprogetti in essere\u201d, ovvero gi\u00e0 previsti, mentre i restanti 183 andranno a finanziare \u201cnuovi progetti\u201d. Pertanto, nel 2026 la crescita del Pil, anno in cui si concluder\u00e0 l\u2019azione del Piano, dovrebbe essere pi\u00f9 alta di 3,6 punti percentuali rispetto allo scenario che si verificherebbe senza l\u2019effetto degli investimenti aggiuntivi. Una previsione, quest\u2019ultima, che viene prefigurata nello scenario ottimale, ovvero che gli investimenti vengano spesi in maniera efficiente, che le condizioni monetarie siano favorevoli e che non vi siano ripercussioni negative sul premio del rischio sovrano. Condizioni che, ovviamente, nessuno pu\u00f2 confermarci che si verificheranno. Se, rispetto a quanto riportato, il quadro generale fosse meno ottimistico, il nostro PNRR ipotizza altri 2 scenari: uno medio con una crescita del Pil del 2,7 per cento e uno basso con un incremento dell\u20191,8 per cento.<\/p>\n<p><strong>Un effetto sul Pil modesto<\/strong><br \/>\nAnalizzando solo lo scenario ottimale, l\u2019Ufficio studi della CGIA segnala che a fronte di 183 miliardi di investimenti, nel 2026 avremo un aumento strutturale del Pil di circa 70 miliardi, determinando un moltiplicatore del Pil pari a 1,2. Un risultato non particolarmente esaltante, se si tiene conto che, secondo uno studio della Banca d\u2019Italia, la realizzazione delle opere pubbliche pu\u00f2 avere ripercussioni importanti sulla crescita economica di un paese se il moltiplicatore della spesa pubblica per investimenti \u00e8 compreso tra l\u20191 e il 2. E\u2019 vero che l\u20191,2 per cento previsto dal Governo Draghi nel PNRR ricadrebbe nella forchetta indicata dalla Banca d\u2019Italia, ma \u00e8 altrettanto vero che raggiungeremo questo obbiettivo solo se tutto andr\u00e0 per il verso giusto; cosa che molti osservatori dubitano, vista la cronica inefficienza che caratterizza buona parte della nostra Pubblica Amministrazione, la mole di burocrazia che attanaglia il paese, l\u2019incapacit\u00e0 storica, come dicevamo pi\u00f9 sopra, di spendere tutti i fondi europei. Va ricordato, inoltre, che l\u2019Italia non desta una elevata affidabilit\u00e0 in materia di previsioni macro economiche. I dati dell\u2019European Fiscal Board (organo consultivo indipendente della Commissione Europea) sono impietosi: tra il 2013 e il 2019 siamo il Paese che ha \u201csbagliato\u201d di pi\u00f9. Un\u2019altra ragione per dubitare che saremo in grado di raggiungere la crescita del Pil del 3,6 per cento e, conseguentemente, disporre di un moltiplicatore dell\u20191,2.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sorpresi che, molto probabilmente, non riusciremo a spendere tutti i soldi previsti dal PNRR? L\u2019Ufficio studi CGIA non lo \u00e8 e questa \u201cconsapevolezza\u201d trae origine da un assunto: la storica difficolt\u00e0 del nostro Paese a utilizzare tutti i soldi che ci giungono da Bruxelles. 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