{"id":336776,"date":"2023-05-22T13:30:46","date_gmt":"2023-05-22T11:30:46","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/?p=336776"},"modified":"2023-05-21T10:48:03","modified_gmt":"2023-05-21T08:48:03","slug":"i-racconti-di-paolo-soppelsa-puntata-177","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/i-racconti-di-paolo-soppelsa-puntata-177\/","title":{"rendered":"I RACCONTI DI PAOLO SOPPELSA &#8211; PUNTATA 177"},"content":{"rendered":"<p><strong>MONDO SEMPLICE<\/strong><\/p>\n<p><strong>AUDIO<\/strong><\/p>\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-336776-1\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/PAOLO-SOPPELSA-MONDO-SEMPLICE.mp3?_=1\" \/><a href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/PAOLO-SOPPELSA-MONDO-SEMPLICE.mp3\">https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/PAOLO-SOPPELSA-MONDO-SEMPLICE.mp3<\/a><\/audio>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a class=\"dt-pswp-item\" href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/774d47b3-e3a9-49cd-95c4-26ab5ec4b4dd.jpg\" data-dt-img-description=\"\" data-large_image_width=\"716\" data-large_image_height=\"543\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-336778 alignleft\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/774d47b3-e3a9-49cd-95c4-26ab5ec4b4dd-300x228.jpg\" alt=\"\" width=\"163\" height=\"124\" srcset=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/774d47b3-e3a9-49cd-95c4-26ab5ec4b4dd-300x228.jpg 300w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/774d47b3-e3a9-49cd-95c4-26ab5ec4b4dd.jpg 716w\" sizes=\"auto, (max-width: 163px) 100vw, 163px\" \/><\/a>Pochi giorni dopo la fine della scuola varcavo l&#8217;uscio di quel mondo semplice che si trovava a quota mille di fronte al Pelsa. Avevo lasciato la piccola citt\u00e0 che ormai era entrata nell&#8217;estate e mi ero ritrovato lass\u00f9, dove le lunghe sere di met\u00e0 giugno chiamavano la felpa, in compagnia di uomini e donne che portavano in viso i segni dei sacrifici e delle fatiche compiute durante la loro vita di montagna. Gente che era nata durante una guerra, che aveva combattuto in quella successiva e poi aveva lottato ancora per costruirsi una vita dignitosa l\u00ec, dove gli inverni erano lunghi e i campi erano in pendenza. Ora Belluno appariva cos\u00ec lontana, e i condomini, i semafori, le colonne d&#8217;auto, le persone eleganti che passeggiavano sul liston, erano divenuti ricordi che sfumavano giorno dopo giorno. Ora vivevo quella vita semplice solo all&#8217;apparenza; potevano sembrare facili quei gesti che sapevano di antico e che scandivano quelle lunghe giornate estive, e invece non lo erano affatto. Falciare un prato, legare i fasci di fieno, preparare il cibo per il maiale; perfino rastrellare e costruire correttamente una catasta di legna era difficile e necessitava di esperienza, di quel sapere tramandato da quelli che c&#8217;erano prima. Osservavo quei visi e quelle mani forti, ascoltavo quelle voci e imparavo ad essere onesto, a fare attenzione alle vipere, a leggere il cielo e conoscere le nuvole che avrebbero portato pioggia prima di sera. E poi imparavo che c&#8217;era sempre l&#8217;inverno all&#8217;orizzonte, e anche quando era luglio e trascorrevo i pomeriggi giocando a torso nudo, la stagione dei silenzi era sempre una presenza discreta. Erano i colpi secchi e decisi del &#8220;manarin&#8221; a ricordarmelo, era la &#8220;pila de legne&#8221; che cresceva settimana dopo settimana sotto le finestre della cucina. Un mondo semplice, che poteva dare l&#8217;impressione di offrire poco e che invece regalava tutto; non c&#8217;era la TV a colori con il telecomando, per\u00f2 c&#8217;era cibo genuino in abbondanza e la legna necessaria per stare bene al caldo durante i mesi invernali. E poi gli affetti, il Pelsa da scrutare con il binocolo e soprattutto la libert\u00e0; potevo dormire quando avevo sonno, mangiare quando avevo fame e poi saltare qualche muro a secco sempre un po&#8217; pi\u00f9 alto oppure inciampare cadendo fra le ortiche. Mentre vivevo quel tempo lento scandito dal maturare dei susini, imparavo che occorreva un minimo d&#8217;impegno per ottenere le cose; se desideravo un bagno caldo, prima dovevo accendere un fuoco nello scaldabagno a legna e poi governarlo con cura e dedizione, se a merenda volevo gustare uno squisito panino riempito con la marmellata di mirtilli, prima occorreva andare a raccoglierli nel bosco. E poi, come accadeva spesso, quando c&#8217;era il desiderio di assaporare l&#8217;ottima cioccolata al latte con il riso soffiato e le nocciole, bisognava attendere con la necessaria pazienza l&#8217;arrivo &#8220;de chel dal camion&#8221; che annunciava a colpi di clacson il suo approssimarsi alla frazione. E nel frattempo l&#8217;estate scorreva centellinando quel tempo lento apparentemente uguale e sempre diverso, consumato nell&#8217;attesa di semplici e preziosi attimi che sarebbero diventati ricordi mai perduti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>*******<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>MONDO SEMPLICE AUDIO &nbsp; Pochi giorni dopo la fine della scuola varcavo l&#8217;uscio di quel mondo semplice che si trovava a quota mille di fronte al Pelsa. 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