{"id":341904,"date":"2023-06-27T16:14:34","date_gmt":"2023-06-27T14:14:34","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/?p=341904"},"modified":"2023-06-28T05:48:30","modified_gmt":"2023-06-28T03:48:30","slug":"lassociazione-non-una-di-meno-e-la-lettera-ai-media-dopo-il-convegno-di-belluno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/lassociazione-non-una-di-meno-e-la-lettera-ai-media-dopo-il-convegno-di-belluno\/","title":{"rendered":"L&#8217;ASSOCIAZIONE &#8220;NON UNA DI MENO&#8221; E LA LETTERA AI MEDIA DOPO IL CONVEGNO DI BELLUNO"},"content":{"rendered":"<p><strong><a class=\"dt-pswp-item\" href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/VIOLENZA-DONNE.jpg\" data-dt-img-description=\"\" data-large_image_width=\"1920\" data-large_image_height=\"1565\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-174279 alignleft\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/VIOLENZA-DONNE-300x245.jpg\" alt=\"\" width=\"184\" height=\"150\" srcset=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/VIOLENZA-DONNE-300x245.jpg 300w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/VIOLENZA-DONNE-1024x835.jpg 1024w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/VIOLENZA-DONNE-768x626.jpg 768w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/VIOLENZA-DONNE-1536x1252.jpg 1536w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/VIOLENZA-DONNE.jpg 1920w\" sizes=\"auto, (max-width: 184px) 100vw, 184px\" \/><\/a>REDAZIONE<\/strong> Riceviamo e pubblichiamo una lettera aperta arrivata in redazione dall&#8217;Associazione Non Una Di Meno di Belluno dopo il convegno organizzato proprio nel capoluogo di provincia per parlare della violenza sulle donne e il ruolo dei media.<\/p>\n<blockquote><p><em>Scriviamo questa lettera al mondo della stampa bellunese, in tutte le sue professioni.\u00a0 <\/em><em>Abbiamo partecipato qualche settimana fa ad un convegno intitolato \u201cViolenza di genere e il ruolo dei media: usiamo le parole giuste\u201d, organizzato da Belluno Donna e finanziato dalla Regione Veneto con risorse statali del Ministero del lavoro e delle politiche sociali (come si legge in locandina). Il convegno \u00e8 stata per noi un\u2019occasione di apprendimento e riflessione, intorno al linguaggio da utilizzare per raccontare la violenza e, pi\u00f9 in generale, sulla responsabilit\u00e0 nella scelta delle parole che hanno il potere di dare forma alla realt\u00e0 e, quindi, contribuiscono a modificarla. Lo dice la filosofia che nulla esiste dove manca la parola, quindi l\u2019assenza di parole, o l\u2019uso sbagliato di esse, contribuiscono al mantenimento, o peggio ancora, all\u2019aggravarsi di uno \u201cstatus quo\u201d doloroso. <\/em><em>Ci\u00f2 \u00e8 vero sempre, ma ha un peso maggiore in alcuni ambiti, come quando si parla\u00a0 del contrasto alla violenza di genere, in cui la battaglia da fare \u00e8 culturale riconoscendo il fenomeno. Quanto ha fatto, in questo senso, l\u2019introduzione della parola \u201cfemminicidio\u201d? Purtroppo la violenza e i femminicidi si susseguono, l\u2019ambiente li minimizza o li disconosce: si considerano le donne come oggetti e non si riconosce la violenza delle relazioni, anche quelle non eterosessuali. <\/em><em>Lo ha ricordato di recente Corinna De Cesare, gi\u00e0 giornalista del Corriere della Sera, della regola delle Tre S: sesso sangue e soldi, come vol\u00e0no di articoli a cui il lettore viene attratto mediante il sensazionalismo dei titoli. <\/em><em>Durante il Convegno, la dott.ssa Giada Fregona ha esposto gli esiti di uno studio condotto sistematicamente per quattro anni sul linguaggio relativo alla violenza sulle donne usato dai principali giornali locali bellunesi, i cui risultati, purtroppo, non sono stati confortanti. <\/em><em>La stampa nazionale non \u00e8 spesso un esempio migliore: in questi giorni abbiamo infatti assistito al peggio del giornalismo, quello che calpesta il dolore e si nutre di curiosit\u00e0 morbosa, in occasione dell\u2019ennesima storia da aggiungere alla conta dei femminicidi nel nostro paese. La relazione della dottoressa Fregona lo dice chiaramente: si pu\u00f2 contribuire a costruire una cultura femminista attraverso il linguaggio, contrastando in questo modo la violenza contro le donne. Per questo la scelta delle parole \u00e8 un\u2019enorme responsabilit\u00e0.\u00a0 \u00a0<\/em><em>Anche per quanto riguarda le vicende che sono state recentemente raccontate sulla stampa locale ci sembra che non si sia imparato molto. <\/em><em>Si \u00e8 parlato di \u201cattenzioni non richieste\u201d ed il condannato per violenze sul luogo di lavoro \u00e8 stato definito \u201cstangato\u201d. Nella scelta delle citazioni dal medesimo processo alcune espressioni, seppur riportate, erano davvero poco felici. Ancora peggiore la scelta dei titoli (l\u2019uso insistito di \u201cpalpeggiare\u201d, ad esempio), vicenda ripetutasi in altro ambito in questi giorni. Sappiamo che spesso i titoli sono tutto ci\u00f2 che del giornale viene letto, vale davvero la pena, per attirare l\u2019attenzione, appigliarsi a bassi istinti e promuovere una cultura della prevaricazione? Il linguaggio di queste settimane ci \u00e8 parso sminuire la violenza e sessualizzare la vicenda, secondo la regola di cui sopra, contribuendo ad alimentare la cultura patriarcale nella quale viviamo immersi. <\/em><em>Da ultimo, ci pare importante anche segnalare l\u2019uso delle immagini: perch\u00e9 proporre sempre la foto di una donna che si protegge? Quali messaggi implica, al di l\u00e0 delle parole? Ancora, perch\u00e9 proporre immagini che poco o nulla hanno a che fare con il contenuto? (come nel caso della recente intervista al sindaco De Pellegrin).\u00a0 <\/em><em>A luglio, per la prima volta, Belluno ospiter\u00e0 il Pride. Quale linguaggio verr\u00e0 utilizzato per raccontarlo? Si citer\u00e0 il manifesto della comunit\u00e0 che ha contribuito a costruire l\u2019evento? Si racconteranno le richieste della comunit\u00e0 LGBTQI+? <\/em><em>Pu\u00f2 essere utile, in questo senso, riprendere le parole della docente Laura Nota, a proposito della stereotipizzazione attraverso le definizioni, sempre dal medesimo convegno. <\/em><em>Noi siamo grate che tale convegno ci sia stato, ma chiediamo con forza a chi fa informazione sul nostro territorio, visto che questa lettera \u00e8 diretta alle molteplici realt\u00e0 che ne fanno parte, di prendersi la responsabilit\u00e0 delle parole che si usano. Chiediamo di approfondire le questioni, nei titoli e negli articoli, affinch\u00e9 si descriva la violenza di genere per ci\u00f2 che \u00e8. <\/em><em>Chiediamo di porre la giusta attenzione a quello che viene descritto e al come. Vogliamo riportare l&#8217;informazione ad avere il giusto valore, che non \u00e8 quello del gossip, non \u00e8 vendere notizie, ma la possibilit\u00e0 di creare una realt\u00e0. <\/em><em>Chiediamo precise parole per precise questioni.<\/em><\/p>\n<p><strong><em>Non una di meno Belluno<\/em><\/strong><\/p><\/blockquote>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>*******<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>REDAZIONE Riceviamo e pubblichiamo una lettera aperta arrivata in redazione dall&#8217;Associazione Non Una Di Meno di Belluno dopo il convegno organizzato proprio nel capoluogo di provincia per parlare della violenza sulle donne e il ruolo dei media. 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